di Francesca Bernardi
Agli ex Magazzini Raccordati della Stazione Centrale di Milano è visitabile l’ultima installazione site-specific di Gian Maria Tosatti fino all’11 aprile 2025.
Paradiso installation view _foto Gian Maria Tosatti

S’intitola Paradiso l’ultimo lavoro dell’artista che ha curato il Padiglione Italia alla Biennale del 2022. Si tratta di un’esperienza unica e potente, che invita alla riflessione sulla fragilità del nostro tempo e sul disincanto che caratterizza la nostra società contemporanea. L’installazione ambientata negli ex Magazzini Raccordati della Stazione Centrale di Milano – edifici sotto il vincolo della Sovrintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio – e prodotta da Eco Contract + Eco Design e Brembo con il patrocinio del Comune di Milano, si sviluppa in un contesto che diventa quasi una metafora del presente, trasformando il luogo in uno spazio simbolico di contemplazione, dove la sacralità dismessa delle strutture abbandonate invita il visitatore a riflettere sulla condizione umana.

L’intervento site-specific, che si può visitare solo in gruppi ristretti di cinque persone per volta, è caratterizzato da un’atmosfera intima e suggestiva, dove suoni, materiali e il vuoto stesso contribuiscono a rendere palpabile la sensazione di un mondo in declino. Il percorso si snoda sotto le “sette volte celesti”, evocazione di gerarchie angeliche ormai svuotate: tremila metri quadrati dove l’acqua che gocciola dai soffitti e il rumore dei passi sul pavimento coperto di sale sono gli unici accompagnatori del visitatore lungo una sequenza d’immagini che parlano di un mondo consumato e caduto vittima di violenza. Le sette aule non hanno più nulla della loro regalità, i lampadari sono caduti, i registri natali sono stati dati alle fiamme, tutto è tappezzato da precari isolamenti e degli angeli non resta che il nome su lapidi marmoree pericolanti, crollate e calpestate. Alla fine restano solo il buio, una musica e una voce:
(…) Et kol haneshamòt / shel shèshet milyonèi hayehudìm / halalèi hashoàh beeiròpa / shenehèrgu, shenishhètu, shenisràfu / ushenosàfu ‘al kiddùsh hashèm / biyedèi hamertsahìm hagermanìm /veozrèhem mishèar haamìm / baavur shekol hakahal mitpalel / lè’ilùi nishmotèhem/ (…)[1] 
La fonte luminosa dell’ultima stanza è flebile, non è sufficiente. Non si vede più nulla. È sempre più freddo. È sempre più umido. Il buio è rotto solo dalla preghiera alla radio: camminando siamo arrivati al binario 21. Il binario da cui partivano i treni diretti ai campi di stermino.

Romano, classe 1980, è noto per il suo approccio profondamente concettuale e site-specific, con una carriera caratterizzata dalla continua ricerca di un linguaggio che esplori e rifletta sui temi della memoria, della storia e della crisi della società contemporanea. Tosatti ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Roma, ma la sua formazione si è arricchita nel tempo con esperienze in contesti internazionali che lo hanno spinto a esplorare i legami tra l’arte, l’architettura e il contesto sociale e politico in cui viene realizzata. Il suo lavoro si distingue per l’uso di spazi storici in disuso che diventano i protagonisti delle sue installazioni.
L’arte di Tosatti non è mai solo estetica, ma sempre un atto di coinvolgimento con il pubblico, che viene invitato a camminare, a toccare, a respirare gli spazi che l’artista trasforma in luoghi di riflessione. La sua capacità di intrecciare elementi simbolici e storici con il presente crea un ponte tra il passato e il futuro, invitando il pubblico a confrontarsi con le ombre della nostra storia, ma anche con le possibilità di redenzione e riscatto che l’arte stessa può offrire. A completare questa installazione, Es brent!, mostra visitabile presso la Galleria Lia Rumma di Milano fino all’8 maggio 2025, nella quale i lavori esposti continuano il percorso concettuale dell’artista.

Con “Paradiso”, Tosatti continua a esplorare la sua visione del mondo contemporaneo, un mondo che non crede più in sé stesso, che ha perso la sua sacralità e la sua fede, ma che continua a interrogarsi sul senso della propria esistenza, sulla memoria e sulla ricostruzione di un possibile futuro.
(…) begàn edèn tehè menu’hàtam / otàm zakhàr / venomàr amèn.[2]

[1] EL MALE RAHAMIM poesia ebraica spesso utilizzata come canto di preghiera in memoria delle persone morte di morte violenta. Usato spesso nelle celebrazioni in memoria della Shoah. (…) Per tutte le anime / dei sei milioni di Ebrei / scomparsi nella Shoah d’Europa / uniti alla santificazione del Nome / uccisi, abbattuti, bruciati (…)
[2] EL MALE RAHAMIM poesia ebraica spesso utilizzata come canto di preghiera in memoria delle persone morte di morte violenta. Usato spesso nelle celebrazioni in memoria della Shoah. (…) e possano riposare in Paradiso / e si attengano alla loro sorte fino alla fine dei giorni / e diciamo: Amen.







