Recensioni

Milano. Conservatorio Giuseppe Verdi. Capossela al Barezzi Festival

Milano,  Conservatorio Giuseppe Verdi, 19 ottobre 2025, ore 20.30
19° Barezzi Festival
Vinicio Capossela – 25 anni dalla pubblicazione di “Canzoni A Manovella”
Roy Paci, tromba
Achille Succi, clarinetto e sassofono alto
Michele Vignali, sassofono tenore e baritono
Enrico Lazzarini, contrabbasso
Giancarlo Bianchetti, chitarra
Mirco Mariani, batteria
Vincenzo Vasi, theremin – vibrafono – voci e percussioni
Raffaele Tisco, violino
Daniela Savoldi, violoncello
Lorenza Merlini, viola
Nadia Addis, funambola

Tra Verdi e la luna: Capossela al Barezzi Festival
Nel foyer della Sala Verdi del Conservatorio, tra le luci soffuse e i passi discreti del pubblico, una vetrina custodisce un frammento di storia: il manifesto d’Inaugurazione della ricostruita Sala del Teatro alla Scala, anno 1946, sotto la direzione di Arturo Toscanini. Un segno di rinascita, un presagio d’arte che sembra dare il “la” alla serata. È in questo contesto che il Barezzi Festival, nel suo diciannovesimo anno, approda per la prima volta a Milano, omaggiando il coraggio visionario di Antonio Barezzi, colui che credette nel giovane Giuseppe Verdi quando nessun altro lo fece.
La città che un tempo rifiutò il Maestro e poi lo consacrò accoglie ora un altro interprete dell’anima e dell’immaginario: Vinicio Capossela, che celebra i venticinque anni di Canzoni a Manovella. Un disco che è diventato mappa e mito, ingranaggio poetico del nostro tempo, e che questa sera torna a vivere per intero, davanti a un pubblico che da giorni aveva decretato il sold out.
L’ingresso di Capossela è lento, teatrale, avvolto da un silenzio che profuma di attesa. Con lui una formazione numerosa, capace di restituire ogni sfumatura dell’album originale e di espanderla in nuove dimensioni. Tra i protagonisti, tre presenze d’eccezione: Vincenzo Vasi, architetto del suono e del gesto, che alterna theremin, voce e percussioni con un’intensità magnetica; Mirco Mariani, funambolico artigiano di suoni e ritmi, che trasforma ogni dettaglio in vibrazione viva; e Roy Paci, la cui tromba accende la scena di folgorazioni mediterranee, ardenti e malinconiche.

mostbet

L’apertura con Bardamù è intensa: il pianoforte di Capossela introduce quel “colpo di cannone futurista” che funge da detonatore immaginifico, mentre gli archi entrano con maestria e i colori si dispiegano. Il viaggio comincia nel segno di Céline e del suo antieroe errante. È come se il secolo intero – il Novecento delle macchine, delle guerre e dei sogni – fosse condensato in quei versi. Il pubblico ascolta con concentrazione religiosa. Ogni brano è introdotto da una parola, un racconto, una digressione che apre finestre su mondi letterari: Céline, Jarry, Levi, Marinetti. Capossela si muove fra le epoche come un viaggiatore del tempo, e il suo concerto diventa una cronaca sonora del Novecento, vista attraverso il filtro deformante della poesia. Ne I Pagliacci, Capossela si fa cantastorie e maschera, e accanto a lui la funambola Nadia Addis trasforma la scena in visione sospesa: il corpo diventa segno, l’aria si fa palcoscenico invisibile. È un momento di vertigine, di teatro e verità. Nel cuore del concerto, Canzone a manovella riporta il pubblico al fascino delle origini: suoni che ruggiscono, ottoni filtrati da tubi, bottiglie percosse, percussioni di vetro e di ferro. È la meccanica dell’anima, la poesia che si accende nella materia. Poi arriva Signora Luna: la voce di Capossela si fa confidenza e preghiera, la sala si immerge in un chiarore sospeso. “Ombra nel sole, luce nell’ombra…” – parole che affiorano come respiro, intrecciate al suono, alla penombra. È un momento di pura sospensione, dove il tempo smette di scorrere.

A chiudere il programma, Resto qua: un inno sommesso alla fedeltà e alla disillusione, cantato con la dolcezza di chi sa che restare è già un atto d’amore. “Se non hai dato tutto, non hai dato ancor” – un verso che sembra abbracciare la filosofia stessa del concerto: dare tutto, fino al limite del silenzio. Non c’è nulla di nostalgico in questa celebrazione: piuttosto, il piacere maturo di ritrovare un’opera viva, che ancora interroga e resiste al tempo. E quando, dopo l’ultima nota, l’artista si allontana per un istante dietro le quinte, la sala esplode in un applauso compatto, prolungato, quasi liberatorio. Capossela torna, sorride, ringrazia. E concede due bis, un pensiero agli amici perduti e una celebrazione spontanea e condivisa dedicata alla riconoscenza. Il Barezzi Festival, fedele al suo spirito, ha ancora una volta realizzato un piccolo miracolo: unire luoghi, storie e generazioni sotto il segno della musica viva. Capossela, come un artigiano del vento, ne ha fatto un rito di gratitudine e appartenenza. E in quella Sala Verdi è sembrato per un attimo che tutto si ricomponesse: la memoria di Verdi, la visione di Barezzi, la voce di un artista che, da venticinque anni, ci insegna che restare non è fermarsi, ma continuare a far girare la manovella del tempo, con musica e poesia.

Alessandro Arnoldo

Nato a Trento nel 1989, ha compiuto gli studi musicali diplomandosi in direzione d’orchestra presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano sotto la guida di Daniele Agiman. Ha arricchito la sua formazione partecipando a corsi e masterclass con Riccardo Muti presso la Riccardo Muti Italian Opera Academy, Gianluigi Gelmetti all’Accademia Chigiana di Siena ed Ernesto Palacio all’Accademia del Rossini Opera Festival, intitolata al Maestro Alberto Zedda. Ha diretto numerose orchestre esibendosi in Italia, Austria, Germania, Spagna, Georgia, Croazia, Lituania, Lettonia, Belgio e Repubblica Ceca. La sua interpretazione de Le Carnaval des Animaux di Camille Saint-Saëns è stata inclusa nel percorso didattico “è musica per tutti”, libro di testo e DVD pubblicato da Edizioni Scolastiche Mondadori, Pearson Italia. Direttore Artistico della Fondazione Filarmonica Trento e direttore principale dell’orchestra I Filarmonici di Trento é, inoltre, giornalista pubblicista, autore e conduttore di trasmissioni radiofoniche di approfondimento culturale, corrispondente per la rivista di informazione culturale ArtesNews, ideatore e autore della rubrica settimanale Rondò per il Quotidiano L’ Adige e collabora da diversi anni con TEDxTrento e con il centro EURAC Research di Bolzano.

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