Giovane musicista al pianoforte durante un'esibizione in un concerto di musica classica.
Bolzano Teatro Comunale 7 settembre 2025 ore 10.00
Alle 13:05 di oggi, 7 settembre 2025, il verdetto della 65ª edizione del Concorso Pianistico Internazionale Ferruccio Busoni è esploso in un’ovazione nella sala del Teatro Comunale di Bolzano: Yifan Wu è il nuovo vincitore del Busoni, aggiudicandosi anche il Premio del Pubblico. Un finale annunciato? Forse sì, ma la strada per arrivarci è stata tutt’altro che scontata. La mattinata, come tradizione, si è aperta alle 10:00 con il silenzio carico d’attesa che precede ogni grande sfida. Tre pianisti, tre personalità, tre visioni del repertorio concertistico: Sandro Nebieridze (Georgia), Yifan Wu (Cina) e Christos Fountos (Cipro), accompagnati dall’Orchestra Haydn di Trento e Bolzano sotto la direzione di George Pehlivanian.
Sandro Nebieridze ha inaugurato la Finalissima con la Rapsodia su un tema di Paganini op. 43 di Rachmaninov. La sua interpretazione è stata efficace, solida, priva di incertezze tecniche, con una chiarezza espositiva che ha garantito coerenza narrativa lungo tutto l’arco delle variazioni. Nei momenti più lirici, come la celebre diciottesima variazione, ha saputo cantare con gusto, senza eccessi, scegliendo un approccio equilibrato e controllato. Tuttavia, la sua lettura è rimasta più corretta che sorprendente: la tensione drammatica avrebbe meritato un respiro più audace, e qualche scelta agogica più personale avrebbe dato maggior carattere a una prova che, pur impeccabile, non ha davvero incendiato la sala.
A concludere la mattinata, Christos Fountos con il Concerto n. 1 in fa diesis minore op. 1 di Rachmaninov. Dopo l’onda beethoveniana di Wu, la scrittura giovanile del compositore russo ha trovato in lui un interprete attento alla forma e sensibile alla poesia del dettaglio. Suono compatto, fraseggio naturale, un controllo costante che ha evitato ogni deriva retorica. Non ci sono state forzature, ma una chiarezza espressiva che nasce da un ascolto interno profondo: la stessa qualità che aveva già contraddistinto le sue prove precedenti e che gli ha valso il Premio Speciale per la Musica da Camera (due concerti il 3 e 4 dicembre 2025 per la Società dei Concerti di Bolzano e per la Fondazione Filarmonica di Trento, insieme al Simply Quartet), confermando la sua vocazione al dialogo sonoro. La sua esecuzione è stata ottima nella misura e nella coerenza, capace di far convivere energia e delicatezza. La direzione di George Pehlivanian è stata corretta e garbata, con una flessibilità che ha permesso ai solisti di respirare, senza mai imporre una visione autoritaria. Tuttavia, è giusto osservare che l’Orchestra Haydn non ha offerto il miglior sostegno possibile ai solisti: qualche incertezza negli attacchi, problemi di amalgama e momenti di intonazione non impeccabile hanno leggermente offuscato la brillantezza complessiva. Dettagli che, in un contesto di tale prestigio, non passano inosservati! Non mancano passaggi ottimi, soprattutto nei soli di Marco Mandolini (spalla della compagine regionale) e Flavio Baruzzi (primo fagotto).
Quando la giuria ha annunciato il verdetto, la sala ha salutato con entusiasmo una decisione che appare non solo giusta, ma espressione di una visione artistica coraggiosa. Presieduta da Sir David Pountney e composta da Lucas Debargue, Saskia Giorgini, Mariangela Vacatello, Hie-Yon Choi, Sergio Tiempo, Peter Jablonski, Josu de Solaun e Pi-hsien Chen, la giuria ha dimostrato di premiare non il pianismo più prudente, ma la personalità più necessaria, quella che non teme di rischiare per dire qualcosa che resti. Un elogio convinto va infine al Direttore Artistico Peter Paul Kainrath e all’intero staff del concorso: il Busoni si conferma non solo una gara, ma un “con-corso” nel senso più autentico del termine, un correre insieme verso una definizione di arte che non si esaurisce nella tecnica, ma si apre al pensiero e alla visione. Oggi, più che mai, il Busoni ha ricordato che non basta suonare bene: occorre dire con eleganza qualcosa che resti, creare emozione e senso. «L’eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare», così diceva il grande Giorgio Armani, ed è questa la vera cifra dell’arte che abbiamo visto trionfare oggi.
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