Milano | 22 febbraio 2026, ore 16 | Auditorium di Milano Fondazione Cariplo
Orchestra Sinfonica di Milano | Stagione 2025/26
Aram Il’ič Chačaturjan Danze da Gayane
(Danza delle Sciabole e altre danze)
Zoltán Kodály Concerto per orchestra
Manuel de Falla El sombrero de tres picos, Suite n. 2
Igor Stravinskij L’uccello di fuoco, Suite n. 2 (1919)
Orchestra Sinfonica di Milano
Direttore Emmanuel Tjeknavorian

Programma compatto, novanta minuti senza dispersioni, costruiti attorno all’idea della danza come energia primaria del Novecento europeo: radice popolare trasformata in scrittura colta, gesto corporeo tradotto in architettura orchestrale. Ad aprire, le danze da Gayane di Aram Il’ič Chačaturjan, con l’immancabile Danza delle Sciabole. Brano abusato, citato, frammentato, talvolta banalizzato dalla cultura popolare, ma che resta – se restituito con precisione ritmica e controllo dinamico – un piccolo congegno orchestrale di impressionante efficacia. Emmanuel Tjeknavorian lo affronta senza compiacimenti folkloristici, puntando su nettezza d’accento, coesione degli archi e brillantezza controllata delle percussioni. L’Orchestra Sinfonica di Milano risponde con compattezza e lucidità: tempi serrati, articolazioni pulite, energia sempre governata. Il Concerto per orchestra di Zoltán Kodály rappresenta il cuore strutturale del programma. Pagina meno frequentata rispetto ad altri titoli novecenteschi, ma di grande intelligenza timbrica, costruita su un dialogo continuo tra le sezioni. Qui emerge con chiarezza la qualità dell’orchestra: legni duttili e ben amalgamati, ottoni saldi, archi capaci di un suono pieno ma non opaco. Tjeknavorian lavora sulla trasparenza delle linee e sulla respirazione interna della forma, evitando ogni eccesso retorico e lasciando che la scrittura polifonica trovi la propria evidenza.

Con la Suite n. 2 da El sombrero de tres picos di Manuel de Falla il colore si fa più acceso. Ritmo, brillantezza, ironia: elementi che l’orchestra maneggia con disinvoltura. Le percussioni hanno incisività senza invadenza; gli archi mantengono tensione e precisione nei passaggi più frastagliati. La concertazione di Tjeknavorian privilegia chiarezza e mobilità, restituendo alla partitura quella combinazione di eleganza e vitalità che la rende ancora oggi modernissima. La Suite del 1919 dall’Uccello di fuoco di Igor Stravinskij chiude il percorso con una scrittura più cesellata, dove la gestione delle dinamiche e dei colori diventa decisiva. L’Introduzione trova un equilibrio efficace tra mistero e controllo; la Danza infernale è incisiva, ritmicamente solida, senza cadere nell’enfasi sonora; il Finale cresce con progressione naturale, sostenuto da un suono compatto e luminoso. L’orchestra dimostra maturità e consapevolezza stilistica, mentre il direttore conferma una visione chiara, priva di effetti gratuiti.

Nel complesso, una prova di alto livello. Tjeknavorian guida con gesto nitido, sicuro, sempre leggibile; l’orchestra lo segue con attenzione e disciplina, offrendo una resa omogenea in tutte le sezioni. Programma coerente, interpretazione curata, risposta del pubblico calorosa e convinta. Un’unica nota stonata: la presenza di una coppia di anziani spettatori intenti a commentare con sorprendente disinvoltura ogni passaggio, incuranti del disturbo arrecato a chi cercava concentrazione. Episodi isolati, certo, ma che ricordano quanto l’ascolto condiviso richieda rispetto reciproco. Per il resto, un pomeriggio milanese di qualità, in cui danza, colore e rigore formale hanno trovato un equilibrio quasi perfett.






