Sul palco sculture bianche su uno sfondo smeraldino. Tuoni e lampi, c’è un temporale. Da lontano udiremo una musica quasi atonale con delle ondate che via via si ripetono amplificate. Nella stanza appare la giovane attrice con un bel grembiule verde: é una scultrice. Subito appare un giovane uomo. Pare un cacciatore che ha smarrito la sua strada. Parla concitato e ci accorgeremo quasi immediatamente che quello che pareva nell’ombra un fucile da caccia è in realtà un ombrello verde. Ma l’idea della caccia resta. Il giovane uomo in realtà è un giornalista di un celebre quotidiano americano di New York. E le dice che deve scrivere un articolo sul suo trisavolo noto musicista. Personaggio
trouble opaco implicato nel governo di Vichy.
Ma questo lo scopriremo alla fine. Durante lo spettacolo sempre più veloce quasi incalzante da parte del giovane giornalista scopriremo che la scultrice ha un nonno cinese e da lui tra l’altro ha ereditato ci pare il minimalismo elegante quasi grafico delle sue sculture, i croquis sono da ammirare al primo piano del teatro La Reine Blanche Seguiranno a poco a poco disvelamenti tramite letture epistolari delle missive scambiate In scena compariranno spezzoni di fimati in bianco e nero inventati quasi deformati nella penombra. Visi o maschere oblunghe o di grandezza dilatata ma dai contorni che delineano umani o fantasmi o volti che vengono da lontano. Da uno spazio tempo lontano. Inquietanti.
O alla ricerca di qualcosa di impossibile. O di perduto .Via via si scoprirà il carattere e la bravura sublime del noto musicista così controverso. Abbiamo conversato con la direttrice regista Elisabeth Bouchard alla fine della pièce, che ha confermato la utilità e la bellezza del lavoro collettivo della sua troupe. Si è potuto infine cogliere che lo studio della scultrice Sophie Chardin è un universo artistico di scultura ma probabilmente anche musicale in cui sono presenti simboli della musa greca Euterpe .