Trento | Teatro Sociale | 2 febbraio 2025, ore 16
Stagione sinfonica e d’opera 2024/2025 | Fondazione Haydn di Bolzano e Trento
Il Barbiere di Siviglia
Opera buffa in due atti su libretto di Cesare Sterbini
Musica di Gioachino Rossini
Il Conte d’Almaviva Pietro Adaini
Don Bartolo Fabio Capitanucci
Rosina Mara Gaudenzi
Figaro Gurgen Baveyan
Don Basilio Nicola Ulivieri
Berta Francesca Maionchi
Fiorello/Un ufficiale Gianni Giuga
Ambrogio Julien Lambert
Orchestra Haydn di Bolzano e Trento | Direttore Alessandro Bonato
Ensemble vocale Continuum | Maestro del coro Luigi Azzolini
Regia Fabio Cherstich | Scene Nicolas Bovey | Costumi Arthur Arbesser | Lighting Design Marco Giusti
Allestimento Fondazione I Teatri di Reggio Emilia e Fondazione Teatro Comunale di Modena
foto ©Barbiere di Siviglia HAYDN Foto Luca Del Pia

Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini è un’opera che gioca sull’astuzia e sulla rapidità d’azione, con una musica che esalta la leggerezza e la vivacità dei personaggi. Ma la sua comicità non è mai fine a sé stessa: dietro le situazioni farsesche si cela un raffinato gioco di intelligenze e inganni, reso ancora più efficace dalla scrittura musicale serrata e virtuosistica. L’allestimento proposto dalla Fondazione Haydn di Bolzano e Trento riesce a restituire buona parte di questo spirito, grazie a un cast solido e a una direzione musicale energica. Tuttavia, la regia appare fin troppo ricca per lo spazio del palcoscenico, rischiando di rendere il tutto visivamente sovraccarico.
La regia di Fabio Cherstich, già vista nei teatri di Reggio Emilia e Modena, trasforma il palcoscenico in un vortice di colori, scritte luminose e movimenti continui. L’idea di accentuare la modernità del personaggio di Figaro, rendendolo una sorta di icona pop, ha il merito di enfatizzare la sua centralità, ma l’eccesso di trovate e di oggetti scenici rende il palco spesso affollato e distrae dall’azione principale. In uno spazio più grande questa impostazione può risultare spettacolare, ma a Trento finisce per togliere respiro alla narrazione e alla musica. Sul versante musicale, la direzione di Alessandro Bonato è vivace e ben ritmata, con una buona attenzione al fraseggio rossiniano. Tuttavia, dalla platea si percepiscono alcuni squilibri tra buca e palcoscenico: l’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento suona con brillantezza, ma in qualche occasione copre le voci, soprattutto nei momenti più concitati. Nonostante ciò, l’esecuzione rimane nel complesso efficace.

Nel cast, il Figaro di Gurgen Baveyan si distingue per verve e agilità vocale, con una presenza scenica sicura e un canto ben proiettato. Mara Gaudenzi, nei panni di Rosina, offre un’interpretazione vivace e brillante, con una buona tenuta delle agilità, pur con alcuni passaggi un po’ forzati. Il Conte d’Almaviva di Pietro Adaíni ha slancio e musicalità, con un timbro luminoso, anche se nei passaggi più virtuosistici la dizione perde un po’ di definizione.

Nicola Ulivieri, trentino, è un Don Basilio di grande presenza scenica, capace di restituire il personaggio con autorevolezza senza mai cadere nell’eccesso. La sua interpretazione della celebre “Calunnia” è ben costruita, con un fraseggio incisivo e un’ottima gestione delle dinamiche. Il pubblico apprezza la sua prova, che si distingue come una delle più riuscite della serata.
L’inserimento del mimo Julien Lambert aggiunge un elemento di grande forza visiva, senza mai risultare invadente. La sua arte contribuisce a dare continuità all’azione, enfatizzando i momenti comici e accompagnando lo sviluppo drammaturgico con eleganza. Molto efficaci e perfettamente inseriti nel folle meccanismo scenico anche i figuranti, tra cui i trentini Paolo Tonezzer e Sebastiano Moltrer. Ottima anche la prova dell’Ensemble vocale Continuum, preparato con cura da Luigi Azzolini.
Il pubblico è numeroso, con molti giovani e scolaresche nei loggioni, segno dell’interesse che il capolavoro rossiniano continua a suscitare anche nelle nuove generazioni. In definitiva, questa produzione è accolta con successo, come testimoniano gli applausi finali.

 

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Alessandro Arnoldo
Nato a Trento nel 1989, ha compiuto gli studi musicali e si è diplomato in direzione d’orchestra al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, sotto la guida di Daniele Agiman. Ha seguito corsi di perfezionamento e masterclass tenute da Riccardo Muti presso la Riccardo Muti Italian Opera Academy, Gianluigi Gelmetti presso l’Accademia Chigiana di Siena, Ernesto Palacio presso l’Accademia del Rossini Opera Festival, intitolata al Maestro Alberto Zedda. Ha diretto numerose orchestre esibendosi in Italia, Austria, Germania, Spagna, Georgia, Croazia, Lituania, Lettonia, Belgio e Repubblica Ceca, sia nell’ambito di importanti Festival internazionali, sia per eventi artistici e culturali (Accademia Teatro alla Scala di Milano, Akademie für Alte Musik – Brunek, RSI – Radiotelevisione Svizzera Italiana... ). La sua versione de Le Carnaval des Animaux di Camille Saint-Saens è inserita nel percorso didattico "C'é musica per tutti", libro di testo e DVD delle Edizioni Scolastiche Mondadori, Pearson Italia. Fondatore e direttore artistico dell’Associazione culturale Ad Maiora, ricopre anche il ruolo di direttore principale dell’orchestra I Filarmonici di Trento. Accanto alla sua attività musicale, è autore e conduttore di trasmissioni radiofoniche di approfondimento culturale, corrispondente per la rivista ArtesNews e ideatore della rubrica settimanale Rondò per il quotidiano L’Adige. Si dedica inoltre all’insegnamento in corsi di perfezionamento musicale e collabora con TEDxTrento e il centro EURAC Research di Bolzano. Dal 2020 è stabilmente attivo come consulente musicale per la Fondazione Filarmonica di Trento, di cui dal 2025 assume la direzione artistica.

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