Il 21 luglio, al Parco dell’Hotel Lido Palace, all’interno della rassegna MusicaRivaFestival il soprano Rosanna Lo Greco sarà protagonista di un gala lirico con accompagnamento al pianoforte. Un gradito ritorno nelle terre dell’Alto Garda dopo la sua presenza ai concerti di Bolognano sessione invernale del 2022.
Una carriera passo dopo passo. Ci sono carriere artistiche che iniziano di colpo, altre invece procedono con la consapevolezza di trovarsi in una professione dove nulla è affidato al caso, ma dove è fondamentale essere preparati in qualunque situazione la presenza sia richiesta.
Rosanna Lo Greco, soprano veneziano, rientra in questa seconda modalità: uno studio continuo le ha permesso di costruire e consolidare alcuni passaggi fondamentali della sua carriera.
A chi il merito della formazione nell’arte del canto?

Verona, Il Matrimonio Segreto. FotoEnnevi

Come nella vita, anche nello studio vi sono incontri: alcuni cercati, altri del tutto casuali. Ho iniziato molto presto e a 21 anni ero già diplomata in canto lirico, con una buona esperienza nel repertorio barocco e sacro.
Fin da giovanissima frequentavo le prove d’orchestra con grandi maestri come Prêtre, Temirkanov, Nello Santi, Chung, Dantone, Bruno Bartoletti, tra gli altri, nel teatro della mia città: era un modo per respirare la musica da vicino, osservare e imparare. Grazie ad una borsa di studio del Teatro Petruzzelli ebbi la possibilità di studiare con il soprano Luciana Serra, incontro che aprì nuovi orizzonti. Con questa nuova consapevolezza colsi l’occasione di presentarmi al soprano Mariella Devia, grande artista che in quei giorni si trovava al Teatro La Fenice per il concerto di Capodanno. Con lei ho posto le basi di una tecnica evoluta. Nel corso degli anni ho frequentato diverse masterclass che mi hanno permesso di incontrare grandi interpreti e maestri. Tra questi il baritono e direttore d’orchestra Claudio Desderi: fu lui a scegliermi per il debutto ne Le Nozze di Figaro, nel mio primo ruolo mozartiano, con l’Orchestra di Padova e del Veneto. Un altro incontro decisivo avvenne al Carlo Felice di Genova, quasi per caso: lì ho conosciuto la mia attuale coach, il soprano Donata D’Annunzio Lombardi, che ho poi rincontrato più recentemente durante una produzione di Suor Angelica a Verona. Da quel momento l’ho seguita e non l’ho più lasciata. Con il suo metodo ho potuto approfondire ulteriormente l’aspetto tecnico e muscolare dello strumento, raggiungendo una consapevolezza di altissimo livello. Negli anni la voce e il corpo sono cambiati e con essi anche il mio repertorio, che ho potuto adattare ed evolvere grazie agli strumenti acquisiti e che richiede studio costante e applicazione quotidiana. Anche l’esperienza sul palcoscenico ha contribuito in modo significativo alla mia formazione.
Tra concorsi e concerti. Nel dicembre 2022 hai preso parte a una piccola ma significativa rassegna in Trentino, i Concerti di Bolognano d’Arco, con l’orchestra de I Filarmonici di Trento (diretta da Alessandro Arnoldo) e con un trio d’archi e organo composto da Giuseppe Valtinoni (violino), Alessandra Cibien (viola), Marco Petruzzi (contrabbasso) e Alberto Boischio (organo), con un repertorio di arie d’opera e canti della tradizione sacra. Come si costruisce un repertorio flessibile, adatto alle diverse occasioni di chiamata?
Si costruisce nel tempo, con disciplina, ascolto, esercizio continuo e soprattutto con una profonda conoscenza di sé. Non si tratta semplicemente di preparare molti ruoli, ma di comprendere quali siano davvero adatti alla propria voce e in quale momento della carriera affrontarli.
Avendo iniziato a cantare all’età di quindici anni, per me è stato fondamentale confrontarmi con stili diversi. Esplorarli è stato come attraversare mondi ed epoche differenti: ogni repertorio mi ha donato nuovi strumenti, intenzioni e memorie muscolari interne, capaci di generare colori e sfumature sempre nuove, contribuendo a costruire e definire la voce che ho oggi.
Una tecnica affinata rende lo strumento estremamente duttile, sia dal punto di vista muscolare che interpretativo. Noi cantanti possiamo tranquillamente paragonarci a dei ginnasti: anche noi ci sottoponiamo quotidianamente ad esercizi mirati per migliorare e sviluppare elasticità, consapevolezza e resistenza fisica e mentale. Nel corso degli anni ho approfondito e integrato diverse tecniche, sperimentando sul corpo e sulla mente differenti discipline: yoga, gyrokinesis, pilates, tai chi, qi gong con il ventaglio e soprattutto il nuoto.

mostbet

Sei arrivata poi al Maggio Musicale Fiorentino nel 2025 con il debutto nel ruolo di Lady Macbeth a Firenze, per la regia di Manu Lalli, in una produzione didattico-laboratoriale con le scuole fiorentine, a dir poco sontuosa, e aperta anche al pubblico della stagione lirica. Come ci si pone, in questi casi, davanti a progetti formativi?
Avevo già avuto un’esperienza simile con AsLiCo ne Il Flauto Magico, portato in tournée in tutta Italia e in Oman. Ritengo fondamentale avvicinare le nuove generazioni all’opera e, proprio per questo motivo, credo che la performance debba essere assolutamente equiparabile, per qualità e impegno, a quella di uno spettacolo in cartellone. I ragazzi hanno diritto ad assistere a un lavoro di alto livello, pari a ciò che viene offerto durante la stagione teatrale, se non addirittura superiore, vista la forte valenza didattica e divulgativa di questi progetti. Lavorare in questo contesto significa anche costruire un dialogo continuo con le giovani comparse, il coro, gli attori e i ballerini coinvolti: un vero lavoro di squadra. La presenza di professionalità così diverse rende questi progetti estremamente complessi e articolati, trasformandoli in produzioni ricche, dinamiche e coinvolgenti. Collaborare con Venti Lucenti e con Manu Lalli, regista di grande livello, bravissima nel valorizzare ogni interprete, è stato un vero piacere, così come debuttare in questa occasione nel bellissimo ruolo di Lady Macbeth per la Fondazione del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino.

Tosca Rosanna Lo Greco Vicent Romero. 2024

Verso Puccini. Hai interpretato tanti ruoli e diversi in Suor Angelica, Le Nozze di Figaro, Don Giovanni, Il Matrimonio Segreto, Gianni Schicchi, Carmen, La traviata, Macbeth, Aida, Ernani, L’elisir d’amore, Il barbiere di Siviglia, Rigoletto. Un successo personale al Teatro Goldoni di Livorno nel ruolo di Hanna Glawary ne La Vedova Allegra. Ma Giacomo Puccini chiama…
Sapevo da tempo che Giacomo Puccini sarebbe stato il compositore capace di offrirmi molte opportunità artistiche. All’inizio della mia carriera, uno dei debutti più significativi è stato quello di Musetta ne La Bohème: dopo il premio ricevuto dalla Fondazione Arena di Verona, ho avuto la possibilità di interpretare questo ruolo anche al Teatro La Fenice in più riprese e successivamente anche in tournée all’estero. Più recentemente ho accettato di debuttare il ruolo di Tosca. All’inizio del mio percorso mi era stato consigliato di non affrontare subito il repertorio pucciniano, per evitare di usurare la voce prima che fosse pienamente matura. Ho quindi lavorato molto su Mozart, Cimarosa, Bellini e Donizetti, Verdi e altri compositori, grazie alla mia duttilità vocale, senza mai forzare la muscolatura. Questo mi ha permesso di costruire una tecnica solida e una voce omogenea che oggi, anche grazie all’età e alla naturale evoluzione dello strumento, mi consente di affrontare il repertorio pucciniano con consapevolezza e serenità. Con Puccini ho un rapporto speciale: la sua musica mette in moto corde profonde e sento di riuscire a esprimere l’inesprimibile. C’è un’affinità con la sua scrittura: il modo di raccontare emozioni, fragilità e verità dei sentimenti risuona dentro di me.
Dal punto di vista tecnico è necessario trovare un equilibrio tra tenuta del legato, gestione del fiato e chiarezza del testo. La linea vocale deve mantenere continuità anche nel canto di conversazione e nei momenti più concitati o di maggiore densità orchestrale, garantendo flessibilità e omogeneità.
I suoi personaggi sono straordinariamente umani e richiedono un canto ricco di sfumature. Qui posso lavorare con naturalezza, mantenendo costante attenzione alla verità espressiva.
È già stata annunciata la stagione 2027 del Festival Pucciniano a Torre del Lago, dove interpreterai il ruolo di Liù (https://www.puccinifestival.it/gli-artisti-della-73-stagione-del-festival-puccini-2027/) alternandoti con illustri colleghe. Come vivi questo passaggio di carriera?
Lo considero un passaggio naturale e allo stesso tempo significativo.
Liù è un ruolo che richiede purezza dell’emissione, controllo del fiato e ampi legati. Deve brillare per la ricchezza dei colori e per un canto profondamente espressivo. Oggi posso affrontarlo. Prendere parte alla stagione 2027 del Festival Puccini di Torre del Lago, nel cuore del mondo pucciniano, ed essere in cartellone con interpreti straordinari è un grande privilegio. Vivo questa opportunità con gratitudine e con la consapevolezza del percorso fatto fin qui, costruito con impegno e dedizione. Un’occasione preziosa di lavoro e di condivisione artistica. Vi aspetto.
Osservazione a margine
Veneta di formazione, ma la Toscana ti sta offrendo importanti opportunità.
La Toscana è una regione che offre grandi opportunità ai cantanti, forte di un’antica e ricchissima tradizione teatrale. La sensibilità delle istituzioni culturali e delle amministrazioni locali crea un ambiente particolarmente favorevole per chi fa musica. Il mio essere oggi spesso in Toscana è il risultato di occasioni che si sono aperte naturalmente lungo il mio percorso.

Il mio cammino resta però ampio e variegato: dal Veneto, con l’Arena di Verona e il Teatro La Fenice, ad altre regioni italiane come Sicilia, Marche, Emilia-Romagna, Friuli, Lombardia, Calabria, Abruzzo e Puglia, dove un anno fa ho debuttato nel ruolo di Hanna Glawary ne La vedova allegra. Ognuna di queste realtà ha contribuito, e continua a contribuire, alla mia crescita artistica. Il mio desiderio è quello di portare la mia voce sempre più lontano, in Italia e oltre i confini. In ottobre sarò Mimì ne La Bohème in Corea: un debutto che attendo con grande emozione.

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Federica Fanizza
Laureata in Filosofia all'Università di Bologna e curatrice degli archivi comunali di Riva del Garda, ha seguito un corso di specializzazione in critica musicale a Rovereto con Angelo Foletto, Carla Moreni, Carlo Vitali fra i docenti. Ha collaborato con testate specializzate e alla stesura di programmi di sala per il Maggio Musicale Fiorentino (Macbeth, 2013), Festival della Valle d'Itria (Giovanna d'Arco, 2013), Teatro Regio di Parma (I masnadieri, 2013), Teatro alla Scala (Lucia di Lammermoor, 2014; Masnadieri 2019), Teatri Emilia Romagna (Corsaro, 2016) e con servizi sulle riviste Amadeus e Musica. Attualmente collabora con la rivista teatrale Sipario. Svolge attività di docenza ai master estivi del Conservatorio di Trento sez. Riva del Garda per progetti interdisciplinari tra musica e letteratura. Ospite del BOH Baretti opera house di Torino per presentazioni periodiche di opere in video.

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