Merano – Teatro Puccini 31.03.2026 , h. 20:30
Sonora 709 – classic
MAXIMA IMMORALIA
Opera da camera per voci e strumenti
Libretto e musica: Orazio Sciortino – Edizioni Curci
Orazio Sciortino – Direttore
Voci:
Maria Eleonora Caminada
Giulia Peri
Giulia Zaniboni
GAMO Ensemble
Marco Facchini – Violino
Lucio Labella Danzi – Violoncello
Nicola Tommasini – Fisarmonica
Fabio Fornaciari – Pianoforte
Federico Tramontana – Percussioni
ph.©Sonora 2026 da FB


La cultura meranese di lingua italiana è capace di offrire ad un pubblico curioso e attento alle contemporaneità ed linguisticamente trasversale, eventi che sollecitano interesse verso i vari aspetti della cultura musicale classica. Lo fa con una manifestazione musicale che si distingue nel panorama del territorio altoatesino fin dalla sua prima apparizione, nel 2017, in occasione dei 700 anni di storia cittadina (importante data cui il festival si collega nella numerazione delle sue edizioni, oggi la 709). Questa è la particolarità del festival Sonora curato dal fondatore e direttore artistico Marcello Fera compositore e direttore d’orchestra, d’origine genovese ma saldamente trapiantato a Merano.

Non si tratta di una classica rassegna di concerti ma di una breve manifestazione giunta alla decima edizione che intende declinare la musica con le altre arti, repertori classici che si specchiano in scritture contemporanee, strumenti antichi innestati in formazioni inconsuete.
Pochi appuntamenti ma significativi, e soprattutto produzioni originali alla ricerca di interazioni nuove di trasversalità tra generi musicali e arte in generale. In questa edizione 2026, musiche latino-jazz si alternano a esecuzioni di concerti per pianoforte e orchestra di Mozart, tra una composizione in prima esecuzione italiana e un concerto bradeburghese di J.S. Bach, assieme alle Variazioni Goldberg di Bach nella versione per trio d’archi come, in chiusura, una narrazione incantata tra antiche fonti letterarie e musicali scandinave proposte dal compositore di ascendenze indiane Krishna Nanaraja ma originario di Merano, compositore e violinista barocco attivo in Finlandia.
Non è mancata uno sguardo all’opera lirica nei suoi aspetti dell’opera da camera, una forma di spettacolo che sta suscitando sempre più interesse sia da parte di compositori che dal pubblico. Al teatro Puccini della citta di Merano, una struttura in pura art decò, restaurato di recente, è stata presentata la composizione di Orazio Sciortino Maxima immoralia, frutto di una coproduzione Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte Montepulciano – Festival Aperto / Fondazione I Teatri Reggio Emilia – GAMO Ensemble Firenze e presentata a Montepulciano lo scorso luglio.

Qui è stata allestita in maniera essenziale senza i costumi e con quei pochi elementi si scena utilizzabili per ricreare le varie situazioni: un baule da cui le attrici/cantanti cercano oggetti e vestiti, poltrone alcune sedie; in un angolo del palcoscenico si alloggia il gruppo musicale, 5 elementi diretti dal compositore stesso. Una essenzialità che di fatto ha amplificato il messaggio satirico e ironico della composizione stessa.
Parafrasando il titolo che pare rievocare le “Meditazioni della vita offesa” di Theodor W. Adorno – Minima moralia, il libretto scritto dallo stesso Sciortino risulta un pretesto per una sorta di giuoco stilistico musical-letterario dallo sfondo liberamente audace e irriverente dove anche le parole nonsense diventavano idee musicali e giochi onomatopeici. Sul palco troviamo tre voci femminili, qui a Merano in abiti quotidiani,  che raccontano attraverso una struttura a numeri chiusi, trattando alcune di Boccaccio, matrimoni non consumati, suore meretrici, desideri sopiti e fantasie ardite, riferimenti a episodi poco edificanti della storia della Chiesa, tra ammiccamenti al mondo dei madrigali rappresentativi di epoca barocca, a maschere grottesche, sino al cunto popolare. Non mancano dediche alimentari (Sciortino è un conoscitore e amante della gastronomia) alle varie forme della fava, legume di cui fa un elenco ironico delle varie varianti in perfetto stile Slow Food, costruite su mottetti madrigaleschi, come litanie mariane in un latino classico ma non troppo che danno forma ad una divertente processione per la sala del teatro ispirata alle varie modalità di cottura del pesce.

Il tutto condito con musica del GAMO Ensemble diretto da Sciortino stesso, che da forma alla sua composizione fatta di suoni sospesi nel tempo basata anche su tecniche di emissione del suono non convenzionale come il pianoforte percosso, fisarmonica che sostiene le voci, lavoro di archi nel ricreare il tempo sospeso degli intermezzi e dare espressione al canto che certo non è canto lirico ma che vuole capacità di espansione, colore nel descrivere le varie situazioni a sbalzi e salti. Le voci di soprano di Maria Eleonora Caminada, Giulia Peri e Giulia Zaniboni, gruppo esperto nelle vocalità novecentesche, sono state interpreti ineccepibili nell’affrontare i differenti e variegati registri espressivi imposti dalla partitura che presenta passaggi anche in acuto. Didascalie esplicate guidavano lo spettatore nei vari ambiti dei riferimenti letterari creando una sorta di divertimento spontaneo di condivisione del gioco. Sensazione poi ribadita anche durante i saluti finali, sulla scia degli applausi convinti e prolungati offerti dal pubblico che, se non gremiva il teatro, ha attribuito un bel successo a questo spettacolo.

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