Arena di Verona, 31 Luglio 2025
Nabucco, Dramma lirico in quattro parti su libretto di Temistocle Solera
Musica di Giuseppe Verdi

Nabucco Luca Salsi
Ismaele Francesco Meli
Zaccaria Christian Van Horn
Abigaille Anna Netrebko
Fenena Anna Werle
Il Gran Sacerdote di Belo Gabriele Sagona
Abdallo Matteo Macchioni
Anna Daniela Cappiello

Regia, scene, costumi, luci, coreografia Stefano Poda
Assistente e movimenti coreografici Paolo Giani Cei
Direttore Pinchas Steinberg
Orchestra, Coro, Ballo e Tecnici Fondazione Arena di Verona
Maestro del Coro Roberto Gabbiani

 

Titolo inaugurale della stagione, Nabucco torna in scena in Arena con un nuovo cast, denso di nomi di prim’ordine. Nella serata di giovedì 31 luglio, il teatro è frequentato – seppur non gremito come nelle serate da tutto esaurito – da un pubblico coinvolto e curioso di osservare l’evolversi di un allestimento di certo inusuale. Stefano Poda, che come di consueto firma regia, scene, costumi, luci e ahimè persino coreografia, sceglie un’ambientazione quasi irreale, lontana da spazi e tempi noti. Siamo in un futuro indefinito in cui tutto brilla di luci sgargianti. La scena è dominata da pochi e simbolicissimi elementi: una lunga scalinata centrale che porta ad un’enorme clessidra, due semisfere di luce che si muovono ai lati. Poco, pochissimo altro compare sul palco per l’intera rappresentazione, se non una grande folla vestita di strani costumi. Molte le analogie con l’Aida dell’altr’anno: l’approccio totalmente allegorico-metaforico, le movenze un po’ “robotiche”, le “coreografie”. Ma anche i fastidiosi rumori prodotti da abiti, scene e movimenti (quest’anno capeggiati da innumerevoli frustate gratuite) che in più d’un tratto compromettono del tutto un’acustica già difficile.

Nabucco_EnneviFoto

Il risultato è uno spettacolo vistoso, un condensato di effetti speciali, fumo e laser, di difficile comprensione ma di grande effetto. Una soluzione che conquista senza difficoltà il pubblico, che applaude entusiasta trovate tecnologiche come l’illuminazione a led degli abiti di scena. Non che ci fossero particolari ragioni per aspettarsi nulla di diverso, sia chiaro: la proposta è perfettamente in linea con le aspettative tracciate dall’ultima Aida. Con la differenza – forse – che molte cose ora le abbiamo già viste. Sul piano musicale, l’esecuzione fatica un po’ ad ingranare. Bisogna attendere qualche scena prima che le cose, in generale, si sistemino, anche se alcuni problemi di insieme sono destinati ad accompagnare tutti i quattro atti. Pinchas Steinberg guida l’Orchestra della Fondazione Arena di Verona in una lettura scorrevole e scandita, che appare però un po’ invariata, monocorde. Manca, per fare un esempio, quella generosa escursione dinamica che ci si è abituati a sentire nonostante gli ampi spazi. Complicato anche il dialogo con i solisti e soprattutto con il Coro della Fondazione, preparato da Roberto Gabbiani e messo in più punti in difficoltà da un allestimento registico complesso e da una direzione musicale che – forse – non ne compensa sempre le difficoltà.

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Successo per il Cast, capitanato da un’acclamatissima Anna Netrebko, nei panni del meraviglioso personaggio di Abigaille. Ciò che sorprende è anzitutto la confidenza, la semplicità con cui il soprano si muove tra pagine tanto belle quanto impervie. Sicurezza e determinazione traspaiono con efficacia nei momenti più autorevoli della parte, sia sul piano musicale che in termini di presenza scenica. Ma è nei passaggi più intimi e riflessivi che la performance dà il suo massimo, grazie ad una magistrale gestione dei fiati e a un’interpretazione attenta a cogliere ogni preziosa sfumatura.

Grandioso Luca Salsi, che nel ruolo del titolo scende in campo con la solita solidità vocale e un volume invidiabile. Il suo Nabucco è autorevole, profondo, ma mai appesantito. Ottima la prova scenica e anche per lui meritevole di menzione la capacità di cogliere sempre i tratti più interessanti di un personaggio che muta molto negli atti.

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Nei panni di Ismaele, Francesco Meli dimostra (per quanto la parte lo renda possibile) padronanza e tecnica e scenica, mentre Anna Werle dipinge con efficacia una Fenena intima e sommessa. Bene Christian Van Horn, nei panni di uno Zaccaria credibile e ben impersonato, al quale si perdonano alcune isolate imprecisioni.

Completano il cast Gabriele Sagona, nei panni del Sacerdote di Belo, Daniela Cappiello in quelli di Anna e Matteo Macchioni, un interessante Abdallo.

Pubblico entusiasta, generoso soprattutto al termine della rappresentazione, con ovazione per Netrebko e striscioni da stadio per Salsi. Meno coinvolto forse negli applausi a scena aperta: niente bis per il Va, pensiero.

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