di Gianluca Macovez*
Chiostro di San Domenico, Martina Franca, 12 agosto 2025
PIANOFORTE E VOCE
Pianoforte Andrea Scalzo
Tenore Blagoj Nacoski
Programma
Georg Friedrich Handel, Rodelinda
‘Pastorello d’un povero armento’
Vincenzo Bellini, Tre ariette
‘Il fervido desiderio’
‘Dolente immagine di File’
‘ mia Vaga luna che inargenti’
Francesco Paolo Tosti
‘Ideale’
‘ ‘A vucchella’
‘ Non t’amo più’
‘ Pulcinella è morto’
Benjamin Britten
‘The Salley Gardens’
‘The Ash Grove’
‘The Foggy, Foggy Dew’
Darija Andovska
‘More sokol pie’ 𝘉𝘳𝘢𝘯𝘰 𝘪𝘯 𝘱𝘳𝘪𝘮𝘢 𝘢𝘴𝘴𝘰𝘭𝘶𝘵𝘢
Clara Schumann, ‘Notturno’
Giacomo Puccini, ‘Storiella d’amore’
Jules Massenet, Manon
‘Le Reve du Des Grieux’
Giacomo Puccini
‘Foglio d’album’
Tosca
‘E lucevan le stelle’
Blagoj Nacoski, è un tenore dalla prestigiosa carriera internazionale, con una voce solida, un timbro riconoscibile, acuti smaglianti, notevoli fiati ed una estensione ampia ed omogenea. Siamo davanti ad un artista autentico, che unisce al brillante bagaglio vocale, una figura elegante ed un senso del teatro coinvolgente, in grado di fare completamente suoi i personaggi che interpreta, grazie ad uno studio attento, che scolpisce ogni singola parola, scoprendone sfaccettature e segreti. Mai scontato e mai prevedibile, incanta, incatena, travolge. A testimonianza del suo valore , il fatto che molti compositori scrivono dei brani appositamente per lui ed altri scelgono di affidargli la prima esecuzione delle loro composizioni. Verrebbe da domandarsi come mai il suo nome sia conosciuto dagli addetti ai lavori ma tutto sommato meno popolare di quanto meriti, o perché i teatri non abbiano finora saputo cogliere appieno le potenzialità di questo cantante. Ma forse è meglio concentrarsi sulla bella serata di Martina Franca. Nel chiostro di San Domenico, all’interno della articolata rassegna Pianolab, il festival diffuso del pianoforte, il 12 agosto c’è stato un suo concerto con l’accompagnamento sensibile del pianista Andrea Scalzo.
Il programma prevedeva arie di Händel, Bellini, Tosti, Britten, Puccini, Massenet ed, in prima mondiale, di Darija Andovska, compositrice macedone di cui Nacoski spesso interpreta le intense partiture. L’affinità fra cantante e pianista era tangibile e certamente anche questo ha contribuito a generare alcuni momenti di struggente bellezza. Fra questi, certamente il pezzo iniziale: ‘Pastorello d’un povero armento’ di Handel , svuotato da ogni manierismo e stereotipo, cantato esaltando la narrazione drammatica, il racconto della cattiveria dell’indifferenza, dell’egoismo, della rassegnazione passiva. Non da meno ‘Dolente immagine di File mia’, una delle tre ariette di Bellini, con dei passaggi a fior di labbra di grandissimo impatto evocativo. Suggestivo l’accostamento fra le arie di Tosti e quelle di Britten. Di grande resa sia le prime che le seconde, che ci regalano una prestazione che ci ha impressionato per la capacità interpretativa e l’efficacia della gestualità. Si arriva quindi alla prima esecuzione mondiale di ‘More sokol pie’ , composizione affascinante e coinvolgente che cattura il pubblico, difficile da suonare ed ancor più da cantare, con una tensione continua, che costringe Nacoski si correre sul pentagramma ed a cercare sonorità differenti da quelle del canto lirico tradizionale. Il racconto è ricco di rimandi alla tradizione macedone, alla sofferenza degli eroi, all’orgoglio dell’identità. Una composizione importante, magnificamente eseguita. Molto ben eseguito il notturno di Clara Schumann e piacevoli tutte le composizioni minori pucciniane. Un momento di grande emozione attraversa il chiostro con ‘La Reve du Des Grieux’ dalla ‘Manon’ di Massenet . Prima di cantare, Nacoski racconta che tre giorni prima del concerto è mancata Mirella Parutto, che assieme al marito, il baritono Antonio Boyer, lo aveva portato , diciannovenne , in Italia per permettergli di studiare canto proprio con loro. Il tempo aveva generato delle incomprensioni, che li avevano allontanati, ma non ha cancellato tutto il suo affetto, la sua riconoscenza, né ha attutito il dispiace della perdita. Casomai lo h ampliato per il lungo silenzio calato fra loro, ormai irrecuperabile . Proprio quel brano di Massenet segnò l’inizio del loro rapporto, perché fu il primo che i due cantanti gli assegnarono durante la masterclass di canto che gli aprì le porte dell’Italia. Commosso e coinvolto, abbandona la compostezza formale, accarezza l’aria con le mani, plasmo lo spazio con gesti minimi ma mai scontati. L’esecuzione è struggente, commovente e tanto coinvolgente. Si sente un palpabile affetto e , pur senza perdere mai il controllo della voce, Nacoski trova colori venati di rimpianto, intrisi nell’affetto, screziati di gratitudine , evita ogni facile effetto, per scavare il significato più profondo e personale del brano, fino alla nota finale, un soffio di poesia che pare arrivare in cielo. Il concerto è chiuso da ‘E lucean le stelle’. Scelta ardita dopo pagine tanto impegnative, ma ancora una volta vinta, anche grazie ad una intensa lettura intimista, che, complice un accompagnamento di vibrante sensibilità, entusiasma il numeroso pubblico che premia entrambi gli artisti con applausi copiosi.
*Ringraziamo per la sua disponibilità






