Fondazione Arena di Verona | Teatro Filarmonico di Verona | 11 ottobre 2025, ore 17
Pazzi per l’Opera – 10 parole per celebrare il Canto lirico Patrimonio dell’Umanità
Conducono Cecilia Gasdia e Alberto Mattioli
Con la partecipazione di Matteo Martari
Soprano Carmela Remigio, Eleonora Bellocci
Mezzosoprano Caterina Piva
Contraltista Carlo Vistoli
Tenore Ruzil Gatin
Basso Carlo Lepore
Orchestra e Coro Fondazione Arena di Verona |
Maestro del Coro Roberto Gabbiani
Direttore Enrico Lombardi
C’è un’energia curiosa e sorridente nell’aria del Filarmonico prima che si alzi il sipario su Pazzi per l’Opera, nuova produzione della Fondazione Arena di Verona dedicata alle dieci parole che raccontano il canto lirico come patrimonio dell’umanità. Un’idea teatrale e musicale insieme, costruita su drammaturgia di Alberto Mattioli, che gioca con l’erudizione e la leggerezza, guidata in scena da Cecilia Gasdia, capace di alternare tono ironico e profondità di visione.
L’intento dichiarato – costruire un “dizionario minimo” del canto lirico -potrebbe sembrare rischioso, ma la forma scelta convince: un mosaico di arie, duetti e cori, da Monteverdi a Puccini, che si susseguono come frammenti di un discorso sull’identità, più che sulla storia dell’opera. È teatro della memoria e della voce, ma senza polvere: vivo, diretto, necessario.

Il giovane Enrico Lombardi, sul podio, orchestra i materiali con intelligenza narrativa. Tiene insieme secoli di linguaggi, lasciando respirare i solisti e dosando il suono orchestrale con misura. Non cerca l’effetto, ma la coerenza del discorso musicale. Coro della Fondazione Arena ben preparato da Roberto Gabbiani, sonoro, compatto, capace di fondere chiarezza vocale e densità drammatica. Il cast è di alto livello, e la resa complessiva lo conferma. Carmela Remigio svetta per controllo e presenza scenica: il suo fraseggio in Sì, mi chiamano Mimì di Puccini è un esempio di come la semplicità possa trasformarsi in profondità emotiva. Carlo Vistoli, contraltista dal timbro terso e luminoso, regala una Donna del lago di grande eleganza, cesellata nei dettagli dinamici. Carlo Lepore dà spessore teatrale a ogni intervento, vero animale da palcoscenico. Tra i giovani, Ruzil Gatin mostra una vocalità limpida e musicale, Caterina Piva convince per agilità e freschezza ed Eleonora Bellocci si distingue per naturalezza e intelligenza musicale.
Matteo Martari, voce narrante dell’intero viaggio, presta ai testi un’eleganza controllata, un ritmo interiore che alterna ironia e tensione drammatica. Purtroppo, l’acustica e l’impianto di amplificazione non rendono giustizia alla qualità del lavoro suo, di Mattioli e della stessa Gasdia, spesso coperti o penalizzati da un suono sbilanciato. È un peccato, perché la parola, in un progetto come questo, è parte integrante del tessuto musicale: necessaria come un respiro tra le note.

Nel complesso, però, la performance si impone per il suo tono di intelligenza e amore verso la tradizione, mai esibita come reliquia, ma esplorata come organismo ancora vivo. Pazzi per l’Opera riesce nell’intento di far convivere carattere formativo e spettacolo, senza cadere nell’enfasi né nell’accademia. La direzione di Lombardi, attenta ai dettagli e sensibile all’insieme, e la professionalità dei complessi areniani rendono omaggio alla grande scuola italiana con un linguaggio moderno, capace di parlare a tutti. Il finale, affidato al quartetto e coro di Fra quei soavi palpiti dal Tancredi di Rossini, suggella con eleganza un percorso che ha attraversato quattro secoli di storia musicale come in un unico, grande respiro. È un congedo lieve e luminoso, un gesto d’amore verso la voce umana: strumento di bellezza, di memoria, e ancora oggi, la più alta forma di libertà condivisa.







