di Paolo De Leo
Giffoni Valle Piana – Tra le luci dei red carpet, le star internazionali e le anteprime più attese dell’anno, c’è un momento della 56esima edizione del Giffoni Film Festival che promette di lasciare il segno più di ogni altro. Non un red carpet, non una première hollywoodiana, ma un ricordo. Un abbraccio silenzioso tra il Festival e la storia del Paese.
Il 18 luglio, nella sezione IMPACT!, saliranno sul palco Giulio e Giovanni Napolitano per raccontare, insieme al libro “Il mondo sulle spalle” scritto da Giulio, la figura del padre: il Presidente Giorgio Napolitano. Sarà l’occasione per riportare alla memoria la sua storica visita a Giffoni nel 2010, in occasione del quarantennale del Festival – un legame che, quindici anni dopo, si rinnova attraverso le parole dei figli e la commozione di una platea di ragazzi che quella visita, probabilmente, non l’ha vissuta ma che ne conosce il peso simbolico.
È un momento che racchiude il senso più profondo di questa edizione, dedicata al tema “Le cose impossibili”: la capacità di un festival nato per e con i giovani di farsi anche custode della memoria collettiva, trasformando un ricordo istituzionale in un’esperienza umana condivisa con migliaia di giurati.
Non l’unico cuore pulsante dell’edizione.
Il tributo a Napolitano non sarà l’unico momento capace di scuotere le emozioni del pubblico. Il Festival ha scelto, ancora una volta, di non guardare altrove di fronte ai temi più difficili del presente.
Il 18 luglio arriverà a Giffoni “Se domani non torno”, il film di Paola Randi ispirato al libro Cara Giulia di Gino Cecchettin e Marco Franzoso. Con Filippo Timi nei panni di Gino Cecchettin, l’anteprima racconterà il percorso di una famiglia che ha scelto di trasformare il proprio dolore in un impegno pubblico contro la violenza di genere. Un racconto intimo, che a Giffoni troverà una platea di ragazze e ragazzi chiamati a confrontarsi direttamente con un tema che li riguarda da vicino.
Accanto a questo, il Festival riporta anche la testimonianza della famiglia di Giulio Regeni, insieme all’avvocata Alessandra Ballerini, con la proiezione del docufilm “Giulio Regeni, tutto il male del mondo” di Simone Manetti: un appuntamento che da anni rappresenta uno dei momenti di maggiore intensità civile della manifestazione. Un festival che sceglie di sentire, prima ancora che di raccontare.
Sono storie diverse, ma che a Giffoni si tengono per mano attorno a un’unica idea: il cinema e l’incontro come strumenti per attraversare ciò che sembra impossibile da affrontare, elaborare, superare. Lo ha detto con chiarezza il direttore artistico Luca Apolito nel presentare il programma: un festival “da attraversare come si attraversa un’epoca”, capace di tenere insieme il buio della sala e la luce della festa. Dal 17 al 25 luglio, tra le oltre cento produzioni in concorso e i grandi nomi dello spettacolo internazionale, sarà proprio in questi momenti di raccoglimento – un ricordo di Stato, una famiglia che racconta il proprio dolore, una battaglia di verità che continua – che Giffoni56 mostrerà il suo volto più autentico: quello di una comunità di migliaia di giovani che non si limita a guardare storie, ma impara ad ascoltarle.
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