Tempio Pausania, Cattedrale di San Pietro Apostolo, 11 aprile 2026
Castelsardo, Cattedrale di Sant’Antonio Abate – 12 aprile 2026
Il Sacro che unisce
Dialogo tra il canto a tasgia di Aggius e i musicisti trentini
Coro “Galletto di Gallura” di Aggius
Gruppo Strumentale R. Dionisi
Paolo Delama, organo
C’è un momento, tra le pietre calde della Gallura e il respiro ancora trattenuto delle chiese, in cui la musica smette di essere “evento” e torna a essere gesto originario. È da qui che bisogna partire per comprendere davvero ciò che è accaduto tra l’11 e il 12 aprile, tra la Cattedrale di San Pietro Apostolo a Tempio Pausania e la più antica, raccolta, Cattedrale di Sant’Antonio Abate a Castelsardo. Un unico arco musicale: un dialogo che si è costruito nel tempo e nello spazio, cambiando prospettiva insieme ai luoghi.
Da una parte l’organo di Paolo Delama, che attraversava epoche diverse – da Andriessen a Rheinberger, da Bédard fino al Settecento di Stanley, Corrette e Naumann – restituendo un percorso coerente con gli strumenti, costruito con misura, sempre attento allo spazio liturgico. Un suono pensato, ordinato, che non cercava mai di imporsi ma di preparare, quasi di predisporre l’ascolto.
Dall’altra il canto a tasgia del Galletti di Gallura di Aggius: lo Stabat Mater, il Miserere, il Vexilla Regis, il Sanctus, il Regina Coeli. Qui il suono non si costruisce, è materia compatta, ruvida, attraversata da tensioni interne che trovano equilibrio senza bisogno di mediazioni esterne. Una vocalità che non appartiene alla scrittura, ma alla memoria. E in mezzo – ed è forse il punto più delicato dell’intero percorso – il Gruppo Strumentale R. Dionisi, chiamato non a dialogare da pari a pari, ma ad accompagnare questo canto, grazie alle elaborazioni di Alessandro Deiana. Un quintetto d’ archi e flauto, dunque un organico tipicamente cameristico – in una formazione che richiama per equilibrio e disposizione certe trasparenze di Luigi Boccherini – che si misura con una tradizione che nasce altrove, fuori da ogni logica di notazione. Gli strumenti si sono adattati alla vocalità arcaica senza cercare di “modernizzarla”, lasciando che fosse il canto a determinare il tempo interno della musica. Ne è nato un equilibrio fragile e prezioso, in cui la dimensione cameristica ha trovato una funzione nuova: sostenere senza invadere, dialogare senza imporre. Su questo asse si è mosso anche l’organo di Paolo Delama, presenza discreta e consapevole, contraddistinta da un suono sempre sincero, chiaro e mai superficiale.
Il punto, però, non è la somma degli elementi. È la loro necessità. Tradizione e scrittura, oralità e notazione, suono “colto” e memoria popolare: qui non si osservano da lontano, ma si toccano. E nel farlo rivelano qualcosa che spesso dimentichiamo: la tradizione non è un oggetto da conservare, ma un atto da rinnovare ogni volta, con rispetto e senza retorica. Tra Tempio e Castelsardo questo è accaduto con una naturalezza rara. Come se tutto fosse già lì, in attesa di essere rimesso in relazione.
“La vita in Sardegna è forse la migliore che un uomo possa augurarsi: ventiquattromila chilometri di foreste, di campagne, di coste immerse in un mare miracoloso dovrebbero coincidere con quello che io consiglierei al buon Dio di regalarci come Paradiso”
… così scriveva Fabrizio De André e in queste due serate, tra pietra, silenzio e suono, quella frase smette per un momento di essere un’immagine poetica e si avvicina a una forma concreta di esperienza. Non un paradiso dichiarato, ma un luogo in cui la musica – senza alzare la voce – ritrova il suo senso più semplice e più vero.
Alessandro ArnoldoNato a Trento nel 1989, ha compiuto gli studi musicali diplomandosi in direzione d’orchestra presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano sotto la guida di Daniele Agiman. Ha arricchito la sua formazione partecipando a corsi e masterclass con Riccardo Muti presso la Riccardo Muti Italian Opera Academy, Gianluigi Gelmetti all’Accademia Chigiana di Siena ed Ernesto Palacio all’Accademia del Rossini Opera Festival, intitolata al Maestro Alberto Zedda. Ha diretto numerose orchestre esibendosi in Italia, Austria, Germania, Spagna, Georgia, Croazia, Lituania, Lettonia, Belgio e Repubblica Ceca. La sua interpretazione de Le Carnaval des Animaux di Camille Saint-Saëns è stata inclusa nel percorso didattico “è musica per tutti”, libro di testo e DVD pubblicato da Edizioni Scolastiche Mondadori, Pearson Italia. Direttore Artistico della Fondazione Filarmonica Trento e direttore principale dell’orchestra I Filarmonici di Trento é, inoltre, giornalista pubblicista, autore e conduttore di trasmissioni radiofoniche di approfondimento culturale, corrispondente per la rivista di informazione culturale ArtesNews, ideatore e autore della rubrica settimanale Rondò per il Quotidiano L’ Adige e collabora da diversi anni con TEDxTrento e con il centro EURAC Research di Bolzano.