di Paolo De Leo
C’è un momento, ogni anno, in cui la Sala Truffaut smette di essere una semplice sala e diventa qualcos’altro: un cuore che batte all’unisono per centinaia di ragazzi che hanno guardato, giudicato, pianto e sorriso davanti a storie venute da ogni angolo del mondo. Ieri sera quel momento si è ripetuto, e con esso si è chiusa la 56ª edizione del Giffoni Film Festival. Ma questa volta, dietro l’applauso finale, c’era qualcosa di diverso. Qualcosa che somiglia molto a un passaggio di testimone.
E in questo passaggio generazionale c’è anche il segno più bello di continuità nel cambiamento: Giffoni Sport, creatura nata dall’anno zero proprio dalla visione del nuovo direttore, oggi format consolidato capace di intrecciare i valori dello sport — sacrificio, squadra, resilienza — con quelli che da sempre animano il festival. Un nuovo ramo che cresce dallo stesso albero, con la stessa linfa di sempre: la voglia di emozionare i giurati e rendere ogni edizione più necessaria della precedente.
Se dovessimo cercare un filo conduttore fra i film premiati quest’anno, lo troveremmo tutto in tre parole: squadra, coraggio, resistenza. Sono i temi che i giovani giurati hanno riconosciuto, votato, amato — perché sono gli stessi temi con cui ogni giorno si misurano loro, adolescenti che stanno imparando cosa significhi non arrendersi.
C’è il ragazzo asmatico che insegue il sogno impossibile di giocare nella nazionale di calcio. C’è il bambino che, nonostante la malattia, insegna alla “Piccola Mietitrice” cosa significhi davvero vivere. Ci sono i chierichetti che scelgono un piano folle pur di non voltare le spalle all’ingiustizia. C’è il quindicenne introverso che ritrova se stesso attraverso lo scatto di una fotocamera. E c’è l’incontro, delicatissimo e potente, tra una giovane tutor di scrittura e un ex senzatetto dal talento nascosto — una storia di riscatto che ha conquistato anche il premio per la Miglior Fotografia.
Sono storie diverse, lingue diverse, continenti diversi. Ma messe una accanto all’altra raccontano la stessa cosa: che si può cadere, che si può essere fragili, malati, soli, incompresi — e che si può comunque scegliere di rialzarsi.
Tutti i vincitori di Giffoni 56
I lungometraggi
Elements +6 — Garuda – Dare to Dream (Indonesia), di Ronny Gani Un ragazzo tredicenne, l’asma che lo frena, il sogno della nazionale di calcio che non smette di chiamarlo.
Elements +10 — Just call me Frida (Germania), di Katja Benrath Un bambino affetto da una malattia autoimmune diventa, senza saperlo, il maestro di vita di Frida, la “Piccola Mietitrice”.
Generator +13 — The Altar Boys (Polonia), di Piotr Domalewski Un gruppo di chierichetti si ribella alle ingiustizie sociali con un piano tanto rischioso quanto necessario.
Generator +15 — Morten (Estonia/Lituania), di Ivan Pavljutskov Un quindicenne introverso ritrova se stesso tra scatti fotografici e incontri che cambiano una vita.
Generator +18 — You Believe in Angels, Mr. Drowak? (Germania/Svizzera), di Nicolas Steiner Il legame tra una giovane tutor di scrittura e un ex senzatetto dal grande talento: una storia di riscatto che si aggiudica anche il premio per la Miglior Fotografia.
Gex Doc (Documentari) — One in a million (Germania), di Itab Azzam e Jack MacInnes Dieci anni di vita raccontati in un documentario: il percorso di Israa, dalla Siria alla Germania e ritorno.
Elements +3 — Snorri, catch me if you candy! (Germania), di Thierry Marchand — un’animazione 3D dedicata a un piccolo, indimenticabile polpo.
Elements +6 — The Little Hotel Detective (Olanda), di Julia van Braak.
Elements +10 — Il Murales del Campione (Italia), di Massimiliano Pacifico.
Parental Experience — Where We Sit Together (Taiwan), di Joshua Yang.
I premi speciali
Zecchino d’Oro Award (Colonna Sonora): The Winter Cat – Il Gatto Inverno (Italia)
CONAI Special Award: Alby – The Last Tree (Italia)
Lete Special Award: Garuda: Dare to Dream (Indonesia)
Ecopneus Special Award: Splish Splash Forever! (Svizzera)
ECFA Award (Miglior film europeo per ragazzi): Mira (Danimarca)
ACEC Award: Nipster (Svezia)
CONOU Special Award & Premio CGS (+15): Morten (Estonia/Lituania)
Premio CGS (+18): You Believe in Angels, Mr. Drowak? (Germania/Svizzera)
Un’eredità che continua a crescere
Alla fine di ogni edizione di Giffoni resta sempre la stessa sensazione: che qualcosa di autentico sia successo davvero, sotto gli occhi di tutti. Quest’anno quella sensazione ha un peso in più, perché per la prima volta le nove giornate di emozioni non sono state semplicemente vissute: sono state fondate. Non un esperimento, ma l’inizio di un metodo che continuerà a crescere edizione dopo edizione, con lo stesso obiettivo di sempre — far vibrare i giurati, i giovani, le famiglie davanti agli schermi — e con una linfa nuova, quella di chi questo mondo lo ha respirato fin dalla culla e ora ha scelto di trasformarlo senza tradirlo.
È questa, forse, la storia più bella tra tutte quelle premiate ieri sera: non c’è un solo film che parli di eredità, di squadra, di coraggio nel superare i propri limiti — perché a Giffoni, quest’anno più che mai, quella storia l’ha scritta il festival stesso.
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