Interviste

Delle diverse maniere di fare teatro. Manuel Renga, un regista tra prosa e melodramma. Intervista

In questi giorni sta circolando  per i teatri italiani lo spettacolo di danza  The Wall omaggio ai Pink Floyd  coreografie di Michele Merola con la regia di Manuel Renga. Il regista bresciano si sta affermando come regista d’opera mantenendo sempre saldi legami con la prosa come in questo spettacolo che ripercorre la vita del fondatore del gruppo musicale inglese Roger Waters  ma dove le arti si incontrano. Manuel Renga si diploma in regia alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano nel 2013. Si afferma come registra in giro per l’Europa tra allestimenti  lirici educativi e spettacoli di prosa, nel 2019 è assistente di Graham Vick per Don Giovanni presso l’Opera di Roma. Allestisce opere liriche  tra AsLico Festival Verdi e Donizetti Opera Festival. ma non rinuncia a creare spettacoli per bambini come Grisu’ un drago senza paura per la Fondazione AIDA. A lui il titolo inaugurale del festival Verdi 2026: Alzira!
E’ docente di regia, nuove tecnologie e regia del teatro musicale presso la Civica Scuola Paolo Grassi di Milano, presso l’Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia e l’accademia di Brera.

The Wall dance tribute. ph Marco Caselli Nirmal

Classe 1984, giusto per dire che sei un regista della nuova generazione. Percorsi di studio tra Brescia e Verona tra i vari centri di formazione teatrale, con la Fondazione AIDA, per approdare poi alla scuola Paolo Grassi di Milano dove ti diplomi in regia nel 2013 per poi rientrare come docente  alla stessa scuola e condividere questa attività con l’ Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia.
Come nasce la passione per il lavoro teatrale?
Nasce molti anni fa e si sviluppa attraverso quel processo tipico dei piccoli centri, fatto di realtà amatoriali e laboratori scolastici. È una storia già sentita: un piccolo seme gettato da mio nonno, grande appassionato di opera lirica — un genere che per anni non ho considerato e che oggi invece è diventato la mia principale occupazione, scherzi del destino. Passavamo pomeriggi interi ad ascoltare vinili in poltrona. Poi sono arrivati i laboratori a scuola, le compagnie amatoriali e quel pensiero sempre presente di trasformare questa passione in un mestiere. Gli studi universitari mi avevano portato altrove — sono enologo di formazione — fino al momento in cui ho deciso di provare l’ammissione all’accademia dei sogni, la Paolo Grassi. Quel sì ha cambiato la mia vita.

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“Rigoletto e la maledizione”, Festival Verdi 2022 regia Manuel Renga. Foto Roberto Ricci

Un punto fermo della tua attività lavorativa è indirizzato all’ambito della docenza, condivisa tra la scuola Paolo Grassi di Milano e l’Accademia  di Belle Arti di Brescia. Cosa comporta essere docente  tra l’altro in materie dove l’azione pratica, l’andare a teatro, vedere spettacoli e creare, è l’elemento portante. Come si trasmette la voglia di fare e creare per il teatro?
L’insegnamento occupa circa metà della mia attività professionale. Credo che la vita produttiva, il lavoro in teatro e le esperienze esterne diano linfa vitale al mio modo di insegnare. È vero: è difficile insegnare un mestiere che ha una natura profondamente artistica. Il mio compito è accompagnare i giovani artisti per un tratto del loro percorso, aiutandoli a mettere a fuoco la propria poetica — la visione originale del mondo che è forse la qualità più importante per un artista. Per farlo servono strumenti, consapevolezza delle difficoltà di un settore lavorativo a tratti impossibile, e soprattutto una grande passione.

Rigoletto OperaDomani 2022 ph.Alessia Santambrogio

Agevolmente passi tra prosa e lirica.  Mondi con linguaggi distinti o che si compenetrano?
La trasversalità dei linguaggi è ciò che più mi interessa nello spettacolo dal vivo. Il teatro ha sempre parlato il linguaggio del proprio tempo e si è sempre rivolto agli spettatori ad esso contemporanei. Oggi viviamo in una realtà complessa, stratificata, sempre più interconnessa. Raccontare l’oggi non può prescindere da questa complessità: bisogna accoglierla e integrarla. Vengo dalla prosa, lavoro molto nella lirica e nella performance; credo che il dialogo tra questi linguaggi possa generare solo arricchimento.
Macbeth ph. Festival Verdi 2025 ph. Roberto Ricci

Una cosa che mi ha colpito la tua capacità di operare  in spazi ristretti come Busseto a con allestimenti che serbano l’integrità musicale dell’ opera verdiana ma con pochi elementi. Come nel caso di The Wall dove elementi si aggiungo o si omettono, in questo caso la musica da vivo, senza togliere essenzialità allo spettacolo. Con quale modalità operativa?
Capisco bene cosa intendi. Non sono un regista “barocco”: mi fido molto del teatro e del gesto teatrale. L’essenzialità è un elemento centrale nel mio lavoro. Un grande maestro e riferimento per me, José Sanchis Sinisterra, con cui ho lavorato durante il percorso accademico, disse: “Lo spettacolo si fa nella mente dello spettatore. Noi mettiamo solo dei segni sul palcoscenico. Se quei segni sono pensati con precisione, diventano semi che germogliano nella sua immaginazione.” Capire quali segni usare, come raccontare attraverso simboli e immagini, è la ricerca artistica che mi appassiona in questo momento. Mi interessa costruire narrazioni stratificate rimanendo però sempre dentro il nucleo tematico dell’opera. Questo mi spinge a muovermi continuamente, a scoprire nuovi universi artistici — ed è una delle parti più belle di questo lavoro.

Falstaff  Festival Verdi 2023 ph. Roberto Ricci

La scena ricreata. Alcuni elementi scenici tavolo  sedia e poltrona, una lampada  ricorrono spesso  nei tuoi allestimenti, sospesi come nel Furioso di santo Domingo per Bergamo o radicati  come nello spettacolo La Pietra di Marius von Mayenburg del 2025 per Officine Reggiane o nel Falstaff di Busseto.  Strumenti narrativi o solo oggetti scenici?
Strumenti narrativi fondamentali. Sono simboli della “casa”, del luogo in cui si sta bene, dove risiede la memoria. I lavori che hai citato sono accomunati proprio da questo tema: il ricordo (recordor viene da “riportare al cuore”). Sono simboli di appartenenza, ma anche di assenza, una condizione profondamente contemporanea. Sono sempre stato affascinato dalle storie del passato: le guerre, la Resistenza partigiana — vengo da zone montane sul lago di Garda che sono state teatro di importanti azioni partigiane — la vita contadina, le migrazioni. Mi interessa il rapporto fisico con gli oggetti, la loro memoria, il loro uso scenico come traccia di vite vissute.

La Pietra Ph. Nicolo Deglincerti-Tocci

Nel 2024 ha debuttato  lo spettacolo dedicato al draghetto pompiere Grisù, omaggio ad un personaggio dell’animazione italiani di Pagot, Grisù un drago senza paura per la Fondazione AIDA di Verona. Un ripercorrere il proprio passato di bambino?
L’aspetto divulgativo e il teatro per le nuove generazioni occupano un posto speciale nel mio lavoro, mi ci dedico molto volentieri considerandolo un lavoro fondamentale per fare in modo che il teatro e l’opera possano tornare ad essere linguaggi popolari e eventi attesi dai ragazzi. Io sono del 1984, Grisù appartiene ai miei ricordi d’infanzia: mi colpiva la sua determinazione nel voler realizzare il proprio sogno. Col senno di poi, è stato un grande insegnamento. Costruire spettacoli per ragazzi è complesso: bisogna tenere insieme dimensione ludica e responsabilità pedagogica. Ogni segno scenico va scelto con attenzione. Spesso si pensa che per parlare ai giovani si debbano inseguire le mode o utilizzare linguaggi televisivi. In realtà il pubblico giovane è molto più aperto di quanto immaginiamo: uno spettacolo poetico e ben costruito raggiunge sempre il suo obiettivo.

Il Furioso all’isola di Santo Domingo. Photo-Studio U.V. Courtesy Donizetti Opera Fondazione Teatro Donizetti

Quest’anno si annuncia un anno intenso  tra festival di Ravello con l’Orfeo di Monteverdi itinerante per il borgo e l’inaugurazione  del Festiva Verdi 2026, con Alzira di Verdi. Sperimentazione o tradizione per titoli non propriamente popolari?
Un anno intenso e bellissimo. L’Orfeo sarà presentato nella riscrittura di Luciano Berio, pensata negli anni Ottanta come una grande festa popolare. Da qui nasce l’idea di un allestimento itinerante: dalla piazza principale di Ravello fino al celebre palco sul mare. È un’occasione rara di studio e ascolto. L’idea di Alessio Vlad, con la direzione artistica di Lucio Gregoretti, mi ha entusiasmato subito. Il contesto artistico è di altissimo livello: sarà un vero onore.
Al Festival Verdi mi sento ormai quasi a casa, anche se inaugurare il Festival sul palco del Teatro Regio resta una grande emozione.
In entrambe le occasioni cerco di non tradire la mie idea di regia d’opera: fare una creazione contemporanea non significa necessariamente attualizzare o rivoluzionare. Si tratta di approfondire ogni aspetto e capire quale di essi oggi costruisce una comunicazione con il pubblico del 2026, e quelli diventano le fondamenta su cui si fonda il mio lavoro registico.
I titoli non sono tra i più popolari, è vero — ma questo fa parte della missione stessa di un festival, e per il team creativo rendono la sfida ancora più interessante.

Macbeth ph. Festival Verdi 2025 ph. Roberto Ricci

Per il futuro prossimo Opera lirica o prosa?
Entrambi i percorsi sono all’orizzonte, insieme ad alcune produzioni all’estero. Da poco sono anche diventato coordinatore del corso di Regia della Scuola Paolo Grassi: un impegno importante che mi rende molto fiero.

Grisu ph.Daniel Bertacche
Federica Fanizza

Laureata in Filosofia all'Università di Bologna e curatrice degli archivi comunali di Riva del Garda, ha seguito un corso di specializzazione in critica musicale a Rovereto con Angelo Foletto, Carla Moreni, Carlo Vitali fra i docenti. Ha collaborato con testate specializzate e alla stesura di programmi di sala per il Maggio Musicale Fiorentino (Macbeth, 2013), Festival della Valle d'Itria (Giovanna d'Arco, 2013), Teatro Regio di Parma (I masnadieri, 2013), Teatro alla Scala (Lucia di Lammermoor, 2014; Masnadieri 2019), Teatri Emilia Romagna (Corsaro, 2016) e con servizi sulle riviste Amadeus e Musica. Attualmente collabora con la rivista teatrale Sipario. Svolge attività di docenza ai master estivi del Conservatorio di Trento sez. Riva del Garda per progetti interdisciplinari tra musica e letteratura. Ospite del BOH Baretti opera house di Torino per presentazioni periodiche di opere in video.

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