Recensioni

Trieste. Teatro Verdi.‘ELEKTRA’ INCANTA TRIESTE

di Gialuca Macovez
Trieste. Teatro Verdi,  20 e 21 giugno 2026
ELEKTRA
Musica di Richard Strauss
Libretto di Hugo von Hofmannsthal tratto dalla sua tragedia Elektra
La produzione
Maestro Concertatore e Direttore ENRICO CALESSO
Regia MARCO FILIBERTI
Scene BENITO LEONORI
Costumi DANIELE GELSI
Luci ALESSANDRO CARLETTI
Video MARIO SPINACI
Coreografia e movimenti scenici EMANUELE BURRAFATO
Assistente alle scene FEDERICO BALESTRO
Assistente alle luci JENNY CAPPELLONI
Maestro del Coro PAOLO LONGO
Orchestra, Coro e Tecnici della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste
Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste
Personaggi e interpreti
Klytämnestra / Clitennestra OKKA VON DER DAMERAU (19, 21, 26, 28/VI)
SANJA ANASTASIA (20, 27/VI)
Elektra / Elettra ELENA BATOUKOVA-KERL (19, 21, 26, 28/VI)
DIANA LAMAR (20, 27/VI)
Chrysothemis / Crisotemide SIMONE SCHNEIDER (19, 21, 26, 28/VI)
REGINA RIEL (20, 27/VI)
Aegisth / Egisto ALEXANDER SCHULZ
Orest / Oreste MIKHAIL PETRENKO (19, 21, 26, 28/VI)
LARS FOSSER (20, 27/VI)
Der Pfleger des Orest / Il Tutore di Oreste – Ein alter Diener / Un vecchio servo
ANDREA PELLEGRINI
Ein junger Diener / Un giovane servo SAVERIO FIORE
Die Aufseherin / La sorvegliante VALENTINA BILANCIONE
Die erste Magd / Prima ancella SOPHIE HAAGEN
Die zweite Magd / Seconda ancella BENEDETTA MARCHESI
Die dritte Magd / Terza ancella MARTA LOTTI
Die vierte Magd / Quarta ancella VERONICA PRANDO
Die fünfte Magd / Quinta ancella MANDY FREDRICH
Die Vertraute/ La confidente VIDA MATIČIČ MALNARŠIČ
Die Schleppträgerin / L’ancella dello strascico FRANCESCA PALMENTIERI
Die Schleppträgerin / L’ancella dello strascico ELISA SERAFINI
Al ‘Verdi’ di Trieste ritorna ‘Elektra’ di Strauss, in un allestimento che certamente rimarrà nella storia del teatro giuliano.
Un lavoro ricco di riferimenti, di rimandi artistici e letterari, affascinanti e suggestivi, che ha uno dei suoi massimi artefici in Marco Filiberti, artista a tutto tondo, intellettuale raffinato, regista di pellicole pluripremiate, autore di saggi e testi teatrali, attore, cantante lirico, regista di teatro, che esordisce nel mondo della lirica. Riesce a cesellare un capolavoro, che convince tutti. Persino il pubblico meno giovane e più tradizionalista, spesso intollerante, non ha nulla da ridire sui nudi maschili, possenti e scultorei e quello femminile, di sontuosa bellezza. Lo spostamento dell’orchestra sul palcoscenico, interessante soluzione ma anche giusto riconoscimento di merito, suscita consensi unanimi ed il posizionamento di una vasca nel golfo mistico consente al geniale regista di animare con una narrazione intensa e suggestiva un’opera dominata da una staticità assoluta. L’evento su cui regge la storia, ovvero l’omicidio di Clitemnestra ed Oreste, avviene fuori scena. Per il resto sarebbero parole, racconti, memorie. Invece Filiberti inventa apparizioni, figure leggendarie, paure, sogni, miti ed eroi. Affascina e stordisce, incanta e commuove, con una misura ed una grazia narrativa senza pari, suggerendo senza imporre, proponendo senza ostentare. Una storia truculenta nelle sue mani diventa poesia, il dramma è prima psicologico che fisico ed alla fine siamo commossi dal dramma di Elettra, che da ragazza dissoluta e cattiva è diventata per noi una povera vittima della storia, figlia tradita da una madre insensibile ed assassina, una donna che sacralizza la fine, prima dei carnefici, poi la sua, facendosi una sorta di agnello sacrificale che si immola per riconoscenza agli dei che l’hanno ascoltata, a quei numi che credeva l’avessero abbandonata. Anche loro, come il padre, la madre, il fratello.

Storia straziante ed intensa, che Filiberti sa universalizzare, contestualizzandola. Oltretutto calata sulle caratteristiche di ciascuno degli interpreti, sulle loro capacità espressive e comunicative. Ad esaltare l’individualità, a non aver paura della differenza, ma riuscendo a fornire racconti analoghi con personalità e visioni palesemente differenti. Non a caso il regista era presente a tutte le repliche cui abbiamo assistito e crediamo che accompagnerà cantanti e spettacoli anche nelle prossime. Questa operazione, così attenta e delicata, prende forma anche grazie al contributo degli altri artisti coinvolti: Daniele Gelsi, autore di costumi dalle tante suggestioni, che vanno da Klimt e Pasolini; Benito Leonori disegna una scena funzionale e suggestiva, anche grazie alle proiezioni di Mario Spinaci ed alle luci di Alessandro Carletti.

Di grande rilevanza ed efficacissime le coreografie ed i movimenti pensati da Emanuele Burrafato, che può contare su un gruppo di ballerini di grandissima sensibilità, tecnica sicura e grande bellezza scenica.
La colonna portante dello spettacolo è certamente il Maestro Enrico Calesso, che dirige l’Orchestra del Verdi in stato di grazia e può contare su un intervento raffinato del coro diretto dal Maestro Longo. Innegabile che la partitura sia difficilissima, faticosa da eseguire, impegnativa da ascoltare.
Il rischio confusione è perennemente dietro l’angolo, ma Calesso, dal par suo, pulisce, sublima, scopre, fa esplodere la poesia di una musica che coniuga espressionismo e tradizione. Illumina qualche passaggio debitore a Wagner, distilla pause e disarmonie, individua attimi di romanticismo, respira in certi passaggi pregni di speranza e soffre con Elektra quando il mondo le si fa claustrofobica prigione. Riesce ad esaltare la forza dell’organico e le potenzialità dei singoli, dimostrandosi ancora una volta uno straordinario motore per mettere in risalto i pregi di un’orchestra che sta ritrovando il giusto posto sulla scena non solo nazionale. Calesso è un intellettuale raffinato , preparato, che sa stregare ed entusiasmare. Regala la condivisione, riesce a non far cadere dall’alto la sua visione, ma con gesto magico la dona a chi ascolta, rendendo comprensibile il complesso, tanto che dallo spettacolo sono usciti entusiasti anche tanti studenti alla loro prima opera lirica.

Non è vero che per avvicinare al teatro bisogna abbassare la proposta: è necessario avere il coraggio di proporre il meglio, di credere nel pubblico, di stimolare i ragazzi, prepararli, motivarli, trovare il linguaggio giusto.
Perché qualcuno possa credere in ciò che si propone, è necessario che noi per primi crediamo nella proposta. Certamente Calesso trasmette la passione necessaria perché il miracolo accada ed abbiamo l’impressione che abbia trovato il giusto supporto nel Direttore Artistico Valerio Vicari, che ha appena presentato le interessanti stagioni, lirica e sinfonica, del prossimo anno. Calesso ha diretto con gesto illuminante e mano sicura l’Orchestra, ma ha saputo sostenere e seguire ogni interprete, riuscendo, pur nella assoluta eterogeneità dei cast, a garantire sempre un pregevole risultato, esaltando le potenzialità di ognuno, calibrando il suono ed evitando che l’orchestra sovrasti i cantanti.
Elisa Serafini, Francesca Palmentieri e Vida Maticic Malnarsic sono artiste provenienti dal coro. Serafini e Palmentieri sono le ancelle dello strascico. Convincono scenicamente e vocalmente. Hanno uno strumento interessante, che speriamo venga valorizzato, in futuro, con parti anche più rilevanti . Vida Maticic Malnarsic è stata una confidente credibile, che ha saputo essere all’altezza delle richieste della parte. Andrea Pellegrini, elegante nella postura e solido nell’impostazione vocale era sia il tutore di Oreste che un vecchio servo. Saverio Fiore, l’altro servo, si è confermato professionale ed appropriato, sia vocalmente che scenicamente,
La sorvegliante è Valentina Bilancione, cantante interessante, che mette in risalto ampie potenzialità e ricchezza cromatica. Decisamente apprezzabili le 5 ancelle, che sanno essere efficace gruppo, ma anche brillare per la propria individualità. Sophie Haagen ha un registro basso molto interessante, con delle note dal colore sulfureo, magmatico, potente e raro. Benedetta Marchesi è la seconda ancella, precisa nella resa vocale e partecipe scenicamente. Marta Lotti è una cantante affidabile, che dà il giusto spessore alla terza delle fanciulle. Veronica Prando si conferma una voce fresca, sicura tecnicamente, brillante scenicamente. Riesce a farsi notare senza mai eccedere, senza ricorrere ad effetti forzati ed a sottolineature fuori posto. Il gruppo è chiuso da Mandy Fredrich, che offre una prova riuscita sia negli aspetti vocali che scenici. Alexander Schulz è stato un Egisto aitante, per fisico e voce. Nei ruoli protagonistici era previsto un cambio, inevitabile vista la difficoltà dei ruoli. Oreste vedeva le interpretazioni di Mikhail Petrenko e di Lars Fosser. Entrambi dotati di voci importanti, ricche di sfumature e possenti nel volume, portano in campo aspetti differenti dell’eroe. Il primo giocava su una figura ieratica, credibile per età e portamento, mentre il secondo brillava per il lavoro attentissimo alla parola, all’aderenza suono/significato. Due differenti figli di Agamennone, il primo affine fisicamente, il secondo costruito moralmente.
Entrambi riusciti ed entrambi magnetici. Molto diverse le due Klytamnestra. Okka von der Damerau è corretta, decisa, determinata. Il personaggio regge sulla voce stentorea generosamente esibita, ma risulta un po’ monolitica. Più una madre despota che una donna lasciva. Sanja Anastasia, che al Verdi già si era fatta notare in ‘Vascello Fantasma’, è un mezzosoprano dal grande carisma, che dal punto di vista narrativo sbaraglia l’intera seconda compagnia. Vocalmente imponente, con un registro basso tenebroso e caldo, acuti sicuri, fiati imponenti, riesce a tratteggiare una donna sensuale, compiaciuta della propria bellezza, carnale senza essere mai volgare. Attraversa l’Arte dell’ultimo secolo citandola in pose, movimenti, situazioni, con autorevolezza ma senza appesantire il ritmo narrativo. Entra in scena dalla platea con forza e determinazione e quando esce pare un’ onda di tempesta che si porta dietro servi e sentimenti, lasciando sui suoi passi solo il desiderio, ancor più determinato, di vendetta da parte di Elektra. Chrysothemis ha le voci di Simone Schneider e Regina Riel. La prima, che a Trieste è stata una intensa Arianna, ha cesellato, con voce sicura e ricca di colori, acuti potentissimi, estensione ampia ed omogenea ed una grande eleganza scenica, la parte della ‘sorella buona’, ricca di sfaccettature e schiacciata fra voglia di vendetta, senso del dovere, gli affetti perduti e quelli che realmente forse non vorrebbe perdere. La Reil è più determinata, punta soprattutto al canto di forza, con acuti stentorei e potenti ma dei volumi che a noi sono parsi non sempre perfettamente equilibrati. Infine Elektra, che certamente è uno dei ruoli più difficili mai scritti per un soprano. Due interpreti molto diverse, che ci consegnano delle figure differenti, ma francamente entrambe riuscite.

Diana Lamar tratteggia una giovane donna rinchiusa in se’ stessa. Sola anche per scelta. La voce ha una tendenza ad andare ‘indietro’ e se questo penalizza la resa sonora, dall’altro lato sembra evidenziare la scelta narrativa. Elena Baoukova- Kerl è una cantante straordinaria, che auguriamo a tutti di poter ascoltare presto. Un oceano di voce, magnificamente controllata, con un’estensione ampia ed omogenea, acuti taglienti, luminosi, puri e note gravi rotonde, piene, ammalianti. Teatralmente una interpretazione intensa, credibile, insospettabile: la signora Baoukova- Kerl è scenicamente pirotecnica, capace di diventare spietata, tagliente, cattiva, cinica e contemporaneamente commovente, fragile, sofferente, sensuale. Si muove agilissima, danza, salta,
rotola. Sempre credibile, convincente, carismatica. Una interpretazione che entra nella storia del teatro triestino. Alla fine, un trionfo per tutti, con autentiche ovazioni per la Anastasia e la Baoukova- Kerl ma soprattutto per Calesso e Filiberti, che il pubblico, entusiasta e grato, non voleva far ritornare dietro le quinte. Ci piacerebbe che il Verdi meditasse sulla ripresa di questo spettacolo, così come su ‘Il Castello di Barbablù’, altro gioiello programmato a fine stagione due anni fa.. Perché simili lavori non meritano di vivere sole sei repliche. Una stagione chiusa alla grande, che speriamo sia la premessa ad un nuovo anno di grandi emozioni.

Redazione Artesnews

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