In occasione della prima assoluta di “Nanof, l’altro” abbiamo incontrato Antonio Agostini, compositore dalla sensibilità visionaria, per una lunga chiacchierata a cuore aperto. Ne è nato un dialogo intenso, dove si intrecciano riflessioni sul processo creativo, sul rapporto con gli interpreti e sulla sfida – sempre attuale – di scrivere musica che sappia parlare al presente.

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Antonio Agostini

Nato a Viareggio il 7 luglio 1969, Antonio Agostini ha fatto della musica la propria vita, muovendo i primi passi come chitarrista sotto la guida di Lilia Bemi e approdando presto alla composizione, studiata al Conservatorio “Giacomo Puccini” della Spezia e perfezionata alla Scuola di Musica di Fiesole con Giacomo Manzoni.

Negli anni, Agostini ha costruito un percorso internazionale che lo ha visto vincere premi prestigiosi – dal “Premio Veretti” (1999) al “Chant du Monde-Dimitri Shostakovich” di Mosca (2005), fino al “Call for Scores” del Festival Sirga in Catalogna (2016) – e collaborare con alcuni tra i più importanti interpreti e ensemble della scena contemporanea, da Irvine Arditti a Vinko Globokar, dal Talea Ensemble all’Ensemble Reconsil.

Le sue opere, che spaziano dallo strumento solo alla sinfonica, sono state eseguite in Europa, Russia, Asia e America Latina, ospitate in festival come Wien Modern, Bellagio Music Festival, Festival delle Cinque Giornate e Dissonanzen. Invitato in sedi accademiche e artistiche di rilievo – dall’Università EAFIT di Medellín alla Hope University di Liverpool, dalla Galerie Mario Mazzoli di Berlino al Centro per la Musica Contemporanea di Milano – Agostini ha unito attività concertistica, ricerca e didattica, tenendo masterclass e seminari di composizione in tutto il mondo.

Allievo di figure leggendarie quali Stockhausen, Berio, Boulez, Sciarrino e Lachenmann, continua a portare avanti la sua doppia anima di compositore e chitarrista, anche attraverso progetti di improvvisazione radicale. Oggi insegna chitarra e composizione tra Viareggio e Torre del Lago, pubblica le sue opere con Ars Publica e Nova Musica e resta una voce autorevole della musica contemporanea italiana, capace di coniugare rigore accademico e libertà creativa.

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Helmut Graf
Ha studiato pianoforte con Livio Cadè e Anna Kravtchenko. Diplomato in didattica della musica nel 2014, e in composizione, vecchio ordinamento ha frequentato il biennio specialistico in nuove tecnologie e multimedialità al conservatorio F. A. Bonporti di Trento. Da anni si occupa di didattica della musica conseguendo nel 2011 il diploma di operatore Orff-Schulwerk italiano e specializzandosi in direzione corale con Lorenzo Donati e Mario Mora. É tra i membri fondatori della Trento Rumorist Improvisation Orchestra (TRIO) con la quale partecipa ai festival Transart (Bolzano) e MaerzMusik (Berlino) ed incide il disco “The orchestra of futurist noise intoners” (SubRosa, Bruxelles). Nel 2011 ha costituito un duo insieme al pianista Antonio Vicentini con il quale ha suonato in importanti aventi regionali anche con l’orchestra JFutura di Rovereto. Si occupa di composizione per spettacoli didattici partecipando anche a importanti festival nazionali (Musica al presente, Como). Svolge attività di pianista accompagnatore a corsi estivi per giovani strumentisti (Smarano String Academy) e spesso è invitato come membro di giuria a concorsi o selezioni (Selezioni nazionali Zecchino d’oro, Toscana). Nel 2015 è stato coordinatore per il Trentino-Alto Adige della Luxury Music Academy. Dal 2014 insegna pianoforte e solfeggio presso l’Accademia musicale San Carlo di Salò e dal 2015 pianoforte e solfeggio nella scuola paritaria Enrico Medi di Salò.

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