Arte

Tenno (Tn). Casa Artisti G.Vittone a Canale di Tenno. Tra un filò di poesia e una mostra internazionale

Il 6 gennaio si è conclusa l’attività espositiva della Casa degli Artisti G. Vittone a Canale di Tenno (Tn), una struttura culturale che dal 1964 presidia un piccolo borgo rimasto sospeso nel tempo e nello spazio, integro nelle sue strutture abitative anche se ristrutturate nella volontà di renderlo un borgo abitato.
L’attuale direzione di Roberta Bonazza, esperta nella comunicazione culturale si è attivata in questi ultimi anni  a far colloquiare la struttura, con mostre e con eventi, sia con il territorio  che conserva ancora una propria collocazione agricola e montana,  che con i movimenti della cultura contemporanea. Un turismo mordi e fuggi sta sfiorando quest’area ponte tra il lago di Garda e il comprensorio delle Dolomiti di Brenta tra Mercativi di Natale, e il richiamo estivo del Lago di Tenno, piccolo specchio d’acqua, che una pubblicità improvvisa sui social l’ha fatto diventare una attrazione turistica facendosaltare alcuni equilibri sociali del territorio. Casa artisti  permane un presidio con la sua struttura che conserva il suo aspetto di massiccia casa di montagna di pietra e legno.
Questa stagione artistica infatti si è chiusa con un pomeriggio che ha rievocato i tempi del Filò, ossia dello stare assieme in una spazio anche ristretto, una volta era la stalla luogo caldo, a raccontare. Alessandro Parisi, responsabile dell’Associazione G.Floriani (in onore del poeta dilaettale di Riva del Garda) è un cultore della poesia dialettale che cerca di raccogliere attorno all’associazione i cultori della poesia dialettale, non come forma di nostalgia ma come forma di ecologia del territorio. Ecco che a lui è stata affidata la conduzione di questo  incontro letterario nella cucina antica della casa con tanto di camino con le sedute attorno al fuoco a raccogliere testimonianze di chi ancora pratica la scrittura in idioma locale, una scrittura dialettale che è anche ricerca antropologia.

Giorno di chiusura anche della mostra dedicata alle illustrazioni delle Favole di La Fontaine
dell’artista francese André Quellier (1925-1910). Nato e vissuto a Parigi, già all’età di undici anni inizia a dipingere e nel 1941, quindicenne, entra all’École nationale supérieure des beaux-arts. A vent’anni vince il suo primo premio, il Prix de l’Institut, e due anni dopo inizia a collaborare con Katherine Dunham, celebre ballerina, coreografa, antropologa e attivista per i diritti civili, per la quale realizza sia scenografie sia bozzetti dei ballerini, illustrando in seguito il suo libro «Les danses d’Haïti». Nel 1951 presta la sua abilità di illustratore alle edizioni della Maison Neuve, e quattro anni più tardi vince il premio Casa Velasquez, che gli permette di diventare residente della celebre istituzione madrilena. Poco interessato all’arte moderna, è attratto dal mondo dello spettacolo e nel 1961 realizza una delle sue creazioni più famose: una serie di oltre cento dipinti dedicati al grande mimo Marcel Marceau, nonchè a ritratti dedicato a Brigitte Bardot. Artista fuori dai movimenti della contemporaneità, si è indirizzato al recupero della pittura iperrealista e alla riscoperta dell’iconografia del Rinascimento italiano.

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Mostra intrigante che ci rimanda all’antica iconografia delle stampe antiche, raffinate e dettagliate. Una vera sfida, quella intrapresa da André Quellier (Parigi, 1925-2010) a partire dal 1991, in occasione del 300° anniversario della morte di Jean de La Fontaine (1621-1695): sei anni di lavoro per la trasposizione pittorica delle sue 245 favole, ispirandosi alle illustrazioni di Jean-Baptiste Oudry (1686-1755), che le realizzò all’inizio degli anni Trenta del Settecento con pennello e inchiostro nero, oggi purtroppo disperse.
Un progetto espositivo ambizioso ma che rientra nella logica gestionale della Casa Artisti alla ricerca di connessioni territoriali. Qui è la figlia dell’artista, Isabelle che in una intervista sul quotidiano locale It ripercorre le origini trentine, anzi roveretane della famiglia discendete dagliAlberti Poja, nobiltà vescovile trentina a cui nome è legato il Palazzo Alberti Poja di Rovereto attuale sede di istituzioni culturali della città della Quercia. In questa occasione Isabelle Quellier racconta i suoi profondi legami con Rovereto, le sue amicizie, nonostante il suo girovagare per il mondo.

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Ed ecco che si riallacciano storie passate e modernità, attualità e memoria, filo rosso dell’attività della Casa Artisti G. Vittone di Tenno (Tn). In attesa della sua riapertura  nella prossima primavera.

Federica Fanizza

Laureata in Filosofia all'Università di Bologna e curatrice degli archivi comunali di Riva del Garda, ha seguito un corso di specializzazione in critica musicale a Rovereto con Angelo Foletto, Carla Moreni, Carlo Vitali fra i docenti. Ha collaborato con testate specializzate e alla stesura di programmi di sala per il Maggio Musicale Fiorentino (Macbeth, 2013), Festival della Valle d'Itria (Giovanna d'Arco, 2013), Teatro Regio di Parma (I masnadieri, 2013), Teatro alla Scala (Lucia di Lammermoor, 2014; Masnadieri 2019), Teatri Emilia Romagna (Corsaro, 2016) e con servizi sulle riviste Amadeus e Musica. Attualmente collabora con la rivista teatrale Sipario. Svolge attività di docenza ai master estivi del Conservatorio di Trento sez. Riva del Garda per progetti interdisciplinari tra musica e letteratura. Ospite del BOH Baretti opera house di Torino per presentazioni periodiche di opere in video.

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