Parma, Ridotto del Teatro Regio, 2 ottobre, ore 20:30
Festival Verdi 2025
Verdi, Schumann, Faccio e Shakespeare
pianoforte Michele Gamba
Quartetto Luigi Magnani
violini Paolo Mora, Michele Rossi viola Novella Bianchi violoncello Giacomo Fossa
Franco Faccio
Quartetto per archi” in sol maggiore
Preludio e Canzona da Amleto versione per quartetto d’archi dell’autore
edizione critica di Ivano Bettin, Società Editrice di Musicologia
Giuseppe Verdi
Ave Maria da Otello versione per quartetto d’archi (fine XIX sec.)
Robert Schumann
Gesänge der Frühe (Canti dell’alba) per pianoforte, op. 133
Quartetto per pianoforte e archi in mi bemolle maggiore, op. 47

Un filo logico lega questi tre compositori con William Shakespeare oggetto di un appuntamento esclusivamente strumentale e cameristico che arricchisce il programma del Festival Verdi 2025 nel solco del tema che lo ispira in questa edizione: Verdi e Shakespeare. Il legame con Shakespeare viene ripercorso attraverso due versioni cameristiche dell’epoca, di raro ascolto, Preludio e Canzona da Amleto, dal capolavoro operistico dello stesso Franco Faccio, e Ave Maria da Otello di Giuseppe Verdi nella versione per quartetto d’archi, oltre che il Quartetto per pianoforte e archi, in mi bemolle maggiore, op. 47 di Robert Schumann composto nel 1842. Se può essere scontato il legame con i primi due riferimenti, quello per Schumann rientra nell’ambito dell’ispirazione poetica alle suggestioni immaginifiche e sensoriali per la terre inglesi. Nelle pagine di questo capolavoro Schumann riuscì a fondere l’eleganza di Mendelssohn a quei contrasti e a quelle inquietudini pienamente romantiche che costituiscono il tratto inconfondibile della sua poetica. Di Schumann era inoltre in programma la raccolta Gesänge der Frühe (Canti dell’ alba ) per pianoforte, op.133 , cinque brani per pianoforte di grande forza evocativa, legati all’immagine del passaggio tra la notte e il giorno così ricca di rimandi shakespeariani. Schumann coltivò, infatti, una frequentazione costante delle opere di Shakespeare e, dall’anno precedente alla composizione del Quartetto , aveva cominciato a stendere il quaderno Su Shakespeare e la musica (Über Musik aus Shakespeares Schriften ) più tardi confluito nella raccolta Giardino poetico per la musica. Il progetto coordinato dal Quartetto Luigi Magnani (formato dai violini di Paolo Mora e Michele Rossi, dalla viola di Novella Bianchi e dal violoncello di Giacomo Fossa) attivo nei concerti della Fondazione Magnani Rocca di Parma, era supportato dalla prestigiosa presenza al pianoforte del direttore d’orchestra Michele Gamba nella sua veste di pianista, in una occasione in cui veniva presentata la prima esecuzione assoluta nell’edizione critica di Ivano Bettin (Società Editrice di Musicologia, Roma, 2025) del Quartetto per archi, in sol maggiore del 1864 di Franco Faccio, primo Direttore del Teatro alla Scala e direttore della prima esecuzione di Otello di Giuseppe Verdi nel 1887. Del resto il Quartetto Magnani ha una sua prerogativa musicale: riproporre musiche di tutti i grandi compositori italiani operisti della cerchia del grande editore Giulio Ricordi, nelle loro parte di scrittura cameristica. Il merito quindi di far emergere anche quanto i compositori dell’opera lirica, tra l’altro essi stessi poi docenti di composizione presso i conservatori: vale per tutti Ponchielli docente al conservatorio di Milano dove ebbe tra i suoi allievi Giacomo Puccini, Pietro Mascagni, Marco Enrico Bossi. Lo stesso Franco Faccio ebbe grande merito quello di aver contribuito a promuovere assieme alla Società del Quartetto milanese, prima a Milano, poi in altre città, la musica sinfonica europea ben evidenziati dalle sue composizioni cameristiche che mostrano anche la complessa struttura musicale delle sue rielaborazioni. In questa occasione il Faccio compositore cameristico veniva rappresentato dalla versione dell’Ave Maria dall’Otello di Verdi e con una suo riadattamento di un passaggio dell’opera Amleto, che solo di recente è stata riallestita e riproposta al pubblico italiano.
Un percorso di strette connessioni musicali e citazioni letterarie che i componenti dell’ensemble hanno fatto chiaramente emergere. Valore aggiunto da presenta al pianoforte del direttore Michele Gamba interprete al piano come solista Gesänge der Frühe (Canti dell’alba) ultimi brani per pianoforte solo che Schumann compose prima di essere internato nel manicomio di Endenich. Si tratta di cinque pezzi ben organizzati nonostante le difficoltà di composizione, derivanti dall’accentuarsi dei disturbi mentali, definite da un carattere intimo e complesso, a volte anche inquietante ben articolate nella lettura di Gamba. Il direttore si è poi presentato al pianoforte assieme al quartetto offrendo sempre Schumann dando una lettura fluida e ben rimarcata nella gestione degli incroci strumentali. Percorsi musicali a completamento dell’offerta del festival accolta da un’ampia adesione di pubblico, con un cambiamento di sede, da Busseto a Parma, meritandosi un bis con l’Adagio del Concerto per clavicembalo in fa min di J. S. Bach, naturalmente per pianoforte.
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