Musica

Verona. Aida in Arena 2021 tra tecnologia e tradizione

Verona, Arena di Verona, 1 luglio ore 21.00
Aida
Opera in quattro atti
Libretto di Antonio Ghislanzoni
Musica di Giuseppe Verdi
Direttore Diego Matheuz
Personaggi e interpreti
Il Re    Simon Lim
Amneris   Anna Maria Chiuri
Aida  Angela Meade
Radamès Jorge de Leòn
Ramfis  Rafał Siwek
Amonasro Simone Piazzola
Un messaggero  Carlo Bosi
Sacerdotessa    Yao Bohui
Prima Ballerina Eleana Andreoudi
NUOVO ALLESTIMENTO DELLA FONDAZIONE ARENA DI VERONA
ORCHESTRA, CORO, BALLO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA
Maestro del Coro Vito Lombardi
Direttore allestimenti scenici Michele Olcese
(foto Ennevi.Verona)
da Sipario.it (8 luglio 2021)

mostbet

Ritorna sugli spalti areniani l’Aida di G. Verdi in versione allestita dopo la rappresentazione inaugurale in forma di concerto con la direzione di Riccardo Muti. Con un abile incastro di cast la rappresentazione del 1 luglio ci permetteva di sentire nelle prime parti il soprano americano Angeal Meade, protagonista, Anna Maria Chiuri nel consolidato ruolo di Amneris, con accanto il tenore Jorge de Leon, il baritono Simone Piazzola, Amonastro, considerando che l’Aida, in Arena, è anche esperienza di ascolto oltre che visuale. In questo caso l’esperienza visuale non è stata all’altezza delle aspettative. L’accostamento con il Museo Egizio di Torino, con tutta quella ricchezza di materiali anche monumentali, si pensi solo alla galleria delle statue granitiche, come quella dei sarcofagi, custoditi in quello che è considerato il secondo museo al mondo per reperti dell’antico Egitto, prospettava l’idea di un allestimento che proponesse un collegamento con le grandi scoperte archeologiche conservate nel museo Torinese. Ci si aspettava qualcosa in più o di più significativo rispetto alla scorrere di immagini dei templi di Luxor: un vero peccato dopo la rapida visione dei frammenti del Libro dei morti di Kha e l’Iside di Copto. Alla fine la scena era dominata dalla struttura fissa monumentale a catafalco certamente funzionale ai movimenti del personale in scena, che limitava lo spazio di visione delle immagini digitali. C’è da chiedersi se l’allestimento del 1913 di Ettore Fagiuoli non fosse più funzionale e adattabile alle esigenze del momento. Coro collocato in disposizione da concerto in gradinata a lato dell’orchestra sempre sotto l’abile gestione di Vito Lombardi: a lui la fatica di tenere collegato il coro con la lontana orchestra. Questa volta a dirigere l’Aida era Diego Matheuz che ha costruito una Aida notturna, non eroica, salvo nelle scene madri di massa, adeguandosi anche alla particolarità dei protagonisti.

E’ stata una Aida dominata dalla vocalità di Angela Meade, soprano americano, balzato all’interesse degli appassionati nel 2012 come vincitrice del concorso Richard Tucker degli USA, che si presenta come una vocalità di eccellenza, una bella voce di lirico pieno, assai estesa, impostata sul Belcanto, tra l’altro pratica del repertorio rossiniano, facile al canto di agilità, ma con emissione morbida proiettata verso la zona acuta. E queste sue caratteristiche ci hanno restituito una Aida vocalmente molto intima, capace di restituire senso narrativo e nostalgico all’aria “O cieli azzurri” come, rassegnazione, alle interazioni in duetto con Amneris.

Anna Maria Chiuri si conferma come Amneris di razza, vocalmente d’autorità, personaggio chiave di tutta la vicenda, conquistandosi ampiamente la scena dell’Arena. Come intensa è stata l’interpretazione di Simone Piazzola in Amonasro, al suo debutto in Arena nel ruolo dell’indomito re degli Etiopi, imponendosi per una linea di canto fluida, impostata sulla resa musicale del personaggio, orgoglioso e non invitto. Si è avvertita la mancanza di un tenore autorevole, come Radames: Jorge de Leon dimostra buona volontà per portare a termine con attenzione la sua aria “Celeste Aida” risultando alla fine corretto ma non va oltre, per una emissione vocale che dimostra fatica nell’approccio al personaggio. Bella la resa nei rispettivi ruoli di Re, Simon Lim, e Ramfis, Rafał Siwek. Come funzionali il messaggero di Carlo Bosi e la Sacerdotessa di Yao Bohui. Nulla di particolare le danze del Trionfo se non organiche alla monumentale messinscena. Alla fine soddisfazione per tutti, per un pubblico che finalmente ha colmato, per il più, gli spazi disponibili, decretando successo di stima per gli artefici della serata.

 

Federica Fanizza

Laureata in Filosofia all'Università di Bologna e curatrice degli archivi comunali di Riva del Garda, ha seguito un corso di specializzazione in critica musicale a Rovereto con Angelo Foletto, Carla Moreni, Carlo Vitali fra i docenti. Ha collaborato con testate specializzate e alla stesura di programmi di sala per il Maggio Musicale Fiorentino (Macbeth, 2013), Festival della Valle d'Itria (Giovanna d'Arco, 2013), Teatro Regio di Parma (I masnadieri, 2013), Teatro alla Scala (Lucia di Lammermoor, 2014; Masnadieri 2019), Teatri Emilia Romagna (Corsaro, 2016) e con servizi sulle riviste Amadeus e Musica. Attualmente collabora con la rivista teatrale Sipario. Svolge attività di docenza ai master estivi del Conservatorio di Trento sez. Riva del Garda per progetti interdisciplinari tra musica e letteratura. Ospite del BOH Baretti opera house di Torino per presentazioni periodiche di opere in video.

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