di Franco Ballardini*
Riva del Garda, Auditorium del Conservatorio 23 giugno 2026 ore 21
In collaborazione con Verona Piano Festival
Stagione concertistica 2026
I premiati. Concorso pianistico Busoni Bolzano 2025. 3° Premio
Christos Fountos, pianoforte
Franz Joseph Haydn
Piano Sonata inRe magg, Hob XVI:24
Allegro-Adagio (re minore)-Finale. Presto
Robert Schumann
Fantasiestücke Op.111
1. Molto vivace e appassionatamente 2. Piuttosto lento 3. Con forza, assai marcato
Aleksandr Skrjabin
Sonata n. 4 in fa diesis maggiore, op. 30
Andante. Prestissimo volando
Maurice Ravel
Gaspar de la nuit

Tre poemi per pianoforte da Aloysius Bertrand
Ondine- Lent (do diesis maggiore) Dedica: Harold Bauer
Le gibet- Très lent (mi bemolle minore) Dedica: Jean Marnold
Scarbo- Modéré (si maggiore) Dedica: Rudolph Ganz
Fryderyk Chopin
Andante Spianato et Grande Polonaise Brilliante
Cinque ritratti pianistici di Christos Fountos

Sussurrare, mormorare, bisbigliare, borbottare… quanti sono i modi di parlare a bassa voce? E poi c’è il modo opposto, e tutti i possibili gradi intermedi. Anche in musica è così e la prima dote del bravo interprete (come del bravo attore di teatro) è proprio quella di saper dosare la quantità e qualità del suono, aumentare un crescendo e diminuire un mezzoforte, sfumare intensità e timbri o differenziarli più nettamente, fra il prima e il dopo oppure fra voci simultanee e sovrapposte. Una capacità non solo tecnica, s’intende, ma usata a senso, per sottolineare una frase o una nota, attenuare o dissimulare un’affermazione, mostrare i diversi piani di un’intricata polifonia, far emergere lentamente dal grave una progressione ascendente mentre la mano destra canta una melodia acuta… Christos Fountos – pianista cipriota, poi perfezionatosi a Londra, quindi concertista in varie parti d’Europa e terzo premio al Concorso Busoni 2025 – ha questa capacità e l’ha ampiamente confermato nel recital tenuto martedì 23 giugno nell’auditorium del Conservatorio per gli Amici della musica a Riva del Garda. Superfluo aggiungere annotazioni sulla sua assoluta padronanza tecnica dello strumento e del repertorio presentato – eseguito a memoria, è ovvio – o spendere parole sull’agilità virtuosistica dei passi veloci, sull’esattezza dell’esecuzione. Inezie, se paragonate alle raffinatezze interpretative.

Già la classica, nitida Sonata in re maggiore di Haydn (Hob XVI 24, 1773) era subito liberata dal clichè delle notine ribattute e dei belletti rococò, per proporne fin dal principio una tenue ma continua metamorfosi dinamica pur all’interno di un breve inciso, o evidenziarne la melodia in controtempo dell’Adagio, senza mai uscire dal senso della misura settecentesco ma riempiendolo di rifiniture e contenuti affettivi. Quasi brusco era quindi il passaggio al magmatico ribollire del pianismo schumanniano nel primo dei Fantasiestücke op. 111 (1851), poi stemperato, nel secondo, in delicate melodie “fanciullesche”, interrotte però da un tema più animato e poi riprese, e scandito, nel terzo, da accordi ritmicamente più marcati, intercalati anche qui da composte armonie di corale ornate da un’ondulata linea ripetuta. Ancora un altro mondo si apriva con la polifonia brulicante e l’armonia straniante della Quarta Sonata op. 30 di Skrjabin (1903), col suo caleidoscopio di note progressivamente espanse all’intera tastiera e puntualmente illuminate senza mai perdere il filo del discorso.Un invito a nozze dunque, per un siffatto pianista, il Gaspard de la nuit di Ravel (1908), con le sue idées fixes – i veloci bicordi ribattuti di Ondine e la lenta oscillazione de Le gibet (la forca) – circondate da ipnotici intervalli reiterati e progressioni armoniche cromatiche, e le acrobazie incontenibili dello gnomo Scarbo, le sue capricciose intemperanze, pur sempre basate su elementi ostinati ma saltando dall’uno all’altro in una parossistica intensificazione timbrica, ritmica, armonica (di colori differenti, figure percussive, clusters dissonanti) trattenuta ogni tanto da improvvisi silenzi e attese, enfatizzati dall’interprete come veri e propri coups de théâtre. Logico a questo punto concludere con una grande pièce di Salonmusik come l’Andante spianato et Grande polonaise brillante di Chopin (1831-34), prolungandone il gesto lirico nell’ampia melodia e colorandone con grappoli di suoni i volteggi della danza.
Un godimento dei sensi insomma, ma, a ripensarci, anche un’attenta rilettura dei cinque autori, cinque ritratti pianistici delineati con accurata ricerca del particolare stilistico proprio di ciascuno. Fuori, nell’afosa calura della serata estiva, Giove pluvio si limitava a qualche lampo per non disturbare.

mostbet

*Docente di Storia della della Musica al Conservatorio Statale di Musica F.A.Bonporti di Trento sez. Riva del Garda (Tn)

 

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