di Maria Pia Tolu
Parigi, Istituto Italiano di Cultura, 11 giugno 2026
MISTERO BUFFO
di Dario Fo
con Matthias Martelli
regia Eugenio Allegri
Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale
Spettacolo inserito nelle Celebrazioni per i Cento anni di Dario Fo promosse dalla Fondazione Fo Rame
Spettacolo in italiano
Il Direttore presenta la serata dedicata a Dario Fo di cui sarà celebrato il centenario: un centenario importante, avverte il Direttore. Dario Fo é una delle figure più emblematiche della cultura italiana. Si è scoperto che studió persino con Jacques Lecoq, il grande mimo francese. Dario Fo portò una fiaccola fiammeggiante e la passò come una nobile staffetta ai giovani attori di domani. Nel frattempo arriva un po’ in ritardo Huguette Hatem, la grande geniale traduttrice e linguista. Il Direttore la saluta e con ampio gesto la fa accomodare in prima fila, dicendo che é un patrimonio dell’umanità. Come non essere d’accordo con lui ? La serata é piena di celebrità Faremo conoscenza con Slava ,il grande mimo russo affascinante personaggio dalla lunga barba bianca. Apprenderemo che ha comprato un mulino e ne ha fatto un luogo magico. Ecco dunque lo spettacolo: gli autori sono Franca Rame e Dario Fo. Che ricordiamo vinse il Premio Nobel. Sottofondo di canti in dialetto, dialetti mescolati: il famoso grammelot, la lingua inventata da Dario Fo. L’attore esordisce con una nota canzone degli anni sessanta beffarda di Giorgio Gaber ” Il suo nome era….Cerutti Gino, gli amici al bar del Giambellino credevan fosse un drago. …in realtà era un mago. Dei furti .Chiede il protagonista al pubblico se lo conoscono perché alzano la mano in segno di assenso. Dice L’attore che l’opera di Dario Fo gli ha fatto e continua a fargli immaginare mondi e paesaggi. Grazie Dario, grazie Franca! Che scrissero per privilegiare gli oppressi contro quelli che compivano abusi. Le giullarate di Dario Fo attingono ai Vangeli apocrifi e l’artista milanese si può allegramente inventare che Gesù non cammina sul lago, ma ci si tuffa. Poi che Maria è si con l’angelo ma è pure in compagnia di qualcuno che si chiama Angelo. Poi si accenna al caro Giuseppe e a Gesù piccolino che non poteva giocare coi bimbi suoi coetanei perché lo trattano come uno straniero. La lingua, sottolinea il giovane attore é quella della giullarata, il grammelot. Poi parla dei giullari medioevali: inglesi e spagnoli che cantano e sanno poetare con una lingua ricca di suoni onomatopeici. Ma non finisce qui: c’è pure il grammelot sardo e quello francese. Evoca poi ì Re Magi che vanno verso Betlemme seguendo la guida delle stelle e dei pianeti un po’ spaventati. Poi ecco i cammelli che sgroppano con i re sopra e galoppano con I re sopra nel gran polverone del deserto. Tante immagini scorreranno davanti ai nostri occhi tra cui quelle di un bell’angelotto che a un certo punto avverte deciso con la sua bella spada di fuoco levata ” Su partite, in Egitto in Egitto ” a Giuseppe e Maria. Si passa indi ai miracoli: il piccolo Gesù fa volare un gato ( un gatto) .Poi voleranno sberle. Il pubblico é coinvolto in questa piéce di Dario Fo in cui si passa dal lazzo alla poesia fino alla tragedia umana e sociale. Un linguaggio che si muove nella linea dei giullari medioevali per rovesciare I malvagi e mostrando l’infondatezza delle loro ragioni. Duecentocinquanta repliche di questo bel monologo saranno rappresentate in tutto il mondo. Esilarante giullarata: l’attore é talentuosissimo e irridente quanto basta. Uno straordinario monologo che come dicono gli spettatori uscendo alla spicciolata entusiasti dopo aver fatto festa al giovane attore e al regista ci si augura di veder rappresentato ancora a Parigi.

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