di Maria Pia Tolu
APRES MIDI, PISCINE, AU THÉÂTRE ESSAION. TRATTO DA SETTE RACCONTI DI KAFKA.
TESTO, REGIA E INTERPRETAZIONE DI BERNARD BLOCH.
Si entra, le belle arcate ,fatte di pietra antica della piccola sala del teatro accolgono il pubblico in una atmosfera rarefatta. Si ode un misterioso suono di carillon mentre la sala si riempie fino all’ultimo posto .
Eccolo, si manifesta il protagonista Bernard Bloch ,autore, attore e regista. Presenterá una pièce un po’ folle ricavata dalla lettura di alcuni brani inediti quasi introvabil di Kafka. Il primo brano vede il protagonista ben deciso a non muoversi da casa perché fuori regna un “tempo poco ameno”.In questa breve icastica frase sembra essere contenuto quasi il prologo di questa piéce. Il protagonista sente di avere un linguaggio desueto e strano. Egli si sente estraneo a se stesso. E solo la scrittura gli pare una muraglia fragile che lo protegge contro la follia del mondo. Si capisce che si allude a Kafka stesso che negli ultimi tempi pregó un amico di bruciare i suoi scartafacci.
Ma prima si mise a sognare un mondo come un deserto: un vero diamante questo spazio vuoto! Poi visioni stralunate di feste con dame con intorno al collo piume di struzzo. Convivi con le spalle appoggiate alla tavola, lo dice Bloch con stupore esterefatto. Poi si ascolterá il discorso imbarazzato di un personaggio che dichiara agli invitati perplessi ed arcigni, passandosi più volte il fazzoletto sul volto umido ,che non sa nuotare. Poi Bernard Bloch si metterà a cantare in tedesco. Canta guardato dalle pietre che lo contemplano pacifiche. Si domanderá in seguito se dovrà restare celibe. Incontra poi una signora e si pone delle domande. Sarà bene vedere nei suoi occhi la mia vecchiaia? Oppure sarà meglio avere un cane che lo ami e gli faccia compagnia? Breve transito in tale commedia di una donna a cui causerà dispiacere e alla maniera propria di Kafka, subito questo sbaglio, questa pecca viene immaginata in un confronto severo e grottesco con l’opinione pubblica .Tuttavia si dice che tale opinione é ottusa. Peró se lo ripete, se lo ripete ancora e ancora .E si vede che ció lo angustia.
Arriverà poi nel suo immaginario un animale: un po’ gatto un po’ agnello. Si compiace a descrivere il suo muso da gatto con gli occhi luccicanti e dolci.
I bimbi del vicinato si riunivano in cerchio per ammirarlo.Poi il racconto sfuma e ci troveremo ad ascoltare Bloch che narra di alcuni macellai che erano divenuti i guardiani del gatto- agnello per controllare le quantità di cibo che mangiava. C’é poi un’impercettibile passaggio metamorfico: in realtà il gatto- agnello é come un artista in un circo in gabbia, una gabbia fiorita.L’orchestra,suona e gli spettatori sono avidi di divertimento. La folla spinge e si urta! Per vedere meglio e per il gusto di spingersi.
É uno spettacolo questa folla avidissima! Dice Bloch.
Suona poi il carillon un po’ mesto a chiudere un monologo assolutamente geniale che si commenta da solo tanta é l’intensità del connubio che l’artista Bernard Bloch ha saputo attuare .Scegliendo brani originali dello scrittore praghese e di dirli esprimendo egregiamente il mondo di Kafka che non finisce mai di raccontarsi.
Applausi scroscianti. Si replica sino al mese di dicembre

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