Rovereto, MART, 06 dic 2025 | 03 mag 2026
Luigi Bonazza. Tra Secessione e Déco.
A cura di Alessandra Tiddia. Allestimento di Ruffo Wolf
A quarant’anni dall’ultima grande mostra a lui dedicata, il Mart presenta un’ampia retrospettiva sull’artista trentino Luigi Bonazza. Formatosi nel clima della Secessione viennese, Bonazza fu uno dei protagonisti del fermento culturale di inizio secolo, in quel Trentino che fu cerniera tra mondi culturali diversi ma profondamente legati tra loro.
A cura di Alessandra Tiddia, in un allestimento disegnato da Ruffo Wolf, la retrospettiva Luigi Bonazza. Tra Secessione e Déco presenta al pubblico 300 opere, tra dipinti, disegni, incisioni, oggetti e documenti d’archivio.
Dieci sezioni cronologiche e tematiche (Un trentino a Vienna ai tempi della Secessione; Da Trento a Vienna e ritorno; Il nudo tra incisione e decorazione; I disegni; Orfei moderni: Bonazza e D’Annunzio; Il mito dell’eroe: aviatori e martiri trentini; L’arte pubblica tra sacro e profano; I ritratti; I paesaggi; Artisti “trentini/viennesi”) illustrano il percorso artistico e umano di Bonazza valorizzando al contempo uno dei più preziosi patrimoni trentini, in parte conservato dalla Provincia di Trento, tramite il Mart e la Soprintendenza per i beni culturali, e in parte diffuso tra edifici pubblici, privati, chiese e collezioni. Numerose anche le opere provenienti da Vienna, in particolare dal Belvedere, dalla Klimt-Foundation e dal MAK – Museum für angewandte Kunst (Museo di arte applicata).
Luigi Bonazza può essere definito un artista ponte tra due mondi culturali. Nato ad Arco Contea del Tirolo in quella parte di impero asburgico al confine meridionale con l’Italia. Formatosi alla Scuola Reale Elisabettina di Rovereto e poi trasferitosi a Vienna nel 1897 per completare gli studi alla Kunstgewerbeschule, lavorò per 12 anni nella capitale austriaca affittando anche un atelier di pittura. Dopo aver seguito gli insegnamenti di Felician von Myrbach che lo avvicinarono alle tecniche dell’incisione e dell’acquerello e successivamente quelli di Franz von Matsch, artista che lavorava con i fratelli Klimt, Bonazza ricevette numerose commissioni e collaborò a lungo e con successo con alcune riviste europee, sempre mantenendo stretti contatti con l’ambiente culturale italiano e con la sua terra in cui fece ritorno nel 1911.
Il percorso espositivo amplia lo sguardo anche a questi artisti che gli furono maestri a Vienna, dove Bonazza frequentò la Kunstgewerbeschule, Scuola di arti applicate, o che formano nell’allestimento un cannocchiale visivo, dall’orizzonte alto, verso il capolavoro di Bonazza. L’artista, dopo essere fuggito a Milano nel 1914 trovando impiego come disegnatore presso le Officine Caproni di Vizzola Ticino, fece poi ritorno a Trento solo alla fine del primo conflitto mondiale ottenendo l’incarico di professore ordinario all’Istituto Tecnico e partecipando attivamente alla fondazione del Circolo Artistico Trentino e alla promozione dell’attività della SAT (Società alpinistica Tridentina).
Continuò ad avere grande successo nella sua carriera attraversando indenne tra i vari movimenti pittorici che dominavano il panorama dell’arte europeo, ma rimanendo fedele alla pittura figurativa che si evolve assumendo negli stili che segnarono i movimenti della prima metà del secolo scorso. La ritrattistica è lo specchio di questa evoluzione: dai grandi e minuziosi ritratti ad olio di fine ottocento al divisionismo e alla frammentazione dello sfondo dove la figura emerge nella sua nitidezza e personalità. E così il paesaggio che si dissolve in pennellate.
Oltre alla Leggenda di Orfeo, suo capolavoro, la mostra raccoglie 206 opere di Bonazza contribuendo non solo alla promozione presso il grande pubblico di uno dei più talentuosi artisti trentini, ma anche alle ricerche di studiosi, appassionati e conoscitori del suo lavoro.
Il percorso mostra procede, tra tecniche e formati diversi, tra riferimenti all’epica e alle saghe degli eroi, fino al rapporto con Gabriele d’Annunzio, ai ritratti di Cesare Battisti e degli altri irredentisti, come dei suoi mentori trentini. Interessanti i paesaggi dipinti in tarda età, tra le montagne e i laghi del suo Trentino tra stile divisionista e simbolismo pittorico.
Da Villa Bonazza provengono infine dodici opere: i dipinti Notturno, La nascita del giorno, Acqua zampillante, Sirene, Deposizione, Aurora, alcuni studi, qualche paesaggio, le acqueforti che raffigurano Dante Alighieri e Gabriele d’Annunzio. In occasione della mostra e grazie alla disponibilità dei proprietari, la Fondazione Bruno Kessler e il Mart hanno realizzato uno street view in 3D per permettere a visitatori e visitatrici di esplorare virtualmente la Villa, tramite uno schermo touch screen.
Il mito di evolve dalla secessione all’Art Decò, al espessionismo che emerge nelle incisioni la pittura di Bonazza si rivolge al sacro con i suoi dipinti per piccole chiede si montagna o periferiche in stretta collaborazione con gli architetti conterranei Ettore Sottsass, Giorgio Wenter Marini, tra l’altro collegi studenti in quella fucina di idee che fu la Reale scuola Elisabettiana di Rovereto che credeva nella dimensione sociale dell’arte, collocate in chiese e palazzi trentini e che in diversi casi sono in stato di degrado o non accessibili, come la stessa Casa Bonazza (visitabile virtualmente in mostra), affinché ottengano la meritata attenzione.
Ma in chiusura della mostra l’attenzione è rivolta anche a quegli artisti che a Trento appresero il suo insegnamento, da Luigi Ratini a Giorgio Wenter Marini, Francesco Trentini, Dario Wolf e Stefano Zuech.
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