LISETTA CARMI. Molto vicino, incredibilmente lontano
Genova, Palazzo Ducale, Sottoporticato, fino al 30 marzo 2025 (da martedì a domenica, ore 10-19)
A cura di Giovanni Battista Martini, curatore dell’archivio Lisetta Carmi e di Ilaria Bonacossa, curatrice d’arte contemporanea e direttrice di Palazzo Ducale Genova.
Allestimento realizzato dallo studio Drama Y Comedias
Catalogo: Silvana Editoriale
La mostra è promossa e organizzata da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura – Genova e da Civita Mostre e Musei
© Martini & Ronchetti, courtesy archivio Lisetta Carmi

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In occasione dei 100 anni dalla nascita di Lisetta Carmi (Genova, 1924 – Cisternino, 2022), è aperta nel Sottoporticato di Palazzo Ducale una grande mostra della fotografa genovese, personalità di rilievo nella fotografia italiana del secondo dopoguerra. A Genova, nei primi anni Sessanta, la fotografia diventa per Carmi professione quotidiana, sia in quanto fotografa di scena al Teatro Stabile, sia per fornire le immagini ai quotidiani; dopo gli spettacoli sviluppava e stampava da sé, per imbucare gli scatti all’alba. Nei vent’anni che ha dedicato alla pratica fotografica, Carmi ha realizzato reportage in Europa, Medio Oriente, America Latina, Oriente: il suo obiettivo è strumento per capire il mondo e la condizione umana, facendone emergere la verità, sempre con lo sguardo rivolto agli ultimi, ai quali il suo scatto conferisce quel ruolo di protagonisti che viene loro costantemente negato.
Il percorso inizia con immagini dalla Puglia, dalla Sardegna e dalla Sicilia che testimoniano una condizione umana e sociale, piuttosto che limitarsi a perpetuare quella lettura dell’Italia rurale e ancestrale presente negli stereotipi che hanno stigmatizzato, all’estero, gli immigrati di origine italiana e, in Italia, gli immigrati interni dal Mezzogiorno. L’allestimento è funzionale a mostrare una contiguità di questo con gli altri reportage di Carmi, così nella tappa successiva ci si inoltra attraverso gli scatti realizzati nel Regno Unito, a Gerusalemme e Gerico, a Gaza, Kalkilia, in Marocco, Venezuela, Messico, India, Afghanistan, Nepal, ritrovandovi lo stesso sguardo attento alla realtà vissuta dai popoli: non monumenti o paesaggi mozzafiato, nemmeno costumi tradizionali sgargianti, ma sempre l’umanità nel suo quotidiano, colta così come si presenta all’occhio della reporter, anche senza dare troppa importanza ad aspetti tecnici o all’ottimizzazione dell’inquadratura.

La biografia della fotografa ci introduce più a fondo nel suo mondo e nel suo pensiero, non statico ma in continua evoluzione, come si può vedere nel suo incontro con la cultura e il misticismo indiani. Lisetta Carmi nasce a Genova il 15 febbraio 1924, in un’agiata famiglia ebrea della media borghesia. A causa delle leggi razziali è costretta nel 1938 ad abbandonare la scuola e a rifugiarsi con la famiglia in Svizzera. Nel 1945, al termine della guerra, torna in Italia e si diploma al conservatorio di Milano. Negli anni seguenti tiene una serie di concerti in Germania, Svizzera, Italia e Israele. Nel 1960 interrompe la carriera concertistica e si avvicina in modo casuale alla fotografia, trasformandola in una professione. Per tre anni lavora come fotografa al Teatro Duse di Genova; accetta diversi incarichi dal Comune di Genova realizzando una serie di reportage in cui descrive le diverse realtà e problematiche sociali della città, come gli ospedali, l’anagrafe, il centro storico e le fogne cittadine. Dopo aver realizzato nel 1964 un’ampia indagine nel porto di Genova, diventata poi una mostra itinerante, continua un reportage sulla Sardegna iniziato nel 1962 e che terminerà negli anni Settanta. Successivamente si reca a Parigi e da questo soggiorno nasce il volume Métropolitain, libro d’artista contenente una serie di scatti realizzati nella metropolitana parigina. Nel 1965 prende corpo il suo progetto più noto, che nel 1972 diventerà un libro, dedicato ai travestiti genovesi. Nel 1969 viaggia per tre mesi in America Latina e l’anno successivo in Afghanistan e Nepal. Nel 1971 compra un trullo in Puglia, a Cisternino. Il 12 marzo 1976 conosce a Jaipur, in India, Babaji Herakhan Baba, il Mahavatar dell’Himalaya, incontro che trasformerà radicalmente la sua vita.
Lo stesso anno è in Sicilia per incarico della Dalmine per il volume Acque di Sicilia, dove sono raccolte immagini del paesaggio e della realtà sociale della regione, accompagnate da un testo di Leonardo Sciascia.  Negli anni successivi Lisetta Carmi si dedicherà completamente alla costruzione dell’ashram Bhole Baba, a Cisternino, quindi alla diffusione degli insegnamenti del suo maestro.

Nel 1995 incontra, dopo trentacinque anni, il suo ex allievo di pianoforte Paolo Ferrari e inizia con lui una collaborazione di studio filosofico-musicale. Nel corso della sua carriera realizza una serie di ritratti di artisti e personalità del mondo della cultura del tempo, tra cui Judith Malina, Joris Ivens, Charles Aznavour, Edoardo Sanguineti, Leonardo Sciascia, Lucio Fontana, César, Carmelo Bene, Luigi Nono, Luigi Dallapiccola, Claudio Abbado, Jacques Lacan ed Ezra Pound, del quale si ricordano i celebri scatti realizzati nel 1966 presso l’abitazione del poeta sulle alture di Zoagli in Liguria. Lisetta Carmi muore, o, come lei avrebbe detto, abbandona il suo corpo terreno il 5 luglio 2022 a Cisternino. Pertinenti i video proiettati in loop, con interviste alla fotografa e documentari su alcuni suoi lavori; di particolare interesse quello realizzato in occasione dell’incontro a Firenze col compositore Luigi Dallapiccola. Oltre ai ritratti del musicista, Carmi ideò un lavoro grafico basato sulle miniature per pianoforte del “Quaderno musicale di Annalibera”: dopo aver esposto alla luce i negativi dello spartito, graffiò la pellicola ottenendo dei segni che per lei sono rappresentazione di quelli scritti sul pentagramma e vi realizzò un libro d’artista di formato oblungo, oggi vera e propria rarità editoriale. Alla sua città natale, Genova, Carmi ha dedicato una mole considerevole di lavoro, proposta attraverso i cicli degli anni Sessanta Genova – porto, Italsider, I travestiti, Anagrafe, Erotismo e autoritarismo a Staglieno.

Immagini di grande eloquenza, che raccontano le condizioni di lavoro dei “camalli”, la fatica fisica che all’epoca richiedeva la movimentazione delle merci, l’energia abbagliante sprigionata dagli altiforni a poca distanza dagli addetti. Una toccante testimonianza di amore e di umanità è il ciclo che ritrae i travestiti, che all’epoca occupavano una zona attorno a Vico della Croce Bianca (dove è stato preso lo scatto scelto quale copertina della mostra),  corrispondente all’antico ghetto ebraico. Pubblicate nel 1972, queste immagini oggi considerate una pietra miliare nella storia della fotografia, all’epoca sollevarono uno scandalo e fruttarono all’autrice feroci critiche. Con mezzo secolo abbondante di età, dichiarato dagli abiti, dal maquillage e dall’aspetto dei luoghi, queste immagini hanno tuttavia un’attualità innegabile e sono uno squillante richiamo alle tematiche di genere e di marginalizzazione. Realizzate in bianco e nero come la quasi totalità della produzione di Carmi, le fotografie dei travestiti vengono messe a confronto con le loro declinazioni a colori, riscoperte solo nel 2017.

Inedita è pure la versione a colori di Erotismo e autoritarismo a Staglieno, dove il famoso cimitero monumentale genovese diventa, attraverso l’obiettivo, un ritratto della società borghese ottocentesca, tra ritrattistica celebrativa e sensualità inaspettatamente giustapposte nei monumenti funebri.

 

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