di Martina Bortolotti
Bolzano, Sala Grande Teatro Comunale, 9 ottobre 2025, 20.30
Oedipus Rex
Testo Jean Cocteau
Musiche Igor’ Fëdorovič Stravinskij
Narratore Toni Servillo
Direttore Donato Renzetti 
Orchestra Haydn di Bolzano e Trento 
Coro Ensemble Vocale Continuum
Maestro del coro Luigi Azzolini
Opera-oratorio in due atti da Sofocle 
Testo originale Jean Cocteau
Testi in latino Jean Daniélou
Traduzione in italiano di anonimo
Editore Boosey & Hawkes, London 
Rappresentate per l’Italia Casa Ricordi, Milano 
Magnus Vigilius Edipo
Katharina Magiera Giocasta
Mateusz Ługowski Creonte / Il Messaggero
Anthony Robin Schneider Tiresia
Saverio Fiore Il Pastore
disegno luci Denis Frisanco
direttore di scena Michele Borghini
datore luci Leandro Moussavou
fonico di sala Alessandro Fedrizzi
fonico di palcoscenico Lorenzo Crippa
produzione Teatro Stabile di Bolzano e Fondazione Haydn di Bolzano e Trento 
si ringrazia Agenzia Teatri
foto©Fondazione Haydn Stiftung

Al Teatro comunale di Bolzano l’opera di Stravinskij con il testo di Jean Cocteau ha inaugurato la stagione del Teatro Stabile di Bolzano in collaborazione con l’Orchestra Haydn diretta dal maestro Donato Renzetti e Toni Servillo nel ruolo del narratore.

La scelta di Renzetti è sempre una scelta vincente, si nota da subito l’energia e la sicurezza che trasmette all’eccellente orchestra con la quale entra subito in sintonia formando un’unica voce che riesce ad esprimere e ad accompagnare ogni aspetto del terribile dramma. Grande prova del coro maschile, diretto da Luigi Azzolini, il quale riesce a diffondere con voce morbida e compassionevole ma anche autorevole e buona dizione  pensieri e sentimenti autentici,  sostituendo regia e scenografia con le sue mille sfumature catturando l’attenzione dell’ascoltatore.

I cantanti fanno del loro meglio anche se ogni tanto l’emissione risulta gutturale e forzata, mettendo però cosi in luce i momenti di difficoltà e sofferenza in cui si trovano calati i personaggi soprattutto Oedipo. La scelta di Servillo come narratore è un gran lusso che speriamo venga replicata per sentirlo e vederlo in ruoli principali.
L’opera è stata eseguita puntando sul fatto che si tratta di un oratorio, quindi senza costumi e scenografia con orchestra, cantanti e narratore sul palco tutti posizionati senza la possibilità di muoversi. I solisti incastrati in mezzo all’orchestra come i personaggi dell’opera sono intrappolati nella loro storia. Questo evidenziava la monumentalità della composizione, la sua classicità, il dramma di chi resta prigioniero degli oracoli.
Infatti è proprio cercando di sfuggire alle profezie funeste che Edipo e gli altri personaggi le assecondano facendole avverare in pieno. Chissà se la loro sorte sarebbe cambiata se non avessero avuto l’ardire di voler conoscere il futuro o se semplicemente fossero stati tanto sicuri da non dare retta a consigli e predizioni da parte di sedicenti profeti ed interpreti divini? Il dramma si svolge in una società in cui tutti vivono governati dal giudizio degli altri e subiscono l’influenza di chi si proclama messaggero divino. Voler spiegare il divino, sostituirsi agli dei e cercare di interpretarli non è mai saggio.
Il dramma di Edipo resta così di estrema attualità poiché gli oracoli, i profeti sono stati sostituiti da divinità ancora più subdole e potenti come i social, gli influencer, i media che con le loro “notizie” e le loro “profezie” influenzano l’uomo ieri come oggi allontanandolo dalla sua vera natura guidandolo verso scelte condizionate dall’esterno. Quando Edipo si cava gli occhi non è forse anche un invito a non fidarsi più di quello che appare. Gli dei dell’antichità erano molto severi con chi cercava a tutti costi di vedere ciò che non era stato concepito per essere compreso dagli uomini come nel mito di amore e psiche. Questo succede soprattutto agli uomini che non solo vogliono controllare loro stessi ma anche gli altri come accade a chi assume il potere e si trova per forza nella posizione di essere responsabile anche per il suo popolo. La libertà assoluta in cui ognuno è veramente responsabile per se stesso è ancora un ideale, l’aiuto e la collaborazione con gli altri che non diventi una dipendenza è anch’esso di difficile realizzazione. L’orchestra e l’opera musicale sono un bellissimo esempio di come ognuno degli esecutori debba essere autonomo eppure diventa parte di una sola voce capace di far materializzare drammi anche senza l’uso di scene e costumi. Una magia che rende il teatro spesso più reale della vita stessa e della quale ci restituisce l’essenza come attraverso una gigantesca lente d’ingrandimento dei sentimenti. In conclusione anche la scelta di drammi classici è sempre una buona idea per ricordare agli uomini che siamo uomini circondati da altri uomini in preda alle gioie e ai dolori della vita e della morte.

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