Dalla cima della torre guardo l’equipaggio tuffarsi nel mare; nuotare, fare gare di profondità, gare di tuffi strani, divertirsi. In fatti, uscire un po’ di questo quadro rigido, fatto di ordini, di reso conto, di coesione disciplinata, che crea l’entità funzionante del Wyznoscafo. Il mare non è mosso e quasi quasi, mi farei un tuffo anch’io… L’interfono della torre mi tira fuori dalla mia contemplazione silenziosa:
– Capitan, abbiamo un segnale nel 035, rotta nel 180, distanza 47 miglia, velocita 11 nodi, profondità 065, Nuova firma sonar in trattamento.
– Calcolami la distanza minima, Jones!
– Ero già su… Distanza minima nel 107, 08 miglia, fra 4 ore 30. Firma sonar Destrani, un duo, registrata in banca dati.
– Ok… passa tua veglia a qualcuno, poi vieni a farti un tuffo, Jones… Abbiamo tempo avanti. Capo? Una volta asciutto mi fa un punto su cosa abbiamo in banca dati.
– Aye aye, sir!
Il divertimento deve purtroppo concludersi. Il secondo rende conto che l’equipaggio è al completo, sarebbe poco serio di lasciare qualcuno di mezzo al mare, è tempo si sparire sotto la superficie.
– Niente propulsione, riempire piano i ballast, scendiamo a peso morto, Jones a quale punto sono?
– Sempre rotta nel 180, distanza 17 miglia adesso, velocita 11 nodi, profondità 065.
– Secondo, ferma la nostra discesa a 065, Capo? cosa diset?
– Allora, abbiamo in archivio 5824 tracce, per un totale di 275 ore, cioè 11 giorni e mezzo di musica Trentina, fatta da 270 gruppi e artisti di quale 175 sono ancora attivi, 95 gruppi sciolti. Per il nostro rilevamento Destrani è un duo composto da Alex Zancanella; autore, compositore, voce e Loris Frismon compositore, polistrumentista. Vengono tutti due da una band ormai sciolta chiamata Evil Fate. Sono della val di Cembra. Come lei lo sa, da l’uscita del brano di Giacomo Perotin Gardumi “Strani Destrani” il nome del gruppo significa letteralmente “nostalgia”. L’album è auto prodotto e tratta di riflessioni intime su vari soggetti come famiglia, lutto, abbandono, amicizia e amore.
– Grazie Capo, credo sono già a portata di strumentazione … Scanner, doppler, spettrometro, decoder audio… Cominciamo!
Il tipo di dati che ci arrivano dallo spettrometro non sono mai stati registrati prima. Faccio pena a capire questo mescuglio di generi, e non riesco a definire quello che questo duo mette in scatola. A guardare da più vicino sembrano a metà strada fra varie entità radicalmente opposte. Cioè su una canzone sono fra Ettore Filippi e Mezzopalo, nel brano successivo saltano nella musica electro esperimentale, per tornare nel rock a spalle larghe, essendo passato dalla pop melodica con accenti progressista. Sembra che ogni soggetto e il suo testo sono trattati con il genere musicale che incolla il più al contenuto del testo, poco importa se i generi musicali coabitano bene assieme sull’album o no… Si può saltare da Rammstein a Rafaela Cara, con ribalto di ciuffo incluso. I testi sono espliciti, semplicemente un po’ diretti, senza respirare la volgarità continua. Il punto forte del gruppo si centra intorno alle capacita vocale del duo, da potenza grezza a decollo alla verticale, da urli stridenti a voci calde e vicine.
Marsura si presenta sotto due forme; una versione album e un’edizione per radio. Il brano è piuttosto classico, inizia in un’atmosfera ferroviaria a vapore, la voce è accompagnata da un pianoforte, raggiunta da un’altra voce per sottolineare certi passaggi. I due canti si incrociano mentre altri strumenti si aggregano al secondo verso. Finché un’canto stridente lanciasse un finale rock, con ripieno di chitarre muscolose.
Esplicito già dal suo titolo “il muro nel luco” mi ricorda la voce alta di Christian Marcolla dei Mezzopalo ma ancora più spinta. Siamo sullo stridente al limite dello strappo. Per la musica, non so come il paio ha fatto per registrare la rabbia sbudellata di chitarre, basso e batteria che arruffa il pezzo dall’inizio alla fine. Se tutti strumenti sono stati registrati dal polistrumentista Frismon, allora capel bas dal Capitan… Che sia di Berlino o in costruzione su una frontiera americana, i muri sono le idee di mente piccole.
Ah, sì! dimenticavo… una volta sul binario dell’esplicito bisogna rimanere lì fino alla prossima corrispondenza. “Figlio di buona dona” è un pezzo progressista propulsato da una chitarra leggera ma voluminosa che divora quasi la metta dello spazio. La voce costruisce l’altra parte mentre la strumentazione si gonfia progressivamente di intensità. Il finale raggiunge sia un apice musicale che vocale, raggiungendo delle note alte, mantenute e precise. Capel bas dal capitan.
“Vergot song” estratta dal super premiatissimo film documentario del 2016 Vergot declamato in un dialetto più ermetico che il budget della provincia, sulle difficoltà di vita, a l’interno della sua famiglia, di un giovane che si scopre omosessuale. Il brano è festivo, cantato a due voci che si spezzano l’impegno. Reminiscenza del famoso successo di Solomon Burke immortalato dagli Blues Brothers, la canzone riprende qualche parole semplici in inglese e ciliegia sulla torta, il resto in dialetto. Il film Vergot si può vedere su Vimeo, vale il suo peso in click.
“Opressi” è il brano alieno dell’album, con il suo tessuto di macchine, sintetizzatori, programmi che creano un fondale torturato, sfuso ed intrecciato di sonorità industriale. Il testo, importante, prova di estrare le ultime anime da salvare dal maelstrom consumeristico che ci distrugge tutti quanti. Una voce alla Till Linderman ti fa rientrare in riga: Stai diventando un tutt’uno come me, Esemplare indifferenza che vige alla regola. Accodati allo stato sociale internazionale!
Una serie di brevissimi rumori simbolizza l’inizio della giornata: “Lascia stare” riflette la quotidianità finché si interrompe; vedendo passare il concetto della morte: Ma, infondo al profondo di una notte nera c’è un guida che ci aspetta austera, e ci porterà! La canzone si appoggia principalmente su un letto di tastiere. Ancora una volta, la voce di Alex rimane il punto focale del brano, dalla presenza di numerose spinte teatrale.
La pecora nera” è un brano cantato a due voci, su quello che potrebbe essere definito come un power pop distillato alla moda anni 70, con testo pieno di speranza. Ancora qui, una voce che gira incollata al soffitto cercando di raggiungere il piano di sopra. Ci stavo pensando ultimamente: storto, brutto o difettoso, ci sarà qualcuno per te: Ogni marmitta ha il suo coperchio.
Dalla breccia aperta dagli Divinyls negli anni 90 i Destrani ci invitano nella spirale techno ballante, fatta di sigarette, whisky e autosoddisfazione nello spirito del Albachiara. “La mia favola vera” è una traccia vigorosa ed invadente, la presenza delle due voci spinge ancora di più l’intensità del brano verso un aspetto compatto e ossessivo.
C’è un po’ di Metallica nel suono della chitarra e nello spirito dell’introduzione di “E penso a te” la traccia la più lavorata dell’album, la più pop e da lontano la più accessibile al grande pubblico. Il tempo è posato, le chitarre arpeggiano, le due voci danno rilievo l’una a l’altra. L’album si concluse nel migliore dei modi su questo brano notevole.
I Destrani hanno molte capacita, vocalmente in particolare, ma anche musicalmente. Possono registrare con i mezzi di casa e possiedono una struttura per realizzare video e films… basta solo aspettare che li viene l’idea di portare le loro creazioni musicale dal vivo trovando sul loro cammino altri musicisti pronti per l’impresa. Ho voglia di tornare alla casa per un po:
– Rientriamo alla base! Rotta nel 340, avanti 2 quarti.  Secondo, li lascio il Centrale…
– Capitan, un messaggio da l’Intel sulla rete flash ci chiede di fare un rapporto su Point Nemo prima di Lunedi. Sembra che l’album sia uscito all’inizio luglio… Abbiamo l’ordine di missione da due settimane ma non hanno ancora mandato niente dossier su quel rilevamento.
– Hanno precisato quale lunedì?
– Eeeeeeh, no…
– Aspetteranno un’altra settimana, allora.

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