Pesaro, Teatro Rossini
XLVI ROSSINI OPERA FESTIVAL
Martedì 19 agosto – ore 15.30
Videoproiezione in diretta in Piazza del Popolo in collaborazione con il Comune di Pesaro
MESSA PER ROSSINI
Musiche di A. Buzzolla, A. Bazzini, C. Pedrotti, A. Cagnoni, F. Ricci, A. Nini, R. Boucheron, C. Coccia, G. Gaspari, P. Platania, L. Rossi, T. Mabellini, G. Verdi
Edizione Casa Ricordi di Milano
Direttore DONATO RENZETTI
Interpreti
Soprano VASILISA BERZHANSKAYA
Mezzosoprano CATERINA PIVA
Tenore DMITRY KORCHAK
Baritono MISHA KIRIA
Basso MARKO MIMICA
CORO DEL TEATRO VENTIDIO BASSO
Maestro del Coro PASQUALE VELENO
ORCHESTRA DEL TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA
Quale conclusione del ROF 2025, un’occasione più unica che rara di ascoltare una partitura complessa, travagliata nella genesi, irrisolta nella sua finalità.
È innegabile che tra Rossini e Verdi vi erano stima e rispetto reciproci, anche se non si può certo dire che i due si amassero, un po’ per il diffuso luogo comune che dipingeva Verdi come patriota risorgimentale e Rossini come retrivo e codino, un po’ per le strumentalizzazioni della stampa, allora come oggi ghiotta di pettegolezzo. In ogni caso, appena Rossini morì (il 13 novembre 1868) Verdi pensò soprattutto all’alta reputazione del Cigno di Pesaro, elemento di coesione culturale della neonata Italia, che meritava un tributo in cui la musica italiana si esprimesse al meglio, in un’iniziativa unitaria. Di qui l’idea, lanciata pubblicamente da Verdi stesso, di una grande Messa da requiem cui avrebbero dovuto partecipare i maggiori compositori italiani, contribuendo ognuno per una parte: avrebbe dovuto essere eseguita, a un anno esatto dalla morte di Rossini, in San Petronio a Bologna, per essere subito dopo accantonata, dato che nessuno avrebbe dovuto lucrarci sopra. Ma le grandi difficoltà di ordine organizzativo incontrate (ad esempio, per rammentarne solo una, sarebbe stata necessaria una dispensa papale che consentisse a delle donne di cantare in chiesa), oltre a un conflitto di competenze tra Bologna e Milano, fecero sì che la partitura rimanesse nel cassetto e fosse eseguita integralmente soltanto oltre un secolo dopo, nel 1988 (a Stoccarda e poi a Parma).
Al ROF di quest’anno la Messa per Rossini veniva valorizzata dall’alta scuola di Donato Renzetti, saldo alla guida di un’orchestra di tutto rispetto, oltre che da voci soliste di comprovato valore e da un coro che anche in questa occasione si è dimostrato ben presente e affidabile. Tredici le parti della Messa (e non le quattordici previste, per la defezione di Petrella, da Verdi bollata come “una lazzaronata”), un vero peccato che l’indisposizione di Dmitry Korchak (durante il festival impegnato anche nella direzione dell’Italiana in Algeri) abbia privato gli ascoltatori dell’Ingemisco di Alessandro Nini; il tenore ha tuttavia garantito la riuscita dell’esecuzione nel suo complesso, cantando nei due numeri in compresenza con gli altri solisti. Apprezzabile il panorama di differenti orientamenti stilistici e differenti professionalità che questa pagina raduna, specchio di una realtà culturalmente policentrica quale era lo stato italiano da poco unificato. Il Sovrintendente Ernesto Palacio dedicava la serata a Gianfranco Mariotti, venuto a mancare nel novembre 2024, fondatore del Rossini Opera Festival, artefice tra i principali del suo straordinario sviluppo, un uomo che ha dato molto alla cultura italiana; l’annuncio veniva salutato da applausi prolungati

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