Trento, Sala Filarmonica, 5 Marzo 2024 20.00
STAGIONE CONCERTI 2024
TRIO PAHUD – PINNOCK -MANSON
Emmanuel Pahud flauto
Trevor Pinnock clavicembalo
Jonathan Manson violoncello

J.S. Bach Sonata in mi min. per flauto traverso e continuo BWV 1034
Fantasia e Fuga in re min. per clavicembalo solo BWV 903
G.Ph. Telemann Fantasia n. 10 in fa diesis min. per flauto solo TWV 40:11
J.S. Bach Sonata in si min. per flauto traverso e clavicembalo BWV 1030
Suite n. 1 in Sol magg. per violoncello solo BWV 1007
Sonata in Mi magg. per flauto traverso e continuo BWV 1035

La sala della Filarmonica di Trento era stracolma per il concerto del Trio Pahud – Pinnock -Manson, a conferma che le stars del concertismo internazionale costituiscono una attrazione per appassionati che ben li conoscono tramite registrazioni come con frequentazioni in altre sedi concertistiche. Tre massimi artisti della della scena classica mondiale che ancora una volta si ritrovano riunite in tour per l’Italia presentando un consolidato programma che permette a loro di dimostrare la loro grande capacità tecnica nello strumento dedicato e di maestria interpretativa. Il flautista Emmanuel Pahud è  considerato uno dei musicisti più prodigiosi degli ultimi tempi. A soli ventidue è stato nominato da Claudio Abbado primo flauto dei Berliner Philharmoniker, ruolo che ricopre tutt’ora e a cui affianca un’intensa attività come solista e camerista. Assieme, l’eclettico  violoncellista Jonathan Manson gode di una carriera intensa e varia sia al violoncello che alla viola da gamba.  Per dieci anni è stato il primo violoncellista dell’Amsterdam Baroque Orchestra, con la quale ha eseguito e registrato più di 150 cantate di Bach. Tre lauree Honoris Causa, un Gramophone Award, la vasta discografia e una luminosa carriera di clavicembalista e direttore d’orchestra, testimoniano l’eccellenza di Trevor Pinnock,  studioso e interprete, da decenni uno dei più valenti specialisti di musica antica a livello internazionale. Occasione per ascoltare tre artisti eccezionali in un programma che unisce pagine solistiche e d’insieme, offrendo uno scorcio affascinante sul Barocco.

Il programma ha offerto pagine di Johann Sebastian Bach e Georg Philipp Telemann, attraverso una varietà di composizioni strumentali che inframezzava l’assieme con gli interventi solistici di ciascuno dei componenti, tre forti individualità artistiche che riescono a a dare corpo ad un gioco d’assieme in cui riescono ad esprimere al meglio le loro caratteristiche al servizio della musica e dei loro strumenti.
Proprio nei momenti di assieme le individualità dei tre artisti hanno saputo tratteggiare letture efficacemente originali, come nel caso della Fantasia in fa diesis minore di Telemann, decima delle dodici composizioni per flauto solo scritte attorno al 1732 nella quale il compositore innesta un linguaggio al tempo stesso serratamente virtuosistico che Emmanuel Pahud è riuscito a produrre con piena naturalezza.
Naturalezza di scorrere sulla tastiera del clavicembalo con rapidissimi arpeggi è quanto ha saputo dimostrare nella Fantasia cromatica e fuga in fa diesis minore BWV 903 per clavicembalo di Johann Sebastian Bach, Trevor Pinnock  che con tocco magistrale ha definito il suggestivo intreccio polifonico che caratterizza questa composizione. Nella Suite in sol maggiore BWV 1007 per violoncello solo, prima e forse più conosciuta della raccolta di sei pagine per questo strumento composta dal maestro di Eisenach, Jonathan Manson ha dimostrato di saper offrire la composizione solista con sapiente misura come se fosse un preludio a un Classicismo imminente.

Si è trattato di una esibizione in cui tre individualità sono state capaci di andare oltre la somma dei propri caratteri specie nelle  occasioni di pagine musicali che li hanno visti dialogare, attraverso brani bachiani quali la Sonata per flauto traverso e clavicembalo obbligato BWV 1030 o le due Sonate per flauto traverso e basso continuo BWV 1034 e BWV 1035, queste ultime scelte rispettivamente per aprire e chiudere il programma ribadendo una qualità di lettura attraversata da un’intensità interpretativa rischiarata da una rara e coinvolgente suggestione. Tre sonate di Bach in programma, che seguono il modello della scuola italiana con movimenti ben distinti che alternano passi lenti ed espressivi a passi veloci e virtuosistici. Nella sonata BWV 1030, che mantiene l’indicazioni antiche tratte dalle danze, il flauto non è mai solista assoluto e il cembalo non è mero accompagnamento. Calorosissimi gli applausi del folto pubblico presente, con tante presenze giovanili ricompensato dal secondo movimento della Sonata in mi bemolle maggiore per flauto BWV 1031 come fuori programma.

 

 

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Laureata in Filosofia all'Università di Bologna e curatrice degli archivi comunali di Riva del Garda, ha seguito un corso di specializzazione in critica musicale a Rovereto con Angelo Foletto, Carla Moreni, Carlo Vitali fra i docenti. Ha collaborato con testate specializzate e alla stesura di programmi di sala per il Maggio Musicale Fiorentino (Macbeth, 2013), Festival della Valle d'Itria (Giovanna d'Arco, 2013), Teatro Regio di Parma (I masnadieri, 2013) e Teatro alla Scala (Lucia di Lammermoor, 2014; Masnadieri 2019) e con servizi sulle riviste Amadeus e Musica. Attualmente collabora con la rivista teatrale Sipario. Svolge attività di docenza ai master estivi del Conservatorio di Trento sez. Riva del Garda per progetti interdisciplinari tra musica e letteratura. Ospite del BOH Baretti opera house di Torino per presentazioni periodiche di opere in video.

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