di Maria Pia Tolu VUDU, SPETTACOLO DI E CON ANGELICA LIDDELL AU THÉÂTRE ODEON THÉÂTRE DE L’EUROPE.
dal 27 marzo al 12 aprile 2026
Vudú (3318) Blixen
uno spettacolo di Angelica Liddell
Con Yuri Ananiev, Guillaume Costanza, Ugo Giacomazzi, Angélica Liddell, Mouradi M’Chinda, Juan Carlos Panduro, Gumersindo Puche
ph.© Luca del Pia
Al Théâtre de l’Odéon Vudú la piéce di e con Angelica Liddel l’enfant terribile del teatro spagnolo, grande geniale un po’ folle ma lucidissima la regista che ha assimilato la fantasia colorata più che impertinente di Almodovar spagnolo anche lui. Come di Igmar Bergmann uno dei suo maestri con cui ha in comune il tema della morte. Infatti Vudú fa parte di una serie di spettacoli che hanno tale titolo : Trilogia della morte. Qui in questo spettacolo si ispirerà alla scrittrice danese Karen Blixen che tanto fu turlupinata dal marito che era un manigoldo. Evidentemente non citerà l’aviatore affascinante con cui Blixen ebbe una vera storia d’amore. No Angelica ci fa immergere in una vicenda durissima di morte con il suo universo visivo così speciale. Vedremo sfilare fanciulle dai lunghissimi capelli che coprono le loro schiene immacolate come donne in età spogliate.
Da cuscini bianchi posti sul fondo della scena estrarrà come piume fiori bianchi dai lunghi steli e fiori rossi che depositerà sul proscenio. Non mancheranno le carrozzelle di vecchi malati che ora cantando ora in silenzio ora gridando nella sonante e focosa lingua spagnola con ampi giri sulla scena lei stessa conduce. Si ricorda un altro suo spettacolo ” Damon” che fu presentato al Festival d’Avignon sia qui al Théâtre de l’Odéon. Qui Angelica se la prende con un innamorato mascalzone che l’ha piantata in asso . Tremenda la sequela degli aggettivi che gli attribuisce con fredda precisione descrivendo il carattere orrendo di qualcuno che ama solo sé stesso. Si parlerà di funzioni fisiologiche dell’organismo. Non mancheranno allusioni più che marcate alla scatologia già presenti in ” Damon “.Rammentiamo per inciso come negli anni sessanta e settanta come gli escrementi fossero un soggetto artistico di molti pittori americani ed europei.
Non mancheranno canti gregoriani, croci e continue allusioni alla religione. Altro punto in comune con Ingmar Bergman. E al suo rapinoso rapporto con essa. Apariranno sul palco sfere a promettere escursioni nel cosmo. Si parla di pianeti e di costellazioni, tutta una serie di simbologie che ha in comune con l’irriverente geniale Romeo Castellucci. Ma la Liddell è unica, capta, aspira ma crea una sua visione dell’arte unica.
Come la Blixen scrive e riscrive in diversi capitoli che partono come frecce in direzioni diverse per poi ricongiungersi o no la sua sorprendente “opera d’arte “. Alla fine di questo spettacolo fiume di cinque ore Angelica Liddell pronuncerá una frase inaspettata: Sento l’allegria e penso alla gioia di vivere. Scroscio di applausi, lei saluta e ringrazia il pubblico con la sua lunga chioma nera ribelle che ondeggia, accompagnata dagli attori della sua troupe.