Recensioni

Verona. Arena Opera Festival. Traviata in replica sempre diversa

di Annely Zeni
Verona, Arena Opera Festival
5 luglio 2026
Nuova produzione della Fondazione Arena di Verona
LA TRAVIATA
Melodramma in tre atti
Musica di Giuseppe Verdi
Libretto di Francesco Maria PiaveRegia Paul Curran
Scenografia Juan Guillermo Nova
Costumi Stefano Ciammitti
Luci Fabio Barettin
Coreografia Kyle Lang
Orchestra, Coro, Ballo e Tecnici Fondazione Arena di Verona
Maestro del Coro Roberto Gabbiani
Coordinatore del Ballo Gaetano Petrosino
Direttore allestimenti scenici Michele Olcese
Interpreti
Direttore Michele Spotti
Violetta Valéry Martina Russomanno
Flora Bervoix larissa Leonardi
Annina Francesca Maionchi
Alfredo Germont Francesco Meli
Giorgio Germont Youngjun Park
Gastone Visconte di Letorières Carlo Bosi
Il Barone Douphol Nicolò Ceriani
Il Marchese d’Obigny Jan Antem
Il Dottore Grenvil Mariano Buccino
Giuseppe Nicolò Dal Ben
Un Domestico di Flora/ Un Commissionario Carlo Bombieri
foto Ennevi Verona
Dopo la bambolona trash di Graham Vick, in scena all’Arena nel lontano 2004, con una Violetta disfatta dal cancro, onestamente credere di poter inventare qualcosa di nuovo per Traviata potrebbe sembrare davvero pura presunzione! Strizzando l’occhio a Moulin Rouge! il film del 2001 di Baz Luhrmann con la bellissima Nicole Kidmann e il fascinoso Ewan McGregor, ancor prima del preludio l’allestimento firmato da Paul Curran cominciava con la sottile percezione del deja vu: volontariamente ispirato, il film, all’opera di Verdi, altrettanto volontariamente ispirare la regia dell’opera al film, come in un canone inverso, innescava un processo di citazione al quadrato. Certo, come il film ebbe 2 oscar per scenografie e costumi, di luce non solo riflessa brillavano i costumi di questa nuova Traviata areniana, particolarmente nella festa del secondo atto con la mise strepitosa delle zingarelle, tra farfalle e gazzelle, tanto per stare in rima.
Per il resto, ossia i movimenti di scena, situazioni oscillanti tra la pretestuosa volgarità (il coito sull’elefante rotante trasformato in alcova) e qualche momento di autentica poesia, per esempio il coro del bue grasso con le evanescenti maschere sugli spalti dell’emiciclo retrostante l’imponente scenografia. Ancora troppa gente, troppi effetti (comprese gigantesche bottiglie di bollicine collocate in altrettanto giganteschi secchielli) che nemmeno il vero Moulin Rouge mai si sognerebbe, chè, prendendo a prestito dal finale del primo atto: “di voluttà nei vortici, perir…”, come negli stadi americani dei mondiali, come nelle inaugurazioni delle olimpiadi invernali, ormai tutto deve essere kolossal. A onor del vero, ma più grazie all’immenso genio del Verdi in quell’ultimo atto di morte, Curran centrava un obiettivo: il trionfo dell’effimero come specchio dell’infinita solitudine dell’essere umano. Non sarebbe riuscito nell’intento però senza l’aiuto della Violetta di Martina Russomanno, una voce giovane ancora poco conosciuta (ma non per molto se il buongiorno si vede dal mattino) quanto perfetta nel ruolo. Tecnica solidissima con una vocalità capace di piegarsi alle esigenze micidiali delle tre Violette verdiane, la belcantista del primo atto, il soprano drammatico del secondo, il lirico quasi pucciniano nel terzo. Ma non per semplice lettura del testo musicale agiva la Russomanno, bensì per vivere l’interiorità di un personaggio femminile complesso, una creatura forte e fragile, verissima persino nel morire cantando.
Al suo fianco l’Alfredo di Francesco Meli centrava una totale immedesimazione quasi esclusivamente nella drammatica scena del secondo atto, per il resto affidandosi al suo potente organo vocale narcisisticamente esibito in tutte le sue squillanti qualità: vero che Alfredo, come tutti i tenori romantici, soffre la classica inconsapevolezza maschile, tuttavia qualche sostenutezza ritmica in più avrebbe aiutato almeno “il giovanile ardore” dell’innamorato. Anche senza lo spessore timbrico del baritono verdiano, Kim Joun Park, proveniente dalla folla delle ugole coreane sempre affidabilissime per scuola canora, sfoderava una impeccabile autorevolezza non disgiunta da un morbido fraseggiare, sicchè infine una qualche ragione a questo padre per quanto crudele custode del codice valoriale borghese si finiva col dargliela. Comprimari (Clarissa Bernardi nelle vesti di Flora, Carlo Bosi per Gastone, Nicolò Ceriani per il Barone Douphol, Jam Anthem come Marchese d’Obigny, Mariano Bussino nells parte del Dottor Grenvil, Nicolò Dalben come Giuseppe e Carlo Bombieri un domenistico) tutti all’altezza delle aspettative in particolare la Annina di Francesca Maionchi. Restando sul palcoscenico più che lodevole la prova del coro diretto da Roberto Gabbani così come del corpo di ballo coordinato da Gaetano Petrosino. Last but assolutamente not least, scendendo in buca, prova magistrale dell’orchestra veronese, grazie all’accorta “regia” di Michele Spotti, giovane e ardimentosa bacchetta italiana, dotata di un superbo acume nel giostrare gli equilibri con il palcoscenico, al seguito di un sicuro istinto musicale.

mostbet

Moulin Rouge! è un film del 2001 diretto da Baz Luhrmann. Il soggetto è ispirato all’opera La traviata di Giuseppe Verdi. La pellicola è considerata un musical atipico perché i brani cantati non sono opere originali, ma rivisitazioni di alcuni dei brani storici della musica pop interpretati dal cast; in particolare i due attori protagonisti Nicole Kidman e Ewan McGregor stupirono il pubblico con le loro doti canore non essendo dei cantanti professionisti.
Nella storia sono presenti personaggi sia di fantasia sia realmente esistiti: fra questi vi è il pittore Henri de Toulouse-Lautrec (interpretato da John Leguizamo), uno dei massimi esponenti dello spirito bohémien, racchiudibile nelle quattro parole chiave del lungometraggio Libertà – Bellezza – Verità – Amore, ed il musicista Erik Satie (Matthew Whittet), che stando alle cronache dell’epoca era ancor più eccentrico e stralunato di come mostrato nel film. Moulin Rouge! è noto per mescolare la spettacolarità scenica ad un certo surrealismo, in linea con lo spirito della Parigi dell’epoca; dal punto di vista visivo, predominano i colori caldi, il rosso su tutti, alternati a toni cupi e freddi nelle scene drammatiche di maggior tensione. La sua uscita è stata considerata la “rinascita” del musical, un genere cinematografico che per molti anni era stato disertato dal cinema live action e tenuto in vita solo dai classici Disney d’animazione e il film è stato vincitore di due premi Oscar nel 2002, per la migliore scenografia e i migliori costumi, vincendo due statuette sulle otto nomination avute. È stato presentato in concorso al 54º Festival di Cannes.

Redazione Artesnews

Recent Posts

Spoleto. Teatro Caio Melisso. La Cantatrice Calva di Luciano Chailly, ossia, il teatro dell’assurdo

Spoleto (Pg), Teatro Caio Melisso, 4 settembre 2026 ore 20.30 80a Stragione Teatro Sperimentale A.…

2 ore ago

Milano. BAM. «Questa musica mi innamora». Čajkovskij alla Biblioteca degli Alberi

Milano | BAM. Biblioteca degli Alberi Milano | Back to the City Concert | 10…

17 ore ago

Merano, Kursaal. Il potere d’attrazione del pianoforte di Yuja Wang

Merano - Kursaal , lunedì, 07.09.2026, ore 20:30 Südtirol festival Merano/Merano 2026 Mahler Chamber Orchestra Teddy…

18 ore ago

Verona. Teatro Filarmonico. Gatti e la Staatskapelle Dresden aprono il Settembre dell’Accademia con la “Tragica” di Mahler

Teatro Filarmonico di Verona IL SETTEMBRE DELL’ACCADEMIA 2026 XXXV festival internazionale di musica Martedì 8…

2 giorni ago

Bayreuth. Festspiel 2026. Il Rienzi ritrovato

Festival di Bayreuth,  dal 26 luglio al 26 agosto 2026, ore 16 (recensione spettacolo del…

3 giorni ago

Parigi. La scena teatrale nella Ville Lumière. La rilettura di Kafka al Thèàtre Essaion

di Maria Pia Tolu APRES MIDI, PISCINE, AU THÉÂTRE ESSAION. TRATTO DA SETTE RACCONTI DI…

1 settimana ago