Venezia | Teatro La Fenice | Concerti di Capodanno 2025–2026
30 dicembre 2025, ore 17
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Maestro del Coro Alfonso Caiani
Direttore Michele Mariotti
Soprano Rosa Feola
Tenore Jonathan Tetelman
G. Rossini Semiramide – Sinfonia
V. Bellini Norma – Sinfonia
P. Mascagni Guglielmo Ratcliff – Intermezzo «Il sogno di Ratcliff»
G. Puccini Le Villi – «La tregenda»
G. Donizetti Don Pasquale – Ouverture
G. Verdi I vespri siciliani – Sinfonia
*******************************
A. Ponchielli La Gioconda – «Feste! Pane! Feste!»
P. Mascagni Silvano – Barcarola
G. Rossini Guillaume Tell – «Sombre forêt»
A. Ponchielli La Gioconda – «Cielo e mar»
G. Puccini Madama Butterfly – Coro a bocca chiusa | La Bohème – «O soave fanciulla»
P. Mascagni Cavalleria rusticana – Intermezzo
G. Puccini Turandot – «Nessun dorma»
V. Bellini Norma – «Casta diva»
G. Verdi Nabucco – «Va, pensiero, sull’ali dorate» | La traviata – «Libiamo ne’ lieti calici»
Il Concerto di Capodanno alla Fenice è, per sua natura, un rito collettivo: un appuntamento che unisce il gesto musicale alla rappresentazione simbolica di un paese che si racconta attraverso la propria tradizione lirica. L’edizione 2026, affidata per la prima volta al Teatro veneziano a Michele Mariotti, sceglie con intelligenza di non reinventare il rito, ma di restituirgli peso, qualità e respiro musicale, affidandosi a una direzione che rifugge l’enfasi decorativa e punta invece alla chiarezza del discorso con una scelta tra il noto e il desueto evidenziato dai titoli scelti per rappresentare Mascagni.Fin dalle prime battute della Sinfonia di Semiramide di Rossini, Mariotti impone un gesto netto, sorvegliato, teatrale senza mai essere compiaciuto. L’Orchestra del Teatro La Fenice risponde con compattezza e brillantezza, mostrando una duttilità stilistica che attraversa con naturalezza il primo ampio arco sinfonico del programma: dalla solarità composta della Norma belliniana alla tensione visionaria dell’intermezzo da Guglielmo Ratcliff, restituito con una densità timbrica che ne valorizza l’aspetto più oscuro e sospeso. Particolarmente efficace La tregenda da Le Villi di Puccini, affrontata da Mariotti come un vero episodio drammatico, non come semplice pagina d’effetto.
Qui la bacchetta lavora sui contrasti, sulle fratture ritmiche, su un’energia che non esplode mai in maniera incontrollata ma resta sempre incanalata in una forma. La Sinfonia da Don Pasquale e quella dai Vespri siciliani completano la prima parte con un equilibrio raro tra slancio e misura, mettendo in luce una concertazione che conosce profondamente il teatro e sa respirare con esso. La seconda parte del concerto introduce le voci e il coro, e conferma la solidità complessiva della serata. Il Coro del Teatro La Fenice, preparato con cura da Alfonso Caiani, è protagonista fin dall’apertura con «Feste! Pane! Feste!» dalla Gioconda, offerto con vigore compatto e precisione d’accento, senza mai perdere controllo sonoro.Il soprano Rosa Feola, già familiare al pubblico veneziano, affronta Sombre forêt con eleganza musicale e intelligenza stilistica: la linea è pulita, il fraseggio curato, il canto sempre governato. Manca forse quel guizzo davvero memorabile che trasforma un’aria in momento iconico, ma la prova resta di alto livello, coerente e rispettosa del contesto.
Il tenore Jonathan Tetelman, al debutto alla Fenice, mostra un’emissione solida e uno strumento generoso. Cielo e mar viene affrontata con sicurezza e slancio, così come Nessun dorma, cantata con professionalità e controllo. Anche qui, l’impressione è quella di una prova affidabile senza grandi intuizioni piuttosto che travolgente, ad ogni modo ben sostenuta dall’orchestra.
Tra i momenti più riusciti della seconda parte, il Coro a bocca chiusa da Madama Butterfly, sospeso e rarefatto, e l’Intermezzo da Cavalleria rusticana, che Mariotti scolpisce con una nobiltà trattenuta, evitando qualsiasi indulgenza sentimentale. Il finale verdiano – Va, pensiero e Libiamo– arriva come compimento naturale del percorso, senza retorica aggiunta, sostenuto da un’orchestra e da un coro in piena forma. Il debutto di Michele Mariotti alla Fenice si impone così come un segnale forte: un Concerto di Capodanno che non cerca l’effetto immediato, ma costruisce senso, continuità e qualità musicale. Una festa, sì, ma fondata su una visione limpida del melodramma come patrimonio vivo, da custodire con rigore prima ancora che con entusiasmo.






