Il cerchio di gesso del Caucaso
Testo di Bertolt Brecht
Traduzione francese di Georges Proser
Diretto da Emmanuel Demarcy-Mota
Con la compagnia del Théâtre de la Ville: Élodie Bouchez, Marie-France Alvarez, Ilona Astoul, Céline Carrère, Jauris Casanova, Valérie Dashwood, Philippe Demarle, Edouard Eftimakis, Sandra Faure, Gaëlle Guillou, Sarah Karbasnikoff, Stéphane Krähenbühl, Gérald Maillet, Ludovic Parfait Goma, Jackee Toto
Collaborazione artistica e assistente alla regia Julie Peigné
Scenografia Natacha le Guen de Kerneizon, assistita da Celine Diez
Costumi Fanny Brouste, assistita da Lucile Charvet
Design luci Thomas Falinower, Emmanuel Demarcy-Mota, assistita da Erwan Emeury
Musica di Arman Méliès Sound design
Flavien Gaudon, Victor Koeppel
Produzione Théâtre de la Ville-Parigi
ph.©jean louis fernandez
Sulla scena la dura fantastica fiaba teatrale di Berthold Brecth che si rifece a un’antica leggenda cinese. Lo spettacolo fu presentato all’inizio del secolo scorso in questo stesso teatro che si chiamava Théâtre des Nations.Fu già all’epoca un grande successo soprattutto per certuni. Come Roland Barthes ed Elsa Triolet che descrisse con cura l’origine del racconto del Berlinese lodandone l’anticomformismo e l’umanesimo. Questi principi sembrano gli stessi che ispirano il regista, anche direttore del Théâtre de la Ville. Sul palco ecco un gruppo di personaggi abbigliati di nero che prudenti e uniti come se fossero una lieve nube scura, si spostano da destra a sinistra: sono i popolani. C’è stato un colpo di stato in un ducato del Caucaso e il governatore é stato eliminato. La sua testa mozzata campeggia simile a una maschera primitiva su un palo. ” Quando i sovrani cadono ,cadiamo anche noi ” dicono. Ecco la regina stolta, bellissima e altera ( la superba attrice Marie- France Alvarez che interpretava un ruolo fatale nel Sogno di mezza estate di Emmanuel Demarcy-Mota) che seccata cerca di salvare i gioielli. Tra parentesi indossa dei preziosi orecchini dorati che le stanno d’incanto e reclama i suoi fastosi manti ed abiti da sera con il suo corteggio di suddite fedeli.
Ci sarà poi come uno scoppio di scintille: l’entrata in scena dello scrittore che se ne sta in una casetta sugli alberi ed emette qualche sentenza qua e là quando è interpellato mentre legge e bruscamente risponde con voce buffa ai suoi interlocutori che stanno ai piedi dell’albero. É interpretato dalla frizzante, androgina, bravissima Valérie Dashvoood che finirà per scendere dall’albero e che dopo svariate acrobazie e confronti aspri con i paesani, finirà per ricoprire il ruolo del giudice Asdek. Con la sua bella cappa rossa bordata di ermellino. All’inizio incorrerá in aberrazioni e paradossi, ma come lui dice: Il tempo non sta nei suoi confini, ma é il nostro tempo. Vedremo poi il figlio della contesa al centro della scena divenuto adolescente con una capigliatura color arancio attraversare la scena intonando canti inglesi.
Sul programma di sala si legge la frase di Brecth:
Retenez l’avis :
Que toute chose au monde révienne à ceux qui lui sont utiles:
L’enfant aux êtres maternels pour qu’ils grandidsent bien.
La voiture au bon conducteur que sans heurte soit le chemin.
La vallée aux irrigateurs ,pour qu’en fruits elle soit sensible.
Grandi applausi,spettacolo riuscitissimo.Da vedere assolutamente fino al 20 febbraio.
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