Attualità-Approfondimenti

Bergamo. I Tarocchi viscontei riuniti all’Accademia Carrara

Tarocchi. Le origini, le carte, la fortuna  —  Accademia Carrara, Bergamo. 27 febbraio – 2 giugno 2026 ·  a cura di Paolo Plebani

C’è una scena che vale da sola il viaggio a Bergamo. Settantaquattro carte disposte nella penombra di una sala, alcune dorate come ex voto, altre percorse da un blu quasi minerale, tutte di dimensioni poco più grandi di un palmo. Sono i tarocchi del Mazzo Colleoni, riuniti per la prima volta dopo oltre un secolo: ventissei venivano da qui, dall’Accademia Carrara, trentacinque dalla Morgan Library & Museum di New York, tredici da una collezione privata. Insieme, di nuovo, formano il complesso figurativo quattrocentesco più completo che ci sia pervenuto, e il risultato visivo è di quelli che sospendono il respiro. Che questa fosse un’occasione rara, lo si sapeva da tempo nel mondo degli studi. Che la mostra costruita intorno a essa fosse destinata a diventare l’evento dell’anno nel panorama italiano — e forse europeo — per la storia dell’arte medievale e rinascimentale, lo si capisce appena si attraversa la prima sala.
Tarocchi. Le origini, le carte, la fortuna, curata da Paolo Plebani, conservatore dell’Accademia Carrara, è il frutto di un lavoro avviato nel 2021 e proseguito con quella pazienza metodica che distingue la ricerca seria dalla programmazione opportunistica. Plebani, che ha potuto approfondire i propri studi anche grazie a un periodo alla National Gallery of Art di Washington, ha costruito un percorso in sette sezioni che abbraccia quasi sette secoli di storia — dal Trecento ai giorni nostri — senza mai cedere alla tentazione del catalogo enciclopedico. La mostra ha una tesi, un filo: i tarocchi sono un oggetto culturale che ha saputo cambiare uso e significato restando se stesso. È questa capacità di metamorfosi, non il presunto mistero esoterico, la ragione della loro inesauribile fortuna. La collaborazione con la Morgan Library & Museum di New York — che nel giugno 2026 accoglierà a propria volta una selezione delle carte bergamasche nella mostra Tarot! Renaissance Symbols, Modern Visions — dà la misura dell’ambizione e della solidità del progetto. Ai prestiti americani si aggiungono opere provenienti dalla Bibliothèque nationale de France, dalla Beinecke Rare Book and Manuscript Library di Yale, dal Metropolitan Museum of Art, dalla National Gallery of Art di Washington, dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, dal Castello Sforzesco e dalla Pinacoteca di Brera, dalla Galleria Sabauda di Torino, dalla Peggy Guggenheim Collection di Venezia. Una rete di relazioni internazionali che un museo di medie dimensioni come la Carrara ha saputo costruire e attivare con efficacia notevole.
Milano e i Visconti: dove i tarocchi prendono forma
I tarocchi dei Visconti, affronta la questione delle origini geografiche con una risposta che le ricerche più recenti tendono a confermare: Milano occupa un ruolo centrale. Già intorno al 1412 Marziano da Tortona aveva ideato per Filippo Maria Visconti un mazzo di carte con eroi mitologici, dipinto da Michelino da Besozzo, una sorta di proto-tarocco di cui la mostra espone il Tractatus de deificatione sexdecim Heroum (Parigi, Bibliothèque nationale de France), l’unica testimonianza superstite dell’impresa. Da questa matrice viscontea nascono i mazzi più antichi e preziosi conservati: i Tarocchi Visconti di Modrone, attribuiti a Bonifacio Bembo e bottega (circa 1440-1442), visibili in mostra attraverso i fogli della Beinecke Library di Yale, e i Tarocchi Brambilla (circa 1442-1444), oggi alla Pinacoteca di Brera.
La meraviglia del Mazzo Colleoni — cuore pulsante dell’intera esposizione — va collocata in questo contesto. Commissionato da Francesco Sforza, che sposò nel 1441 Bianca Maria Visconti e resse il Ducato di Milano dal 1450 al 1466, il mazzo fu realizzato intorno al 1455-1460 da Bonifacio Bembo (con la probabile collaborazione del fratello Ambrogio), mentre sei carte furono aggiunte in un secondo momento da Antonio Cicognara, probabilmente tra il 1480 e il 1490.
La qualità esecutiva è straordinaria: tempera, inchiostro, oro e argento su cartoncino, ogni carta un piccolo capolavoro di miniatura cortese. L’Imperatore è una presenza monumentale in un formato tascabile; la Morte, con il suo scheletro agitato, ha una forza espressiva che non soffre il confronto con nessuna danse macabre coeva. Accanto alle carte, la mostra espone il ritratto pisanelliano di Francesco I Sforza — una medaglia in lega di rame del corpus bergamasco — e i ritratti di Francesco e Bianca Maria Visconti attribuiti alla bottega di Bonifacio Bembo, oggi alla Pinacoteca di Brera, che aggiungono volti ai nomi dei committenti.
Vale la pena ricordare che Italo Calvino aveva intuito per primo, con lo sguardo dello scrittore, la potenza narrativa di queste carte. Il castello dei destini incrociati (1973), nato da un’idea avviata già nel 1969 con la pubblicazione in facsimile del mazzo per i tipi di Franco Maria Ricci, usa i tarocchi come macchina combinatoria per generare storie: la mostra rende omaggio a questa dimensione letteraria nella sezione Biblioteca dei Tarocchi, esponendo fotografie di Mario Monge che ritraggono Calvino nelle vesti del Bagatto, e la corrispondenza autografa tra lo scrittore e l’editore parmense, conservata nell’Archivio della Fondazione Franco Maria Ricci al Labirinto della Masone di Fontanellato.
La quinta sezione — Dai Trionfi ai Tarocchi divinatori — è forse la più storicamente densa, e anche quella dove il lavoro critico del curatore si mostra nella sua forma più rigorosa. All’inizio del Cinquecento il gioco cambia nome: da Trionfi a Tarocchi. L’invenzione della stampa ne moltiplica gli esemplari e ne democratizza la circolazione, portando le carte ben oltre le mura dei palazzi. I Tarocchi Rosenwald (Washington, National Gallery of Art), i Tarocchi di Catelin Geofroy (Lione, 1557, Museum Angewandte Kunst di Francoforte) e i Tarocchi di Jean Noblet (Parigi, 1659, Bibliothèque nationale de France) documentano questa transizione con pezzi di rara conservazione.

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Dalla stampa all’esoterismo: la svolta del Settecento
La svolta decisiva — quella che trasforma un gioco in oracolo — avviene nella Parigi illuminista della fine del Settecento. Antoine Court de Gébelin nel 1781, e il cartomante Jean-Baptiste Alliette (noto come Etteilla) pochi anni dopo, sostengono — senza alcun fondamento filologico — che i tarocchi discendano da un antico testo sacro egizio, il Libro di Thot. L’ipotesi è storicamente infondata, come la critica ha ampiamente dimostrato, ma la sua efficacia simbolica è inarrestabile: da quel momento i tarocchi entrano nell’immaginario esoterico europeo e non ne usciranno mai più. La mostra espone il fondamentale volume di Court de Gébelin (Du jeu des Tarots, 1781, Milano, Biblioteca Nazionale Braidense) e la serie di tavole di Etteilla (Parigi, 1788, Bibliothèque nationale de France), lasciando al visitatore il compito di giudicare il salto culturale tra la miniatura sforzesca e la cartomanzia da salotto. È una distanza enorme, eppure le immagini sono le stesse: è cambiato il codice di lettura, non il repertorio figurativo.

Un museo che sa fare mostre
Qualche osservazione critica è d’obbligo. La sezione contemporanea, nella sua ampiezza, potrebbe beneficiare di una selezione più rigorosa: il salto tra Carrington e Clemente è culturalmente vastissimo, e il rischio di una certa dispersione non è sempre evitato. Il catalogo edito da Silvana Editoriale — 256 pagine, con saggi di Tessel M. Bauduin, Luca D’Onghia, Peter Forshaw, Paolo Plebani, Federica Pozzi, Alessandra Rizzi e Giulia Zaccariotto — è invece un volume autonomo e necessario, che offre allo studioso strumenti che la mostra stessa, per ovvie ragioni di spazio, non può sempre sviluppare.
Ma la valutazione complessiva non può che essere positiva, e con forza. Tarocchi. Le origini, le carte, la fortuna è una mostra che fa quello che le mostre di storia dell’arte dovrebbero sempre fare: usa il pretesto della riunione eccezionale (il Mazzo Colleoni) per costruire un’argomentazione storiografica coerente, capace di rispondere alle domande fondamentali senza mai cedere alla semplificazione. Chi sono questi oggetti? Come sono nati? Come hanno cambiato funzione mantenendo la stessa forma? Perché continuano ad affascinarci?
Bergamo, che ha attraversato negli ultimi anni una stagione di rinascita culturale culminata con la Capitale della Cultura del 2023, guadagna con questa mostra una nuova eccellenza nel panorama museale europeo. L’Accademia Carrara ha dimostrato che un museo di dimensioni medie, con collezioni di straordinario valore ma non sempre al centro dei circuiti internazionali, può produrre un evento di portata mondiale attraverso la qualità della ricerca e la capacità di costruire relazioni. È una lezione che vale la pena imparare.

Le settantaquattro carte del Mazzo Colleoni rimarranno riunite solo fino al 2 giugno. Poi torneranno divise: ventissei a Bergamo, trentacinque a New York, tredici da qualche altra parte. Il tempo di guardarle bene è adesso.

SCHEDA
Tarocchi. Le origini, le carte, la fortuna
Bergamo, Accademia Carrara
27 febbraio – 2 giugno 2026
Catalogo: Silvana Editoriale, a cura di Paolo Plebani, 256 pp., € 32
www.lacarrara.it

Redazione Artesnews

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