di Vittorio Sarti
FONDAZIONE FILARMONICA TRENTO | Stagione dei Concerti 2026
Sala Filarmonica | 15 marzo 2026, ore 20

Quartetto Indaco
Eleonora Matsuno, Ida Di Vita – violini
Jamiang Santi – viola
Cosimo Carovani – violoncello

mostbet

Programma
Claude Debussy – Quartetto in sol minore, op. 10
Cosimo Carovani – Isle of Voices
Ludwig van Beethoven – Quartetto in Fa maggiore, op. 59 n. 1 “Razumovsky”

Il ritorno del Quartetto Indaco alla Filarmonica di Trento segna un passaggio significativo all’interno del rapporto costruito negli anni con il pubblico cittadino. Dopo le precedenti presenze nei Concerti della Domenica e nel festival estivo Musica con Vista, l’ensemble approda per la prima volta alla Stagione centrale, in una collocazione che ne riconosce ormai il profilo internazionale e la maturità artistica.Fondato nel 2007 alla Scuola di Musica di Fiesole, il Quartetto Indaco si è progressivamente affermato come una delle formazioni più solide della nuova generazione cameristica, grazie anche a un’identità costruita su un repertorio ampio e su una particolare attenzione alla musica contemporanea, favorita dalla presenza del compositore Cosimo Carovani all’interno del gruppo . La vittoria al Concorso Internazionale di Osaka nel 2023 ha rappresentato un punto di svolta, consolidando una traiettoria già ben definita.

Il concerto si è aperto con il Quartetto op. 10 di Claude Debussy, affrontato con un’impostazione estremamente sorvegliata. Fin dalle prime battute è emersa una scelta precisa: privilegiare la leggibilità della scrittura rispetto alla fusione timbrica. Le linee restavano costantemente distinguibili, con un lavoro accurato sugli equilibri interni che permetteva di seguire con chiarezza il gioco delle trasformazioni tematiche. Il secondo movimento, sostenuto da un ritmo incisivo ma mai forzato, ha mostrato una buona compattezza d’insieme, mentre il movimento lento è stato tenuto su un registro contenuto, evitando espansioni eccessive. Il finale ha confermato questa linea interpretativa, mantenendo una continuità di tensione senza ricorrere a contrasti marcati.
Al centro del programma, Isle of Voices di Cosimo Carovani ha rappresentato il punto di maggiore caratterizzazione. Il brano, commissionato da Musikàmera, si costruisce come una “mappa sonora” attraversata da richiami e memorie musicali – da Monteverdi a suggestioni novecentesche – legate anche a una dimensione evocativa di luoghi e tradizioni. Non si tratta di un discorso lineare, ma di una successione di ambienti sonori che si trasformano senza soluzione di continuità.
L’esecuzione ha restituito con efficacia questa struttura. I passaggi tra le diverse sezioni avvenivano per slittamento, senza cesure evidenti, e il quartetto manteneva sempre un controllo preciso delle dinamiche, evitando sia l’appiattimento sia l’eccesso di contrasto. Particolarmente riuscita la gestione dei registri, con una chiarezza costante anche nei momenti più densi. Più che un episodio isolato, il brano si inseriva nel programma come elemento di connessione tra linguaggi, coerentemente con l’idea progettuale dell’ensemble.

Nella seconda parte, il Quartetto op. 59 n. 1 di Ludwig van Beethoven è stato affrontato con un approccio orientato alla continuità del discorso. Il primo movimento si sviluppava con fluidità, evitando ogni accentuazione strutturale troppo evidente; le relazioni tra le parti rimanevano sempre leggibili, sostenute da un buon equilibrio dinamico. Nel movimento lento, il quartetto ha mantenuto una linea stabile, senza cedimenti nella tenuta del suono. Lo Scherzo, preciso e leggero, preparava un finale costruito con attenzione alla progressione interna più che all’effetto conclusivo. Il pubblico ha seguito con partecipazione crescente, culminata in un applauso lungo e convinto che ha richiamato più volte il quartetto sul palco. Il bis, Non potho reposare, eseguito e cantato dagli stessi musicisti, ha introdotto una dimensione completamente diversa: diretta, quasi confidenziale. Dopo un programma costruito su equilibrio e controllo, quel momento finale ha prodotto una reazione immediata, trasformando la chiusura del concerto in un’esperienza condivisa di forte intensità emotiva.

 

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