Teatro Zandonai di Rovereto
Sabato 11 maggio 2024 ore 20.30
Domenica 12 maggio 2024 ore 17.00
RICCARDO ZANDONAI
LA COPPA DEL RE
Leggenda melodrammatica in un atto
su libretto di Gustavo Chiesa
Opera lirica in forma di concerto
Musica di Riccardo Zandonai
Libretto di Gustavo Chiesa
Daria Masiero Iolanda
Ugo Tarquini Guiscardo
Giuseppe Altomare Amazil
Marco Spotti Il Re
Federico Evangelista Un indovino
Luis Juniku Araldo
Giuseppe Calliari Narratore
Andrea Raffanini dir. d’orchestra
Coro Laboratorio Musicale di Ravina, dir. Maurizio Postai
in collaborazione con elementi di
Continuum Ensemble Vocale, dir. Luigi Azzolini
Orchestra Euritmus Rovereto
in collaborazione con Scuola Civica R. Zandonai
Associazione Euritmus
Un progetto del Comune di Rovereto con la supervisione scientifica del Centro Internazionale di Studi “Riccardo Zandonai” e con il sostegno di Fondazione Caritro

Nel 2024 la città di Rovereto festeggia il suo teatro e il musicista cui è dedicato Riccardo Zandonai (Borgo Sacco, 28 maggio 1883 – Trebbiantico, 5 giugno 1944) e lo ricorda con una serie di appuntamenti rappresentativi della storia del teatro di origine settecentesca, da pochi anni restaurato e a chi fu dedicato quel teatro che, da Teatro Sociale venne intitolato al genius loci roveretano, fatto particolarmente degno di nota perché avvenuto quando l’artista era ancora in vita.
 

In agenda è stata inserita anche la presentazione in prima assoluta in forma di concerto de “La coppa del re”, opera giovanile inedita scritta da un Riccardo Zandonai nel 1906 poco più che ventenne. Il libretto è opera di Gustavo Chiesa, intellettuale di grande valore nella Rovereto di inizio Novecento e padre dell’irredentista Damiano Chiesa,(1858-1927), ripreso da Friedrich Schiller (1759-1805), nel solco di tanta librettistica dell’Ottocento. La “Coppa del Re” ricorda alcuni tratti delle creazioni veriste in cui la narrazione si manifesta nella sua crudezza e, nello stile mascagnano, enfatizza anche la bellezza e il fascino della terra di Sicilia in una stoia che rievoca la leggenda del pescatore Coladipesce straordinario nuotatore capace di immergersi negli abissi più fondi. Un re, allora, gli propone la sfida di raccogliere la corona gettata nel profondo del mare. La sfida, affrontata più volte con successo, sarà però fatale per Colapesce che l’ultima volta non riemergerà più, una leggenda che ha interessato studiosi da Benedetto Croce a Italo Calvino, qui nella rivisitazione della fonte schilleriana in termini di immaginazione operistica. La presa visione della prova generale è stata una scoperta, ma anche una conferma di quanto si muoveva nell’ambito del teatro lirico italiano di inizio Novecento.
Si conosce molto poco delle composizioni liriche di Zandonai, salva la sua Francesca da Rimini, coinvolto in quella denigrazione complessiva dell’opera italiana post verdiana, e del verismo da cui si salva solo Puccini. Eppure a ben vedere come spiega il curatore della redazione del manoscritto, Matta Nicolini, la scrittura di Zandonai, nonostante sia una composizione giovanile fresco di studi, riassume tutte quelle caratteristiche di quel periodo di passaggio tra due secoli, tra abbandono delle forme del melodramma tradizionale, ricerca di altre forme del scrittura musicale. Zandonai si tiene fermo sulla linea del canto lirico all’italiana e  della scrittura armonica tardoromantica di tradizione italiana, coinvolto nell’ansiosa ricerca di modelli compositivi oltre Verdi  in un confronto con la musicalità wagneriana e con le ampie melodie narrative dal grand-operà francese e i modelli sinfonici di Richard Strauss. Anche in questa composizione giovanile si percepisce la robusta costruzione musicale orchestrale, che recupera motivi anche popolari intrecciandoli con l’apporto di modelli compositivi allora in un vigore, l’uso massiccio dei fiati con improvvise ondate sonore di ottoni a controcanto del coro, masse corali che fanno dire che pur essendo una opera di un atto, risulta molto impegnativa nella sua messa in scena. E’ l’epilogo sinfonico che colpisce l’attenzione per la solidità compositiva, alcune battute che fanno capire anche la solida preparazione alla composizione sotto la guida di Pietro Mascagni. Ma soprattutto la scrittura vocale che richiede voci di struttura robusta, voci spinte alle quali si richiede ampie escursioni e lo dimostra la scelta degli interpreti qui nella proposta allestita a Rovereto.

Voci di primo piano dell’ambito dell’opera italiana. con Daria Masiero, Marco Spotti, Giuseppe Altomare. Opera tra l’altro che sottende un testo narrativo qui la voce del musicologo Giuseppe Calliari. La direzione di Andrea Raffanini, alla guida di una orchestra che porta i migliori studenti del Conservatorio di Trento nella compagine dell’Orchestra delle Alpi dell’Associazione Euritmus, per un progetto professionalizzante sicuramente degno di nota, affronta, con doverosa attenzione, la musica di Zandonai, non dando per nulla scontata che sia una composizione giovanile, ma aprendo uno sguardo complessivo su un mondo musicale che lentamente si sta recuperando all’attenzione del pubblico.

 

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Laureata in Filosofia all'Università di Bologna e curatrice degli archivi comunali di Riva del Garda, ha seguito un corso di specializzazione in critica musicale a Rovereto con Angelo Foletto, Carla Moreni, Carlo Vitali fra i docenti. Ha collaborato con testate specializzate e alla stesura di programmi di sala per il Maggio Musicale Fiorentino (Macbeth, 2013), Festival della Valle d'Itria (Giovanna d'Arco, 2013), Teatro Regio di Parma (I masnadieri, 2013) e Teatro alla Scala (Lucia di Lammermoor, 2014; Masnadieri 2019) e con servizi sulle riviste Amadeus e Musica. Attualmente collabora con la rivista teatrale Sipario. Svolge attività di docenza ai master estivi del Conservatorio di Trento sez. Riva del Garda per progetti interdisciplinari tra musica e letteratura. Ospite del BOH Baretti opera house di Torino per presentazioni periodiche di opere in video.

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