Rovereto, Archivio Storico della Biblioteca
sabato 20 settembre 2025 ore 17.30
BRUGHIERE
Programma:
L. van Beethoven, Allegretto WoO39
L. van Beethoven, Selezione dai Lieder Scozzesi,
Gallesi e Irlandesi
Francesca Lo Verso soprano
Trio Lares
Lorenzo Tranquillini violino
Benedetta Baravelli violoncello
Monica Maranelli pianoforte

sabato 20 settembre 2025 ore 20.30
Rovereto, Teatro Zandonai
ŠOSTAKOVIČ NEL PALLONE SPETTACOLO
DI STEFANO VALANZUOLO
Musiche di Dmitrij Šostakovič
Gomalan Brass Quintet
Marco Pierobon e Francesco Gibellini trombe
Nilo Caracristi corno
Gianluca Scipioni trombone
Stefano Ammannati basso tuba
Sebastiano Bronzato attore

mostbet

Mappe del Nord Italia su sfondo vintage, in evidenza il titolo "Mari del Nord" e dettagli su eventi storici e musica classica. Immagine promozionale per articoli culturali e storici su Artesnews.

L’edizione 2025 della rassegna musicale SE77EN9VECENTO a Rovereto ha proposto una serie di ‘incontri musicali’ intorno ai grandi bacini dei mari dell’Europa Settentrionale, accompagnando il pubblico in un viaggio attraverso le tradizioni e i paesaggi musicali di Irlanda, Inghilterra, Scozia, Scandinavia, Germania settentrionale, Paesi Baltici e Pietroburgo. La chiave geografica ha permesso di focalizzare l’attenzione sulla produzione di compositori appartenenti all’area in questione, ma pure la rilettura delle tradizioni popolari di quei Paesi da parte di compositori di altre aree (i Lieder irlandesi e scozzesi di Beethoven), l’evocazione dei suggestivi paesaggi nordici nelle letture dei musicisti europei (la sinfonia Scozzese di Mendelssohn), o anche un affondo nella cultura operistica, di impronta marcatamente italiana, della corte di S. Pietroburgo sotto Caterina II. Al tempo stesso di scoprire le specificità delle singole tradizioni all’interno però della rete di relazioni che ha sempre caratterizzato la cultura musicale europea, mettendo in evidenza accostamenti e percorsi non sempre evidenti nella programmazione concertistica più consueta. Oltre che al panorama del professionismo affermato, il festival ha prestato attenzione ai giovani esecutori e alle risorse di qualità presenti sul territorio, anche in funzione di un ampio coinvolgimento della comunità di riferimento attivando una orchestra propriia della manifestazione nata dai corsi promossi dall’Associazione filarmonica di Rovereto con il progetto Apprendista musicista.
La giornata del 20 settembre ha ben sintetizzato i la progettualità della rassegna roveretana tra complessi nazionali ma anche possibilità di ribalta dii musicisti territoriali tra proposte tematiche e anniversari: vale per tutti quello a ricordo di Šostakoviĉ.


Nel pomeriggio presso la Biblioteca civica Tartarotti si è tenuto il concerto del trio Lares formato da Lorenzo Tranquillini, violino, Benedetta Bavarelli, violoncello, Monica Maranelli, pianoforte. Si tratta di un gruppo che si è riunito attorno al progetto di Masterclass per musica da camera tenuto a Parma: progetto studio formato da giovani ed esperti concertisti, con il soprano Francesca Lo Verso. Programma dedicato ai Lieder scozzesi, irlandesi e gallesi  op.108, WoO152, WoO152, di Ludwig van Beethoven, una serie di composizioni commissionate appositamente al musicista dal nobile scozzese Georg Thomson che intendeva raccogliere e preservare le melodie della sua terra che si stavano perdendo cercando di codificare le melodie per renderle fruibili con un arrangiamento per pianoforte vilino e violoncello. rivolgendosi ai più importanti compositori del suo tempo Ignaz Peyel, Johan Hummel, Franz J. Haydn e lo stesso Beethoveen. Il prodotto fu una raccolta di brani che conservavano i caratteri delle melodie originali ma rielaborate in maniera semplice tala da essere suonati anche da dilettanti. La voce del giovane soprano Francesca Lo Verso ha saputo esprimere con interessanti capacità vocali la genuinità dei lieder che esemplificano l’anima delle popolazioni scozzesi, e con esse irlandesi e gallesi: ballate amorose descrittive della natura ma anche narrative di fatti storici integrandosi perfettamente con il gruppo strumentale.
Altro appuntamento in serata presso il teatro Zandonai della città.

circa 1966: Russian footballer Lev Yashin. (Photo by Central Press/Getty Images)

Parliamo di Dmitrij Dmitrievic Šostakoviĉ., uno dei più grandi compositori russi. Che amò il calcio non meno di quanto amasse la musica. Anzi, nel pallone trovò energia supplementare per concentrarsi e disciplinarsi prima di scrivere le sue immortali sinfonie. Lo dimostrano la sua biografia e soprattutto le sue lettere, oltre cento, dedicate al “gioco più bello del mondo“. negli anni Trenta il grande compositore russo stravedeva per il calcio: tentò perfino di diventare arbitro. Šostakoviĉ. fu un fedelissimo tifoso della Dinamo di Leningrado. Negli anni Trenta, partite e trasferte al seguito della squadra del cuore diventarono parte integrante della sua vita. Non era facile allora viaggiare nell’Unione Sovietica: ma due o tre giorni di treno non furono mai un motivo sufficiente a scoraggiare il musicista. Andava dappertutto, a Mosca, a Kiev, a Tbilisi, a Odessa, a Baku. Il testo di Stefano Valanzuolo prende spunto dalle vicende di due calciatori con storie differenti quelle di Nikolaij Starostin, perso nelle pieghe della storia dell’Unione Sovietica staliniana, e di Lev Jashin, portiere della nazionale che contribuì alla vittoria della nazionale sovietica alle olimpiadi del Melbourn nel 1956 e al campionato europeo del 1960. L’attore Stefano Bronzato conduce la narrazione con alcuni elementi in scena un tavolo una lavagna con date (1942, 1948, 1953, 1956, 1960) un ritratto di Stalin ricostruendo la passione calcistica di Sostakoviĉ da stralci di lettere che il compositore scriveva ai suoi compagni di partite viste , commenti su squadre a calciatori a lavagna un periodo in cui eventi sportivi si intrecciano con la storia. Accanto all’attore il Golaman Brass Quintet che si inserisce anche di con ironica prepotenza nella narrazione riportando passaggi delle composizioni del compositore tra cose note come il Walzer da Jazz Suite n. 2 a estratti dal balletto L’età dell’oro e dal Il Bullone.. Musica che spiega bene l’aspetto sarcastico del compositore tra la devozione alla partito e una sua divagazione alle dure prescrizioni sull’estetica delle arti, riuscendo a sopravvivere.
Spettacolo gradevole per quel gioco sottile tra narrazione storica e ironia della materia.

 

 

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