Teatro Zandonai di Rovereto
Venerdì 24 aprile 2026, ore 20.30, prima recita
Domenica 26 aprile 2026, ore 17.00, seconda recita
DRAMMA LIRICO IN QUATTRO ATTI
MUSICA DI RICCARDO ZANDONAI
LIBRETTO DI ARTURO ROSSATO
DANIELE PISCOPO, regia, scene e costumi
FRANCESCO ROSA, direttore
ROBERTO ARDIGÒ, direttore del coro
ANDREA LOSS, direttore della banda di palcoscenico
ORCHESTRA SINFONICA DELLE ALPI
CORALE LIRICA AMBROSIANA
ROVERETO WIND ORCHESTRA
CAST
David Baños, Giosta (tenore)
Maria Ermolaeva, Comandante (mezzosoprano)
Regina Clementina, Anna (soprano)
Daniel Ihn Kyu Lee – Cristiano (baritono)
Andrea Tabili- Sintram (basso)
Maria Salvini – ostessa (mezzosoprano)
Lee Eunchan – Liecrona (tenore)
Francesco Palmieri – Samzelius (basso)
Grande lirica a Rovereto al Teatro Zandonai. Lo ha fatto l’associazione di Rovereto Euritmus che esattamente da 10 anni propone un titolo lirico allestito sul palcoscenico del teatri cittadino.
E quest’anno è riuscita nell’intento di rappresentare un’opera di Riccardo Zandonai nella sua città e nel suo teatro che da 100 anno porta il suo nome, con una produzione tutta “in house” cosa che è nella specialità proprio dell’associazione e del suo Progetto opera. Lo fa proponendo forse il titolo meno desueto della produzione di Riccardo Zandonai ma certamente quello più suggestivo ossia “I Cavalieri di Ekebu” del 1925, sua settima opera. Ma gioca anche su questo evento anche un’altra impostante ricorrenza.
Personaggi di contorno ma non secondati i Cavalieri di Ekebu, 12 personaggi di varia estrazione sociale e di mestiere, persi per le vie del mondo che si sono ritrovati accolti e redenti con il lavoro nelle ferriere dalla Comandante e il sinistro Sintram, impersonificazione del diavolo che predirà la distruzione di Ekebù e delle sue ferriere. Il titolo fu sempre ben accolta quando comparve sulle scene: ripresa più volte all’opera di Roma nel 1925 e nel 1934, Tullio Serafin, la diresse negli anni ’30 al Metropolitan di New York, e successivamente fu riallestita nuovamente a Roma nel 1953.
La produzione allestita allo Zandonai in queste giornate di aprile che preannunciano un convegno del Centro Studi Zandonai dedicato proprio a quest’opera, ha aperto una ulteriore finestra su questo mondo musicale di inizio Novecento difficile da comprendere perchè poco eseguito eppure che segna anche l’evoluzione futura del melodramma in generale che abbandona la ricerca delle avanguardia e segue una linea più attenta alla musicalità. il tardo Richard Strauss, Franz Schreker, Erich Korngold e poi Britten, Bernstein, con gli ultimissimi americani John Adams e Phil Glass segnano questa tendenza. Quella di Rovereto è stata una esecuzione appassionata e convinta: a cominciare dalla gestione musicale affidata al maestro Francesco Rosa esperto nell’ambito della musica di Zandonai, direttore con vasta esperienza come responsabile musicale al Teatro San Carlo di Napoli dal 2004 al luglio 2008, direttore ospite permanente dell’Opera di Sofia.; ultimamente con i teatri lirici di Rovigo, Savona, Padova. A lui il merito di aver gestito la complessa partitura, alla guida dell’ormai consolidata Orchestra delle Alpi creazione tutta locale che si sta sempre più imponendo per un repertorio sia lirico che sinfonico non scontato.
Tutti gli interpreti hanno soddisfatto la complessità dei ruoli loro affidati. Spicca su tutti la voce intensa del giovane ed esperto mezzosoprano Maria Ermolaeva, nella parte della “Comandante” figura preminente dell’opera: ha offerto suggestiva prova del suo talento drammatico, con una vocalità certamente spinta ma che ha saputo sempre gestire nelle emissioni più svettanti, senza nessun cedimento ad una emissione fuori controllo.
Suggestiva la Anna del soprano Regina Clementina ha cantato con calorosa emozione ed ha avuto emissioni di bello smalto e sicura musicalità. Sorprendente l’interpretazione di Giosta da parte del tenore spagnolo David Baños, in possesso di potenti mezzi vocali che caratterizzano la sua voce di tenore lirico spinto, ma ricca di armonici e di squillo senza perdere musicalità. Bene caratterizzati i personaggi di contorno Daniel Ihn Kyu Lee – Cristiano (baritono), Andrea Tabili– Sintram (basso), Maria Salvini – ostessa (mezzosoprano), Francesco Palmieri – Samzelius (basso) che hanno dato valore aggiunto ad una operazione musicale assai complessa. Una particolare menzione a Lee Eunchan – Liecrona (tenore) che ha svolto il suo struggente intervento del terzo atto accanto al coro a cappella con la dovuta malinconia di una ninna nanna che ricordava antiche melodie della tradizione alpina e dove la melodia di assolo del violino, eseguita da Barbara Broz, fondatrice dell’orchestra, ha acceso ancor più la tristezza e l’abbandono del momento.
Successo caloroso, con applausi a scena aperta, numerose chiamate al termine di ciascun atto in un teatro che si presentava abbastanza completo nella sua disponibilità. Si consideri che l’orchestra era collocata a livello della platea occupando quasi la metà della sala. Recupero meritorio con una produzione che meriterebbe una circuitazione maggiore.
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