Pesaro, Teatro Rossini 17 agosto, ore 15.30
ROSSINI OPERA FESTIVAL 2025
Cantate per voce sola, coro e orchestra
Il pianto d’Armonia sulla morte d’Orfeo
Cantata con cori di Girolamo Ruggia. Edizione critica della Fondazione Rossini di Pesaro, in collaborazione con Casa Ricordi di Milano, a cura di Marco Beghelli
La morte di Didone
Azione lirica. Edizione critica della Fondazione Rossini di Pesaro,
in collaborazione con Casa Ricordi di Milano, a cura di Cecilia Nicolò
Il pianto delle Muse in morte di Lord Byron
Canzone con coro. Edizione critica della Fondazione Rossini di Pesaro, in collaborazione con Casa Ricordi di Milano, a cura di Eleonora Di Cintio
Direttore CESARE DELLA SCIUCCA
Soprano GIULIANA GIANFALDONI
Tenore DAVE MONACO
CORO DEL TEATRO VENTIDIO BASSO
Maestro del Coro PASQUALE VELENO
ORCHESTRA SINFONICA G. ROSSINI
ph.©ROF 2025 Amati Bacciardi
Il ROF di Pesaro è partner della Fondazione Rossini nella divulgazione a tutto tondo della musica del grande pesarese. Al Teatro Rossini, con le voci di Dave Monaco e Giuliana Gianfaldoni, si riscoprono partiture rossiniane di raro ascolto, in una nuova edizione critica.
Occasione più unica che rara di ascolto, il concerto al Teatro Rossini ha suscitato il massimo interesse e riscontrato un ottimo successo, quale evento di spessore culturale e nel contempo esecuzione lodevole da parte degli artisti. Fu un Rossini appena sedicenne a comporre “Il pianto d’Armonia sulla morte d’Orfeo”, partitura per i saggi di fine anno, “Esperimenti” erano denominati, del Liceo Filarmonico di Bologna, figlio del nuovo corso napoleonico. L’istituzione era diretta da Stanislao Mattei, frate francescano ridotto allo stato civile dalle regole del nuovo governo, insegnante di Contrappunto (vale a dire Composizione) di Gioachino Rossini, nel 1808 risultato il migliore allievo in quella disciplina. L’esecuzione ebbe luogo l’11 agosto di quell’anno e la relativa documentazione è stata conservata per intero negli archivi del Liceo, per la gioia degli studiosi. Sulla partitura autografa la mano di Mattei si era calata pesantemente, a rettificare soprattutto l’orchestrazione per quanto riguarda i fiati; sappiamo che alle richieste di spiegazioni sulla natura degli errori contestati, l’antico allievo di Padre Martini era solito rispondere “È l’usanza di scrivere così”, senza possibilità di replica. Una copia della partitura, dello stesso periodo, è conservata a Ravenna, il che induce a supporre un’esecuzione anche in quella sede, probabilmente durante il soggiorno di Rossini presso l’amico Agostino Triossi.
L’esecuzione di quest’anno al Teatro Rossini, di grande effetto per l’impegno dimostrato dall’orchestra e dal coro, ha visto in evidenza il tenore Dave Monaco, che con una voce smagliante ha valorizzato un lavoro che, se a tratti denuncia qualche aspetto scolastico, è a tutti gli effetti notevole, testimonianza del talento precoce di Rossini. Terminati gli studi bolognesi, Rossini iniziò a cercare la sua strada per affermarsi nel mondo del teatro musicale ed è a questa fase della sua vita che risale La morte di Didone, anch’essa opera giovanile dato che la stesura si colloca tra il 1810 e il 1811. La quasi totalità delle fonti riporta che fu scritta per Ester Mombelli, figlia del capocomico Domenico, membro della compagnia teatrale di famiglia assieme alla madre Vincenzina Viganò e alla sorella Anna. La cantata fu rappresentata, con Ester quale solista, solo diversi anni dopo la stesura (a Venezia nel 1818); una sorte analoga era toccata all’opera “Demetrio e Polibio”, scritta da Rossini intorno al 1810, anch’essa su sollecitazione della famiglia Mombelli, andata in scena a Roma nel 1812. Le numerose copie della partitura esistenti fanno pensare a una ricezione favorevole della cantata, il cui appellativo “azione lirica”, presente su due delle copie, indica l’aspetto rappresentativo delle due arie di cui si compone, a far risaltare le sofferenze della protagonista mentre il coro (maschile) interviene a compatire e a di salvarla.
Oltremodo brillante l’interpretazione di Giuliana Gianfaldoni, che ha saputo dare un impulso notevole a una partitura di durata non eccessiva, valorizzandola al massimo. La caduta nella buca dell’orchestra di un frammento degli stucchi che decorano il teatro, di cui tutti si sono accorti, non ha inficiato l’esecuzione, che è proseguita senza intoppi; la violinista che se l’è visto cadere vicino, prudentemente ha lasciato l’orchestra, per tornare poco dopo al suo posto. Ancora più concisa è la partitura della terza cantata in programma, scritta da un compositore ormai affermato sulla scena internazionale, invitato in una Londra già pervasa dalla “Rossini fever”. Un soggiorno che per Rossini non fu del tutto felice, punteggiato dalle critiche dei giornali e segnato da qualche insuccesso, dovuto a quanto pare alla scarsa professionalità dei cantanti e delle orchestre. Anche “Il pianto delle Muse in morte di Lord Byron”, cantata scritta alla notizia della morte del Lord a Missolungi, fu bersaglio di critiche negative da parte della stampa, che rimproverava all’unico lavoro rossiniano scritto in Inghilterra il fatto di essere nato in seno all’alta società, quella che promuoveva gli esclusivi concerti delle Almack’s Assembly Rooms, conferendogli pertanto lo stigma dell’illiberalità. Nel Teatro Rossini, la scrittura di questa partitura, sensibilmente più matura ed evoluta, dava modo agli interpreti di brillare ulteriormente in conclusione del concerto, con la voce piena di Dave Monaco di nuovo in pieno splendore, il coro arricchito di tre voci femminili e l’orchestra finalmente ricompattata dopo qualche episodica incertezza rilevata nelle cantate precedenti. Alto il gradimento del pubblico, che si profondeva in applausi e acclamazioni.






