Di Gianluca Macovez
BELLANO, ‘Galà dell’Opera’ , 2 agosto 2026, Eliporto
Bellano è una bellissima località sul Lago di Como di poco più di tremila abitanti. Raccolta e suggestiva, con un famoso ‘orrido’ che attira turisti da ogni dove, il Comune da anni ha scelto di non affidare il suo successo turistico alla sola natura, ma ha organizzato una vivace programmazione culturale: mostre, concerti, spettacoli, conferenze. Ogni giorno qualche attività, per proporre un’ estate che unisca riposo e cultura, bellezza del paesaggio e stimoli intellettuali. Non che nel resto dell’anno, peraltro, manchino le proposte, vista anche la presenza di ben tre musei, decisamente interessanti. Una politica culturale che lascia piacevolmente senza fiato, per spessore, determinazione, lungimiranza, premiata da un riscontro di pubblico gratificante.

Da oltre venti anni Bellano organizza anche di una stagione lirica, sotto la direzione del Maestro Roberto Gianola, bacchetta internazionale nativa proprio del paese affacciato al Lago. Riuscire a mantenere un appuntamento del genere, per così tanti anni e con proposte di crescente qualità è certamente un merito che va riconosciuto. Quest’anno sono previsti un ‘Galà dell’opera’, che è la finale del decimo concorso internazionale di canto lirico ‘Bellano città degli artisti’, ‘Cavalleria Rusticana’ e ‘Pagliacci’.
In questa occasione recensiamo il primo degli appuntamenti: il ‘Galà’.
Grande l’adesione: quasi duecento artisti, provenienti da quattro continenti, tutti accompagnati al pianoforte, durante le lunghissime prove di selezione, dal Maestro Damiano Cerrutti, infaticabile e fondamentale colonna del progetto. Da Bellano sono usciti, negli anni scorsi, alcuni degli interpreti più interessanti della scena lirica attuale, che già sono stati inseriti delle stagioni del Metropolitan, della Scala, dell’Arena di Verona. Sicuramente uno dei punti di forza del Concorso è la presenza di una giuria libera, senza maestri di canti come giurati, ma con direttori artistici, agenti, direttori artistici. Scelti sulla base delle competenze, ma anche dello spessore umano, della capacità di offrire un supporto formativo ai partecipanti.
Quest’anno erano coinvolti: Aquiles Machado, tenore dalla carriera internazionale e Direttore Artistico Opera La Coruna – Spagna; Tulio Gagliardo, Direttore Musicale dell’Opera di Fuerteventura – Spagna; Vito Clemente – Direttore Artistico dell’ Orchestra Metropolitana di Bari ; Victor Garcia Sierra, baritono dall’interessante curriculum, regista di spettacoli di grande riscontro e Direttore Artistico del Concorso Alcalà de Henares in Madrid – Spagna; Maurizio Moretta, pianista di fama internazionale e Direttore Artistico del Concorso “G.Pasta” di Saronno ; Adriana Molina , titolare dell’omonima agenzia spagnola, attiva nei principali teatri mondiali, che con apprezzata frequenza ha lanciato in carriere di successo artisti provenienti proprio dal Concorso di Bellano; Roberto Gianola , Direttore Stabile Opera di Izmir in Turchia e deus ex machina di queste iniziative.
Addetti ai lavori autentici, che conosco quanto il mestiere del cantante sia complesso, che hanno ascoltato tutti i concorrenti, che hanno votato in diretta, con dei tempi che dimostrano che non c’era un accordo preliminare. Al punto che il Maestro Gianola, che oltre a dirigere, alternandosi a Tulio Gagliardo, presentava la serata, ha lasciato il microfono in mano al Sindaco Antonio Rusconi ed è stato chiamato dietro le quinte a discutere, immaginiamo su un ex equo. I quattordici cantanti erano accompagnati , nella finale, dalla Lake Como Philharmonic Orchestra, compagine di musicisti di grande professionalità, che ha appreso le partiture da eseguire il giorno stesso del concerto e con un paio di ore di prove ha garantito una esecuzione di qualità, senza sfasamenti ed in grado di sostenere con efficacia i giovani interpreti, certamente emozionati e tesi. Ha aperto la serata l’italiana Mesu Joscelyne Kanyinda, che ha interpretato ‘Dove sono i bei momenti’ da ‘Le Nozze di Figaro’. Il soprano si è fatta subito notare per la bellezza dello strumento, impiegato con tecnica appropriata ed un garbo interpretativo che colpiva per eleganza e misura. Nonostante la giovane età dell’interprete, arrivava nitida la consapevolezza del senso profondo del testo ed il rispetto della partitura, affrontata con precisione tecnica ma senza cercare forzature ad effetto. Jumpyo Kwon, coreano, ha cantato ‘Che Gelida Manina’ da ‘La Boheme’. La voce rivela interessanti potenzialità, soprattutto nell’ottava superiore e negli acuti, ma ci pare che il tenore debba lavorare su alcune asperità, che pur non gravi appannano la prestazione. A noi è parso che la preoccupazione per la resa vocale abbia avuto il sopravvento sull’espressività, ma pensiamo che con un lavoro mirato non sia difficile per questo cantante trovare il suo posto nei cartelloni lirici. Luise Guenter, belga, ha proposto ‘Senza mamma’ da ‘Suor Angelica’. L’esecuzione è corretta musicalmente, ma senza quel trasporto narrativo che il brano richiede. Si tratta di un testo importante, che necessita di un lavoro accuratissimo sulla parola, nel quale l’interpretazione è affidata ai colori. Pian piano si passa del racconto al dialogo, come se fossimo già in presenza di quella apparizione che Puccini prevede nel finale. Ci è sembrato, ma potremmo anche non aver saputo cogliere il senso della lettura propostaci, che il brano sia stato dominato dalla componente tragica e non ci sia stato posto per la dolcezza dell’incontro madre/figlio, quel ritrovarsi in una dimensione metafisica che spinge Angelica ad implorare la morte, non come fine ma come occasione per riabbracciare il proprio bimbo. Il tenore cinese Zhi Guo ha proposto ‘E lucean le stelle’ da ‘Tosca’ con una voce piacevolmente virile, dal suono pieno ed omogeneo. Se la tecnica pare appropriata e gli acuti sono sicuri, certamente è necessario un lavoro attento sulla dizione, che pregiudica l’intensità del risultato.

Ancora Puccini con ‘ Madama Butterfly’: ‘Un Bel di vedremo’ cantato da Suji Kwon, soprano sudcoreano dal timbro intenso, in certe note quasi brunito. Abbastanza sicura nell’interpretazione, ha acuti solidi e fiati appropriati. Certamente Cio-Cio-san è personaggio impervio, che richiede una tavolozza emozionale ampia, che va ben al di là degli aspetti vocali ben risolti, difficilmente compatibile con la giovane età dell’interprete, che però ha messo in evidenzia delle potenzialità che ci hanno colpito molto positivamente. Il baritono coreano Jeongwoo Lee ha cantato ‘Cruda Funesta smania’ da ‘Lucia di Lammermoor’, puntando all’effetto, alla potenza del suono, alla ricchezza dell’acuto. A tanta ostentazione sonora, però, secondo noi non ha corrisposto un attento lavoro sulla parola, che avrebbe aiutato a dare spessore al personaggio, che è risultato elemento secondario rispetto all’esibizione vocale. Il pubblico ha gradito la prova, addirittura applaudendo a metà del pezzo. ‘Voi lo sapete o mamma’ dalla ‘Cavalleria Rusticana’ è il brano proposto da Anna Neufeld, mezzosoprano tedesco dalla voce scura e potente. La sua Santuzza è figura fortemente drammatica, in linea con il canto verista, ma nonostante la ricchezza del suono, la Neufeld non scivola nelle sottolineature, negli eccessi teatrali , in quella maniera che troppo spesso violenta la partitura di Mascagni. Pur con qualche auspicabile miglioramento, una voce che abbiamo decisamente apprezzato. ‘Ella mi fu rapita’ da ‘Rigoletto’ è stata eseguita dall’americano Sahel Salam, scenicamente disinvolto ed accattivante. Dotato di uno strumento dall’ampia estensione, a noi è sembrato che non abbia trovato, però, il giusto equilibrio fra esuberanza e preoccupazione, fra baldanza ed affetto, centrando solo in parte il suo obbiettivo. Greta Cipriani, l’altra italiana finalista, ha cantato ‘Vissi d’Arte’ da ‘Tosca’. Si tratta di un brano complesso vocalmente, ma ancor di più dal punto di vista interpretativo, normalmente punto di arrivo più che partenza in una carriera lirica. Il soprano ha dalla sua un colore personale, piuttosto scuro, un volume potente, una apprezza sicurezza nei passaggi. Ci è parso, comunque, che la comprensibile preoccupazione di fornire una resa vocale efficace, apprezzata dal pubblico, abbia avuto il sopravvento sulla costruzione del personaggio. Il cinese Eilei Xie ha proposto ‘Ah! Mes amis’ da ‘Le Fille du Regiment’. Aitante e sicuro di se, il tenore ha scelto un’aria estremamente complessa, che però richiede una resa pirotecnica che non abbiamo colto. Il volume ampio e gli acuti solidi avrebbero trovato, forse, maggior risalto in un brano differente. ‘Tacea la notte placida’ da Il Trovatore’ è stato il brano cantato da Natalia Dzhavshanashvili, soprano russo dalla voce dall’ampio volume, sicuro nella tecnica, corretto nelle agilità. Una prova riuscita, che un maggior lavoro sul senso del testo avrebbe certamente valorizzato. Alexey Gusev, baritono inglese, ha proposto ‘Cortigiani vil razza dannata’ da ‘Rigoletto’. La voce è amplissima, per estensione e volume e le potenzialità sono notevoli. La gamma di colori è vasta ed i fiati risultano oceanici. Ci è parso che debba lavorare sull’ottava bassa per renderla più corposa, ma indubbiamente la sua prova ha entusiasmato il pubblico e convinto tutti i presenti. Certamente il rischio per il cantante è di eccedere nell’enfasi, farsi prendere la mano e gigioneggiare e chi lo seguirà dovrà vegliare su questo aspetto e sulla resa scenica, che a noi è sembrata troppo esuberante. Haruna Tominaga ha interpretato ‘Regnava nel silenzio’ da ‘Lucia di Lammermoor’ con uno strumento dal timbro personale, ampi fiati, acuti sicuri. Mancavano le note cristalline, eteree, cui siamo abituati, gli abbellimenti e le variazioni che spesso incoronano questo brano nei concerti. Per questo bravo soprano giapponese, come per moltissimi dei partecipanti, la considerazione che viene spontanea è di meditare bene la scelta dei brani, perché la sensazione è che delle prove già buone sarebbero potuto essere eccellenti con una proposta diversa. Naturalmente questa è una riflessione che forse riguarda di più chi li ha preparati e soprattutto è uno dei tanti pareri non richiesti che noi recensori distribuiamo, che speriamo vengano letti come spinta propositiva e non censoria. Kyoungham Seo, coreano, ha chiuso la serie delle prove con ‘Nessun dorma’ da ‘Turandot’. A noi pare che quest’aria richieda un differente lavoro sul testo, sulla dizione, ma soprattutto che il tenore debba uscire dalla trappola dell’esibizione sonora, che in alcuni passaggi abbiamo trovato perfino sguaiata, per riportare l’aria alla giusta chiave poetica.

Finite le esibizioni, la serata ha avuto una lunga pausa, con interventi ed interviste, per consentire alla giuria, come si diceva, di trovare un accordo sui nomi dei vincitori. In effetti la qualità generale degli interpreti era decisamente alta, con diversi cantanti che potrebbero entrare in carriera subito e decidere l’assegnazione dei riconoscimenti è stato molto impegnativo. Alla fine la terna dei vincitori è stata formata da Anna Neufeld,al terzo posto; Mesu Joscelyne Kanyinda,seconda classificata; vincitore Alexey Gusev.
A questi tre riconoscimenti si sono aggiunti contratti per concerti e spettacoli per moltissimi altri finalisti ed anche per uno dei cantanti che non è stato ammesso all’ultima fase delle selezioni, a sottolineare l’attenzione della commissione per ciascuno dei partecipanti. Un ‘Libiamo’ collettivo e vivacissimo ha cesellato la serata, salutata da meritati e franchi consensi da parte del numeroso pubblico che ha applaudito tutti ed in particolare il Maestro Gianola, che si è dimostrato un abilissimo ed inaspettato conduttore. Da parte nostra la convinzione che questo sia un esempio di politica culturale di qualità, che al di là di schieramenti e divisioni, sappia premiare il territorio, seminando coraggiosamente cultura e che vada sostenuta con determinazione da Istituzioni e pubblico.






