Teatro

Verona. Teatro Camploy. Perfect Days di Nicolò Sordo

Perfect Days: il sogno americano frantumato nella notte veneta
Giovedì 3 aprile al Teatro Camploy è andato in scena Perfect Days nella prestigiosa
rassegna L’Altro Teatro. Dopo l’anteprima-studio lo scorso anno al Teatro delle Maddalene
per Teatro Stabile del Veneto (il progetto è vincitore del bando MaturAzione 2024) a
Padova, ora il debutto sold out a Verona.
In scena, il Veneto post-industriale e post-ideologico si fa paesaggio interiore: una terra
desolata, puntellata di pompe di benzina, slot machine e fantasmi.
Il Perfect Days di Nicolò Sordo (Premio Riccione Tondelli con “Ok Boomer”) ed Enrico
Ferrari ci butta a capofitto nella disperazione della provincia, cogliendo a piene mani dalla
realtà e deformandola attraverso l’utilizzo del dialetto.
La lingua è uno dei dispositivi più potenti di questa drammaturgia: un dialetto contaminato,
duro e ruvido, eppure a tratti lirico, tanto da ricordare lo slang tragico di Pasolini.
Il pubblico in sala diviso ma partecipe, tra chi ride e chi resta attonito a guardare questa
danza all’ultimo sangue.
Al centro di Perfect Days c’è una relazione tossica di interdipendenza tra Leone – il
gestore della pompa di benzina –, un maschio alfa razzista, omofobo, materialista,
interessato solo ai soldi e i suoi due clienti affezionati. Questi “quasi amici” sono Mister
Pizza, il pizzaiolo del paese con la patente ritirata a causa dell’alcol, e Lou Piang,
silenzioso oracolo sociopatico che canta solo Lou Reed (interpretato da Michele Lonardi,
anche musicista live). Qui la provincia non è il luogo del ritorno, ma del “non andare mai via”. Il Messico – ossessione comica e patetica di Pizza – è un altrove talmente impossibile che si fa sogno, e quindi condanna. Spettacolo nato dichiaratamente negli ambienti underground, nei bar e nei luoghi marginali arriva forte e chiaro.
Emerge la volontà degli autori e della regia di Enoch Marrella (vincitore del Premio Dante
Cappelletti con il suo spettacolo “Tecnicismi&Baldoria”) di raccontare un malessere che
per riprendere il testo, viene dal vivere in “una palude dove i coccodrilli si nutrono di
polenta e tastal, ma è pur sempre una palude”. Il testo è la fotografia di luoghi ben conosciuti e delle persone che li abitano. Pregevole elemento scenografico l’immagine-sfondo: un distributore di benzina del fotografo di fotografia industriale Lorenzo Rossini.
Nei “giorni perfetti” di perfetto c’è solo la musica del cantautore americano:
all’oggettivazione sessuale del corpo femminile si aggiunge l’alcolismo e la ludopatia. Non
c’è amicizia ma sfruttamento economico, abusi quotidiani e godimento nel vedere le
sofferenze altrui. Non c’è amore, c’è il sesso a pagamento, nessun orizzonte, ma almeno
c’è una pompa di benzina dove ritrovarsi per una birra. La sfida del testo e dello spettacolo è “rappresentare gli irrappresentabili”. Decostrurire la gerarchia della rappresentazione e indagare il rapporto tra i personaggi della provincia veneta e il mito americano che non è solo emulazione o mitomania, ma qualcosa di profondamente radicato.
Perfect Days è controverso, a tratti torbido ma con una sua luce, e – in fondo – vitale.

Redazione Artesnews

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