«La tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri». La frase attribuita a Gustav Mahler sembrava trovare la sua naturale traduzione nell’atmosfera dell’Auditorium Santa Chiara di Trento, gremito per il concerto del Coro della SAT e del Coro della SOSAT, appuntamento centrale delle celebrazioni dedicate al centenario della coralità alpina trentina. Cento anni trascorsi da quel 1926 in cui l’intuizione di Nino Peterlongo, raccolta attorno ai fratelli Pedrotti, diede avvio ad un’esperienza destinata ad oltrepassare il semplice fatto musicale, fino a diventare una delle espressioni più profonde dell’identità culturale trentina. L’accoglienza riservata ai due cori è stata immediata, intensa, il riconoscimento spontaneo verso una tradizione che, nel corso di un secolo, ha accompagnato la vita culturale e civile del territorio. E colpisce pensare come tutto ebbe origine con discrezione quasi appartata – il primo concerto al Castello del Buonconsiglio si tenne dietro un paravento – mentre oggi quelle stesse voci sono diventate uno dei segni più riconoscibili della storia musicale alpina.

L’apertura con “La Montanara”, proposta a cori uniti sotto la direzione di Mauro Pedrotti, ha subito creato un clima di rara partecipazione emotiva. In quelle armonie, così familiari e insieme solenni, si ritrovava qualcosa che va oltre il repertorio: una memoria condivisa, sedimentata nel tempo, capace ancora di parlare con sorprendente immediatezza. Da lì in avanti la serata ha seguito due percorsi distinti, ciascuno con una propria identità ben definita. Il Coro della SAT, guidato da Mauro Pedrotti e Fiorella Monsorno, ha confermato quella qualità interpretativa che ne ha fatto un riferimento internazionale. Ogni pagina appariva cesellata con equilibrio rigoroso, nella cura delle sfumature, nella limpidezza dell’impasto vocale, nella capacità di restituire ai brani profondità senza mai appesantirli. Da “La Pastora” ai “Monti Scarpazi”, emergeva una concezione del canto in cui la precisione musicale resta sempre attraversata da una partecipazione autentica, mai esibita.
Di natura differente la presenza sonora della SOSAT diretta da Roberto Garniga. Qui prevale una tensione più immediata, quasi istintiva: un’emissione virile, energica, capace di imprimere ai brani un carattere netto e diretto. Anche nelle pagine più severe o malinconiche rimaneva evidente quella matrice popolare che appartiene alla storia stessa del coro, nato dentro una dimensione associativa fatta di amicizia, lavoro condiviso e passione per la montagna.

Ma proprio in questa diversità risiedeva forse il senso più profondo della serata. SAT e SOSAT non appaiono come esperienze contrapposte, bensì come due modi differenti di custodire la medesima eredità culturale. Da una parte la ricerca di una linea espressiva più levigata e contemplativa; dall’altra una vocalità più immediata e terragna. Due sensibilità diverse che, accostate, restituiscono la ricchezza di una tradizione capace di rinnovarsi senza perdere sé stessa.
Il momento conclusivo, con il pubblico in piedi sulle note dell’Inno al Trentino, ha dato alla serata il suo approdo naturale. E forse è proprio qui che il pensiero di Mahler incontra il senso più autentico di questo centenario: la tradizione come responsabilità verso il futuro.

Se dopo cent’anni queste voci sanno ancora emozionare con tale intensità, allora il fuoco acceso nel 1926 continua davvero ad ardere. E il miglior augurio possibile è che possa continuare a illuminare ancora a lungo le montagne, la cultura e la memoria del Trentino.

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Alessandro Arnoldo
Nato a Trento nel 1989, ha compiuto gli studi musicali diplomandosi in direzione d’orchestra presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano sotto la guida di Daniele Agiman. Ha arricchito la sua formazione partecipando a corsi e masterclass con Riccardo Muti presso la Riccardo Muti Italian Opera Academy, Gianluigi Gelmetti all’Accademia Chigiana di Siena ed Ernesto Palacio all’Accademia del Rossini Opera Festival, intitolata al Maestro Alberto Zedda.Ha diretto numerose orchestre esibendosi in Italia, Austria, Germania, Spagna, Georgia, Croazia, Lituania, Lettonia, Belgio e Repubblica Ceca. La sua interpretazione de Le Carnaval des Animaux di Camille Saint-Saëns è stata inclusa nel percorso didattico “è musica per tutti”, libro di testo e DVD pubblicato da Edizioni Scolastiche Mondadori, Pearson Italia.Direttore Artistico della Fondazione Filarmonica Trento e direttore principale dell’orchestra I Filarmonici di Trento é, inoltre, giornalista pubblicista, autore e conduttore di trasmissioni radiofoniche di approfondimento culturale, corrispondente per la rivista di informazione culturale ArtesNews, ideatore e autore della rubrica settimanale Rondò per il Quotidiano L’ Adige e collabora da diversi anni con TEDxTrento e con il centro EURAC Research di Bolzano.

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