Interviste

Orazio Sciortino: i molteplici aspetti del fare Musica

Pianista e compositore, Orazio Sciortino (Siracusa, 1984) è stato nominato Composer of the Year agli International Classical Music Awards 2024. Collabora con importanti istituzioni musicali italiane ed estere: Teatro alla Scala di Milano, MiTo Settembremusica, Teatro La Fenice, Festival dei Due Mondi di Spoleto, Fondazione Arena di Verona, Bologna Festival, Maggio Musicale Fiorentino, Sociedad Filarmonica di Lima, Konzerthaus di Berlino, Megaron di Atene, Orquesta de Valencia etc.. Ha registrato per le case discografiche Dynamic, Bottega Discantica, Claves, Naxos e Sony Classical. Di recente uscita, nella doppia veste di direttore e solista, è il CD “C.P.E. Bach – Piano Concertos and other works for solo piano” che Orazio Sciortino ha registrato con l’Orchestra di Padova e del Veneto e pubblicato dall’etichetta Hänssler Classic. Per il teatro musicale ha scritto La Paura, opera sulla Grande Guerra (Teatro Coccia di Novara – 2015), e Maxima Immoralia, opera da camera per voci e strumenti sul rapporto tra eros e cultura popolare che debutta nel 2025 su commissione del Cantiere Internazionale di Montepulciano e del Festival Aperto di Reggio Emilia. E’ stato nominato Krug Ambassador nel 2016. Insegna pianoforte al Conservatorio di musica “Luca Marenzio” di Brescia. Nutre una passione per la cucina e vive a Milano.

1) Tra pianista, compositore e direttore: quale ruolo sente più vicino alla sua identità artistica?
È una domanda a cui faccio sempre un po’ fatica a rispondere, perché per me la musica è prima di tutto un mezzo per comunicare un pensiero. Il modo in cui questo pensiero prende forma – scrittura, interpretazione, direzione – è secondario. Ci sono periodi in cui la composizione occupa uno spazio più centrale, e allora mi sento prevalentemente compositore; altri in cui la preparazione dei concerti mi porta a identificarmi di più con l’attività pianistica. Ma non si tratta di ruoli separati: sono piuttosto prospettive diverse su uno stesso lavoro.

2) Accanto all’attività solistica, coltiva da anni la musica da camera, in particolare con il violinista Domenico Nordio. Come si costruisce un sodalizio artistico di questo tipo?
Con Domenico Nordio esiste un sodalizio che dura da diversi anni e che per me rappresenta un continuo spazio di ricerca. Non è solo una questione di esperienza o di repertorio, ma di attitudine all’ascolto reciproco.
Abbiamo affrontato insieme i capisaldi della letteratura per violino e pianoforte, ma anche pagine meno frequentate, da Suk a Busoni. Con il tempo si è creata un’intesa molto naturale: più che discutere a lungo sulle idee interpretative, tendiamo a costruirle suonando. È un dialogo che avviene soprattutto attraverso la musica.
3) Dirigere la propria musica comporta un rapporto diverso con la partitura. Che cosa cambia quando il compositore coincide con il direttore?
La responsabilità è sempre tanta, ma sotto certi aspetti il lavoro diventa più diretto. Il rapporto con i musicisti è immediato, si evita un livello di mediazione e spesso si ottimizzano anche i tempi delle prove. Allo stesso tempo, dirigere la propria musica richiede una forma di distacco: compositore e interprete restano due funzioni diverse, anche quando coincidono nella stessa persona. È necessario rileggere ciò che si è scritto con uno sguardo critico, quasi come se appartenesse a qualcun altro.
4) Ha lavorato sia con orchestre professionali sia con ensemble di giovani o musicisti non professionisti. Esiste ancora una reale distinzione tra questi due mondi?
La distinzione esiste, ed è evidente sul piano tecnico e organizzativo. Tuttavia, lavorare con ensemble di giovani o amatori presenta sfide diverse, spesso più complesse, ma anche molto stimolanti. In questi contesti si può trovare un entusiasmo e una disponibilità al lavoro che talvolta nelle orchestre stabili si affievoliscono. Paradossalmente, i professionisti avrebbero talvolta bisogno di recuperare proprio quello spirito “amatoriale”, nel senso più alto del termine: un rapporto vitale e appassionato con la musica.

5) La sua opera da camera Maxima Immoralia è stata recentemente eseguita a Merano, riscuotendo interesse e attenzione. Qual è, oggi, il senso del teatro musicale da camera?
Il teatro musicale da camera ha avuto una grande fortuna nel Novecento, con autori come Hindemith, Henze, Poulenc o Rota, e continua a essere un terreno molto fertile anche oggi. La dimensione raccolta, con organici contenuti, consente una grande libertà sperimentale e una forte incisività drammaturgica. È una forma che permette di affrontare temi anche complessi con mezzi relativamente essenziali. Nel caso di Maxima Immoralia, il lavoro si concentra sul rapporto tra sessualità femminile e immaginari storici lontani dal nostro presente. Il libretto, che ho scritto personalmente, è nato come esercizio letterario prima ancora che musicale, e ha orientato in modo decisivo la costruzione dell’intera partitura.
6) Come compositore, che cosa cerca nella musica che scrive?
Mi auguro che la mia musica possa attivare un pensiero, ma anche suscitare piacere, sorpresa, talvolta persino divertimento. Sono dimensioni che non considero in contraddizione. In fondo è una tensione che appartiene da sempre alla storia della musica: trovare un equilibrio tra ciò che coinvolge immediatamente e ciò che lascia una traccia più profonda.

Foto 2026 ©Camerata Musicale Città di Arco; ©Sonora Merano; ©Concerti de Lo Squero.

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Federica Fanizza

Laureata in Filosofia all'Università di Bologna e curatrice degli archivi comunali di Riva del Garda, ha seguito un corso di specializzazione in critica musicale a Rovereto con Angelo Foletto, Carla Moreni, Carlo Vitali fra i docenti. Ha collaborato con testate specializzate e alla stesura di programmi di sala per il Maggio Musicale Fiorentino (Macbeth, 2013), Festival della Valle d'Itria (Giovanna d'Arco, 2013), Teatro Regio di Parma (I masnadieri, 2013), Teatro alla Scala (Lucia di Lammermoor, 2014; Masnadieri 2019), Teatri Emilia Romagna (Corsaro, 2016) e con servizi sulle riviste Amadeus e Musica. Attualmente collabora con la rivista teatrale Sipario. Svolge attività di docenza ai master estivi del Conservatorio di Trento sez. Riva del Garda per progetti interdisciplinari tra musica e letteratura. Ospite del BOH Baretti opera house di Torino per presentazioni periodiche di opere in video.

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