di Maria Pia Tolu
Parigi, THÉATRE DE LA BASTILLE , dal 19 al 30 gennaio, 2026
LE PLAISIR ,LA PEUR ET LE TRIOMPHE DI E CON JOACHIM FOSSI
Un projet de Joaquim Fossi
Collaboration artistique Nine d’Urso Dramaturgie Pauline Fontaine Création lumière & scénographie Andréa Baglione Création vidéo Lorraine Bonnet Regard extérieur Antoine Defoort Remerciements Maxime Crescini, Ambre Febvre, Camille Léon-Fucien, Emmanuel Noblet, Lucie Pollet, Célestine Dahan Production Prémisses – Office de production artistique et solidaire pour la jeune création Coproduction Le Théâtre de la Bastille, Le Théâtre d’Orléans – Scène Nationale, Les Célestins - Théâtre de Lyon, Le Théâtre Jean Vilar de Vitry sur Seine Avec le soutien l’Athénée – Théâtre Louis Jouvet, Le Bercail – Outil de création marionnette & Arts associés, l’Amicale, CND Centre national de la danse

Il giovane artista immagina di vivere in un immaginario futuro del settimo millennio. Snello, giovane, dai capelli castano dorato in scena sul palco bianco. Stupirà il pubblico giovanissimo con la rievocazione della Biblioteca d’Alessandria. Piena di libri preziosi ed antichi che furono distrutti in un incendio. Il protagonista è disperato e confessa che pianse quando lo seppe perché non abbiamo avuto sottomano la storia e la cultura precedente al III secolo prima di Cristo. Già! Johachim sovente, per non dire sempre usa il termine di provenienza classica” gli umani “. Si parte da un rimpianto per una cultura dispersa, andata in fumo : preziosa ,antica e sconosciuta, si continua a parlare de ” gli umani”, fino alla fine della pièce. Piéce in cui si disserterà ampiamente di Internet. Si passa rapidamente alle immagini e al bisogno che l’umano ha fin dagli albori dell’antichità di raffigurare in immagini la Natura.
E aggiunge subito ” per proteggersi “. Da animali contro cui combattere o contro una natura spesso ostile e sconosciuta anche se mirabilssima. Rapidamente si passa al mondo di Internet. Musica tesissima e inquietante. L’artista spiega, mostrando l’emoticone: il piccolo sole con la bocca a taglio orizzontale e gli occhi appena schizzati .E si domanda: ma perché non ha le orecchie? Ascolta o no? Poi: Non ha il naso ! Si sarà perso il senso dell’olfatto…come a dire che i cinque sensi nel tempo dell’informatica sembrano drammaticamente appiattiti. E si parlerà di come Internet abbia invaso l’esistenza sempre usando il termine ” gli umani “.Poi attacca a parlare della tempo ,si scivola in commenti un po’ filosofici, sempre sul desiderio dell’uomo di ordinare e di classificare .Il tempo? Come si fa con il tempo? Gli umani pensarono di dividere il tempo in stagioni. Per controllare la Natura; da qui calendari di diverso tipo che parlano dei mesi e dei giorni. Sullo schermo ecco un video con la riproduzione di una pubblicità meteo con una nota dama del teleschermo che illustra “Che tempo fa “.Il tono é vagamente ironico o meglio disincantato. Gli umani hanno paura dell’immensitá e dello spazio che li circonda. Scoperte le stelle le si classifica  Scaturisce da questa riflessione come una sorta di dispiacere forse inconfessato, velato di ciò che è divenuta la reazione a quella paura iniziale degli umani probabilmente sana di rappresentare la Natura e …” gli umani” sulle pareti delle caverne . Fino arrivando ai giorni nostri a visualizzare e a controllare vari mondi e umani su Internet. Seguiranno sempre con il sottofondo di musiche tesissime la rappresentazione di scene campestri che normalmente sarebbero apprezzabili. Li sullo schermo issato sul palco un cielo blu, prati verdi praticamente bucolici che incutono disagio se non turbamento. Commenta Joachim ” Il blu ? Gli umani quasi tutti aman o il blu del cielo e del mare .E il verde dei boschi. Seguiranno altre immagini di vita personale e intima sullo schermo. Con commenti prevedibili, negativi o scherzosi da parte di Joachim . Che non apprezza tali atteggiamenti. O ne é stupito. Qui l’artista si interroga e ci fa interrogare sul ruolo delle immagini, con il rimpianto e il sapere contenuto nei libri della Biblioteca di Alessandria. Una riflessione paradossale certamente ma solo apparentemente pessimistica facendo il paragone tra la leggendaria Biblioteca stessa e Internet. Ma a giudizio di molti spettatori ,matura e piena di spunti e di interrogativi per i più giovani e meno giovani. Senza contare la bravura, l’energia sottile dell’attore e l’interessante tessitura della pièce. Possiamo riportare a margine di questa cronaca critica che l’Unesco il 16 ottobre scorso ha provveduto a restaurare la Biblioteca d’Alessandria. Chapeau. Da non perdere.

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