di Francesca Bernardi
Da sabato 5 a domenica 13 luglio 2025, con il patrocinio del comune di Mariano Comense (CO), le sale nobili di Villa Sormani hanno ospitato “Vanitas”, mostra collettiva a cura del collettivo Campionario.
Il percorso lungo le quattro sale nasce da un dialogo serrato con il Qohèlet — noto anche come Ecclesiaste — uno dei testi più enigmatici e affascinanti dell’Antico Testamento. Attribuito tradizionalmente a Salomone ma scritto probabilmente tra il IV e il III secolo a.C., il Qohèlet è un testo sapienziale che riflette in modo lucido e disincantato sulla condizione umana. Il suo incipit è celebre: “Vanità delle vanità, tutto è vanità.” Ma la parola ebraica tradotta come “vanità” è hevel, che significa “soffio”, “vapore”, qualcosa di evanescente e sfuggente. Il libro interroga il valore del tempo, la fragilità della vita, l’illusione dell’accumulo e del potere, l’imprevedibilità del destino. Eppure, nella sua apparente disillusione, il Qohèlet non invita al nichilismo, ma a una forma di saggezza sobria: vivere il presente con gratitudine, abitare consapevolmente il tempo che ci è dato. La mostra prende le mosse da questo pensiero antico per rivolgere domande urgenti al presente: che senso ha la nostra esistenza? Che traccia lasciamo? Come abitiamo la nostra finitudine?In questo orizzonte si inserisce il lavoro di Rossana La Verde, che indaga con eleganza e forza plastica la relazione profonda tra corpo, forma e spazio. “Il corpo abita uno spazio vuoto” dice Danilo Gatti, curatore assieme a Jacopo Ferrario della mostra.

Rossana è giovanissima, si diploma in Scultura all’Accademia di Brera di Milano e prosegui con gli studi magistrali in moda alla luav di Venezia. Ha solo 28 anni eppure la sua opera “Mi stringo, mi incastro, giro e cado” del 2023 riempie la stanza con elegante prepotenza. La inonda di luce. T’incastra lì e, regge egregiamente il dialogo con gli altri artisti presenti. Si tratta di una capsule indossabile progettata all’interno del laboratorio di Collezione Finale tenuto da Fabio Quaranta e Simone Rossi. La Verde affonda le radici nell’infanzia e si focalizza sulla precarietà dell’esistenza, mettendo in discussione il rapporto di un corpo con ciò che indossa. Ispirandosi al gioco millenario del tangram, unitamente al girotondo, ciò che ne risulta è una forma che non è mai statica e un’opera che non si compie da sola. Le sue creazioni colorate, dai profili curvi e dinamici, sono concepite per essere abitate dal corpo. Strutture che attendono, come quinte teatrali, un gesto che le attivi. Senza il corpo, restano incompiute: forme vuote. È il corpo che abita lo spazio vuoto dell’abito che lo compone, lo espone, lo attualizza. Ed è nell’atto stesso dell’indossare — dell’abitare — che l’opera si realizza pienamente, diventando movimento, colore, presenza viva.
Nel contesto di Vanitas, dove la riflessione sul tempo, l’apparenza e la caducità si fa centrale, queste forme-abiti sembrano farsi metafora del sé in divenire, del desiderio di lasciare traccia nel vuoto, di costruire senso nel flusso incerto della vita. Come nel tangram, la figura può sempre essere scomposta e ricomposta: ciò che conta è la relazione, il gesto, la scelta del momento.

Ancora una volta il collettivo Campionario riesce a restituire uno spazio di interrogazione profonda, dove arte e pensiero si intrecciano senza compiacimenti, fornendo al pubblico non risposte, ma possibilità. Possibilità di sosta, di ascolto, di visione. In un tempo dominato dalla fretta e dalla saturazione visiva, Vanitas invita a rallentare, a contemplare, a riscoprire il valore del vuoto e dell’attesa. In questo incontro tra antichità e contemporaneità, tra materia e spirito, l’arte torna a essere ciò che è sempre stata nei momenti più alti della sua storia: uno specchio inquieto, capace di riflettere il nostro tempo e, insieme, di aprire varchi verso l’ignoto.
Opere di Ruggero Agostoni, Mattia Barone, Ermenegildo Brambilla, Letizia Carattini, Giada Castelnuovo, Luca Curioni, Helene Foata, Francesco Fossati, Rossana La Verde, Fabio Lombardi, Michela Longone, Simone Matti, Laura Monai, Circolo Fotografico di Inverigo On the Road, Michele Penna, Sempo, Alessandra Triuzzi.
Durante il vernissage, sabato 5 luglio dalle 18.30, Miriam Fumagalli ha eseguito una performance musicale con arpa storica.






